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La studiosa Haneen Al-Amassi con un manoscritto danneggiato recuperato dalla biblioteca della Grande Moschea di Omari

Cortesia Unesco

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La studiosa Haneen Al-Amassi con un manoscritto danneggiato recuperato dalla biblioteca della Grande Moschea di Omari

Cortesia Unesco

Il Premio Unesco Jikji 2026 a due ricercatori di Gaza custodi del patrimonio culturale palestinese

Per la prima volta dalla sua nascita nel 2004, il premio, solitamente riservato a grandi istituzioni, viene assegnato a singoli professionisti, nella fattispecie per gli sforzi compiuti nel recupero, restauro e digitalizzazione di rari documenti e manoscritti

Antonello Ferrarini

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Un riconoscimento dal valore eccezionale e dal profondo significato simbolico premia il coraggio di chi ha scelto di tutelare la memoria storica e l’identità di un popolo nel mezzo del conflitto. Il direttore generale dell’Unesco, Khaled El-Enany, ha conferito lo Unesco/Jikji Memory of the World Prize 2026 allo storico Abdul Latif Hashim e alla ricercatrice e ingegnera Haneen Al-Amassi. Per la prima volta dalla sua nascita nel 2004, il premio, solitamente riservato a grandi istituzioni, viene assegnato a singoli professionisti.

La cerimonia di premiazione si è svolta il 4 settembre a Cheongju, in Corea del Sud. Ai due esperti palestinesi è stato riconosciuto un premio di 40mila dollari per gli sforzi compiuti nel recupero, restauro e digitalizzazione di rari documenti e manoscritti a Gaza.

Hashim e Al-Amassi sono stati scelti tra 58 candidature internazionali, il numero più alto mai registrato nella storia del riconoscimento. La giuria di esperti ha inteso premiare la creazione di una squadra di pronto intervento capace di estrarre testimonianze storiche inestimabili letteralmente da sotto i detriti.

Tra gli interventi più emblematici figura il recupero delle opere custodite nella biblioteca della Grande Moschea Omari, situata nel centro storico di Gaza e in gran parte distrutta nel dicembre 2023 dai bombardamenti israeliani. Dalle rovine della moschea e da altri siti storici, il team è riuscito a trarre in salvo e digitalizzare oltre 25mila pagine risalenti all’epoca mamelucca e ottomana. Tra i testi recuperati vi sono manoscritti coranici finemente decorati, trattati medici, testi giuridici e opere letterarie fondamentali per l’eredità culturale palestinese.

L’azione dei due studiosi ha combinato l’intervento d’urgenza a una visione di lungo periodo. Operando per l’Ong locale «Eyes on Heritage», sostenuta dall’International Council on Archives (Ica) e con il supporto dell’«Endangered Archives Programme» della British Library, la squadra ha creato a Gaza il primo laboratorio specializzato nel restauro dei manoscritti, rafforzando le competenze tecniche locali.

Mariya Gabriel, vicedirettrice generale dell’Unesco per la Comunicazione e l’Informazione, ha evidenziato come la giuria abbia voluto premiare sforzi straordinari compiuti in condizioni di estrema drammaticità. I due vincitori hanno ribadito il valore della loro missione: «I progetti dedicati alla protezione del patrimonio documentario sono tra i mezzi più vitali per salvaguardare l’identità e la memoria collettiva dei popoli».

La sfida per la protezione della storia di Gaza, però, non si ferma qui. Come sottolinea Jehad AbuHassan, coordinatore dell’Ong Première Urgence Internationale (Pui), moltissimi manoscritti rimangono tuttora esposti a gravi pericoli. Attraverso il programma Intiqal, Pui lavorerà al fianco di Eyes on Heritage per stabilizzare la struttura della biblioteca della Moschea Omari e mettere in atto misure di conservazione preventiva, per proteggere un patrimonio di valore universale.

Antonello Ferrarini, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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