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Giovanna Zanuso

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Il Pantheon di Panini al Poldi Pezzoli

Donato da Giovanna Zanuso, presidente della Fondazione Sacchetti, la grande tela di Gian Paolo Panini sarà il fulcro della collezione settecentesca riallestita nell’ala nuova del museo a Milano

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Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Fino a pochi giorni fa l’ipnotico «Interno del Pantheon» di Gian Paolo Panini era l’ospite d’onore della casa di Giovanna Zanuso, la presidente della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti, da lei istituita nel 2013 in memoria del marito, il marchese Giulio Sacchetti, scomparso tre anni prima. Dal prossimo settembre sarà il fulcro della collezione settecentesca del Museo Poldi Pezzoli di Milano, riallestita nell’ala nuova (da Lavinia Galli e Federica Manoli, del Museo, con Alessandro Morandotti) per dargli l’accoglienza che merita. Giovanna Zanuso, con la Fondazione (che sta per avviare il restauro della Ca’ d’Oro a Venezia), ha infatti voluto donare il dipinto alla casa-museo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, diretta da Alessandra Quarto, dove già aveva promosso con l’allora direttrice Annalisa Zanni il restauro della «Madonna con il Bambino» di Andrea Mantegna.

Quella di Panini è un’opera lungamente cercata dalla collezionista e mecenate: «Da tempo volevo un Panini, racconta, ma non un “Capriccio”. Cercavo un’architettura. Dieci anni fa lo dissi a uno storico dell’arte, che mi rispose “scordatelo, non ce ne sono sul mercato”. Invece sei mesi dopo, alla stessa domanda, un altro storico dell’arte rispose: “L’ho visto. È a Londra, da un famoso antiquario, e raffigura il Pantheon”. Ora, dopo essermelo goduto ogni giorno per dieci anni, desidero condividere queste emozioni anche con gli altri».

Lei, che con la sua Fondazione ha permesso il riallestimento di due sale della Pinacoteca di Brera e ha conservato al museo milanese la collezione Jesi (la stessa che dal 7 dicembre prossimo sarà coprotagonista, con la raccolta Vitali, a Palazzo Citterio, sede di «Brera Modern») che gli eredi minacciavano legittimamente di ritirare perché invisibile, conservata com’era nei depositi, ora ha scelto per questa donazione il Poldi Pezzoli (che presto dedicherà una mostra a Panini). Perché proprio il Poldi Pezzoli? «Per affetto. E perché questo museo è la sede ideale per un simile dipinto», risponde decisa. 

«Interno del Pantheon» (1743) di Gian Paolo Panini

Firmata e datata «Roma, 1743», in ottimo stato di conservazione e di elevata qualità pittorica, la grande tela (135,6x97,2 centimetri) è un altissimo esempio, come nota Marco Carminati nel presentarla, della migliore cultura del Grand Tour, di cui Gian Paolo Panini (Piacenza, 1691-Roma, 1765) fu un esponente di primo piano. Pittore, architetto, scenografo, arrivato a Roma verso i 20 anni e presto entrato nell’Accademia di San Luca, in quella pontificia dei Virtuosi del Pantheon e nell’Académie de France, era un artista ricercatissimo. Si specializzò nei «capricci» con architetture antiche e ruderi d’invenzione, ma anche in vedute, puntando soprattutto sugli interni, e quello del Pantheon (di cui eseguì alcune repliche, con varianti, per i molti pretendenti) fu uno dei più ammirati. E non certo per caso, perché quell’immagine forzata nella prospettiva per poter mostrare il più possibile della sua spettacolare architettura, risucchia vertiginosamente lo sguardo dell’osservatore verso l’oculo centrale della cupola (43 metri di diametro, in calcestruzzo, di dimensioni tuttora insuperate) da cui entra un fiotto circolare di luce che va a colpire, obliquamente, la trabeazione su cui è impostata la cupola, mentre di sotto, proprio come ora, i visitatori si perdono con il naso all’insù in quella meraviglia assoluta. In fondo, il gran portone si apre sul colonnato del pronao e poco oltre si intravede l’obelisco della piazza antistante.

Per l’occasione è stata ricostruita la storia collezionistica del dipinto, che ci porta nell’Inghilterra del Grand Tour. La più antica attestazione lo documenta nella collezione di un sacerdote anglicano, William Nelson, fratello dell’ammiraglio Horatio, il vincitore di Napoleone a Trafalgar. Morto lui, proprio in quella battaglia decisiva per la guerra, il sovrano beneficiò la famiglia di una Contea e l’oscuro sacerdote poté formare una collezione di tutto rispetto. Alla sua morte, nel 1835, la collezione andò all’asta e quest’opera fu acquisita da una nobile famiglia inglese che la portò nella sua residenza di campagna. Da cui non è più uscita fino agli inizi del nostro secolo, quando è giunta sul mercato.

Attuale allestimento della Collezione settecentesca del Museo Poldi Pezzoli di Milano

Ada Masoero, 14 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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Il Pantheon di Panini al Poldi Pezzoli | Ada Masoero

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