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Chiara Camoni e Cecilia Canziani a Venezia

Foto Camilla Maria Santini

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Chiara Camoni e Cecilia Canziani a Venezia

Foto Camilla Maria Santini

Il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026: la chiamata al raduno di Chiara Camoni

Le Tese dell’Arsenale ospiteranno una grande installazione articolata in due ambienti: un paesaggio scultoreo in ceramica e un’estensione dello studio dell’artista piacentina

Matteo Mottin

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È stato presentato oggi, martedì 10 marzo, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, il progetto del Padiglione Italia per la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, «Con te con tutto», dell’artista Chiara Camoni (Piacenza, 1974), con la curatela di Cecilia Canziani.

L’incontro è stato aperto dal ministro della Cultura Alessandro Giuli. Non presente di persona, ha inviato un video «dettato dal cuore e anche dalla testa», in cui ha detto di conoscere il lavoro di Camoni fin da prima che gli venisse sottoposta la terna dei candidati al Padiglione, apprezzando «la sua capacità di rendere presente l’antico ma soprattutto di antichizzare il presente attraverso citazioni delicate del mondo etrusco, che mi hanno fatto pensare a una sorta di materialismo magico». Giuli ha poi continuato: «L’arte è dal nostro punto di vista una delle migliori espressioni dell’identità plurale di un popolo, ed è libera quando è libero il governo che la mette in condizione di esprimersi. L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente». Il Ministro ha continuato ricordando la posizione critica del governo italiano rispetto alla riapertura del Padiglione della Russia: «Non si può dire lo stesso delle autocrazie che all’interno della Biennale di Venezia sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa, che verrà aperto contrariamente all’opinione del governo italiano che rappresento, per la libera autonoma scelta della Biennale di Venezia, che siamo tenuti a rispettare. Ne prendo atto. Ciò non di meno, metto agli atti il fatto che, per quanto mi riguarda, come Ministro della Cultura, ritengo che l’arte di una autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia un’arte dissidente rispetto a quella autocrazia. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica, quell’espressione artistica che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che da oltre quattro anni ne ha invaso i confini, le case, le famiglie, la libertà».

Il centro della conferenza stampa è stato però il racconto del progetto da parte della curatrice Cecilia Canziani. Visibilmente emozionata, Canziani ha spiegato come il Padiglione Italia nasca da un rapporto di lunga durata con l’artista: «Curare il padiglione del proprio Paese è una cosa importante, e poterlo fare con un’artista con la quale si è condiviso un lungo percorso di vita professionale e personale è ancora più bello». Il progetto nasce infatti da un sodalizio lungo oltre quindici anni tra artista e curatrice, e Canziani ha raccontato questa collaborazione come un processo di reciproca contaminazione.

Più che una mostra monografica, «Con te con tutto» si propone come un dispositivo relazionale costruito attorno alla pratica di Camoni, un progetto corale, una «chiamata al raduno», una festa in cui le opere diventano apparati di connessione e di conoscenza. «È una dichiarazione verso l’altro, ha spiegato l’artista durante la presentazione, non solo verso l’altro umano, ma verso tutto ciò che è altro da noi».

L’impianto espositivo occuperà le Tese dell’Arsenale con una grande installazione articolata in due ambienti, la più ampia mai realizzata dall’artista. Il primo spazio sarà abitato da una «bosco di figure», sculture di ceramica in scala umana, volte a instaurare un rapporto diretto con il corpo dello spettatore. Un paesaggio scultoreo costruito a partire dal gesto primordiale del modellare l’argilla. «Quando faccio un vaso, faccio il mondo intero», è una delle frasi di Camoni preferite da Canziani per descrivere la sua ricerca, una pratica che si radica in una dimensione arcaica e rituale del fare, ma che si apre allo stesso tempo alla scala monumentale dello spazio espositivo.

La seconda tesa si proporrà come una sorta di architettura orizzontale attraversabile, pensata come estensione dello studio dell’artista e luogo di incontro tra opere, oggetti e presenze in cui materiali naturali e tracce artificiali convivono in un paesaggio complesso. L’intento è di trasferire dentro un dispositivo istituzionale ciò che normalmente resta fuori dalla visibilità espositiva: il processo, la comunità, la dimensione affettiva del lavoro. Canziani lo ha descritto come il tentativo di «sovrapporre l’immagine dello studio a quella del padiglione». Lo studio dell’artista, ha spiegato la curatrice, è un luogo di lavoro condiviso in cui convivono collaboratori, amici, bambini e ospiti, uno spostamento che implica una ridefinizione dell’autorialità. Elemento centrale del progetto sarà infatti la dimensione collettiva del lavoro dell’artista, che si rifletterà nel Padiglione attraverso una serie di inviti e collaborazioni: tra queste, il progetto curatoriale «Dialoghi», curato da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, che vedrà interventi performativi della coreografa Anna Maria Ajmone, e un lavoro video della regista Alice Rohrwacher. All’interno della seconda tesa, Aspesi e Griccioli creeranno dialoghi tra le strutture di Chiara Camoni e le opere di altri artisti, tra cui Chandra Candiani, Felice Casorati, Gauri Gill, Alberto Martini, Fausto Melotti, Marisa Merz, Kazuko Miyamoto, Senga Nengudi, Medardo Rosso, Bettina Buck, Luca Bertolo, Lucia Leuci e Alessandra Spranzi, insieme a film, fotografie e manufatti.

Il public program sarà affidato ad Angelika Burtscher e Daniele Lupo di Lungomare, che si occuperà inoltre dell’identità visiva e dell’accessibilità del Padiglione (è la prima volta che un Padiglione Italia si concentra su questo aspetto). Il public program si articolerà in tre sezioni, che si svilupperanno da giugno a ottobre coinvolgendo realtà quali Accademia di Belle Arti di Venezia, Accademia di Belle Arti di Roma, Arcicoro del Circolo Arci Franca Trentin Baratto di Venezia, Università luav di Venezia, Microclima, Niche. Il catalogo sarà affidato a Nero Editions, casa editrice che nel 2017 pubblicò la prima monografica dedicata all’artista, che sarà già disponibile durante l’inaugurazione.

Ha chiuso la conferenza il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, che ha proposto una lettura poetica del progetto di Camoni ricorrendo alla parola dantesca «intuarsi», ovvero il riconoscersi nell’altro. Un concetto che, secondo Buttafuoco, trova una corrispondenza nel lavoro dell’artista, «lo scoprire il tu che Dante forgia nella esatta precisione di una parola che contiene il sé stessi, il sé, l’incontro, il darsi e quindi il costruire quel che in quella bellissima espressione di Camoni si fa un vaso per fare un mondo intero», restituendo una dimensione ancestrale e universale della pratica artistica.

Buttafuoco ha poi colto l’occasione per intervenire sulla completa assenza di artisti italiani nella mostra internazionale concepita dalla curatrice Koyo Kouoh, ricordando come la curatrice avesse in programma una serie di incontri con artisti italiani per presentare il progetto espositivo, incontri che non hanno potuto svolgersi a causa della sua improvvisa scomparsa. «Capisco la superficialità, capisco la velocità, capisco la voglia di riempire colonne e aprire polemiche sterili. Il motivo dell’assenza è solo questo».

Infine, in risposta alla dichiarazione iniziale di Giuli sulla partecipazione della Russia, ha ribadito l’autonomia della Biennale rispetto alle posizioni dei governi nazionali. La presenza dei padiglioni nazionali, ha spiegato, è regolata da accordi e procedure internazionali che garantiscono l’indipendenza dell’istituzione, «l’autonomia di una istituzione che da 130 anni, in una città speciale e particolare qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta tenute fuori dall’ingresso della Fondazione Biennale di Venezia».

Matteo Mottin, 10 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026: la chiamata al raduno di Chiara Camoni | Matteo Mottin

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