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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliIl 6 ottobre 2010 Francesca Thyssen-Bornemisza, che nel 2002 aveva creato TBA21 (Thyssen-Bornemisza Art Contemporary), presentò per la prima volta le sue opere in Spagna. Non fu a Madrid, nel museo che suo padre, il barone Heinrich, aveva fondato nel 1992, ma nelle Asturie nel periferico centro d’arte Laboral di Gijón. Sedici anni e molte conversazioni dopo, Francesca e Carmen «Tita» Cervera (la seconda moglie del barone, che lottò per portare la collezione a Madrid, la sua città natale, nonostante le offerte di Germania, Regno Unito e Stati Uniti) hanno finalmente trovato un accordo. Così 365 opere della collezione d’arte contemporanea di TBA21 permetteranno al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid di iniziare un nuovo capitolo e aprire una seconda sede dedicata al contemporaneo nel Palacio del Hielo y del Automóvil di Madrid, in calle Duque de Medinaceli, chiuso da 20 anni. La ristrutturazione costerà intorno ai 90 milioni di euro: all’inizio del 2027 verrà indetto un concorso internazionale di architettura e la riapertura dell’edificio è prevista per il 2031.
«Mio padre mi ha insegnato che una collezione non è una proprietà, ma una conversazione con il mondo, un bene che custodiamo per un breve periodo, ha spiegato Francesca Thyssen durante lo storico annuncio. La passione iniziò con il mio bisnonno, che visitò Rodin per commissionargli diverse sculture e tornò a casa con sette capolavori, sei dei quali si trovano ora in questo museo. Mio nonno, Heinrich, costruì la galleria di Villa Favorita, in Svizzera (a Castagnola, sulle sponde del Lago di Lugano, Ndr), per ospitare la sua straordinaria collezione di maestri antichi. Alla sua morte, mio padre continuò il suo impegno. In piena Guerra Fredda organizzò uno scambio di mostre tra la sua collezione privata e le collezioni statali sovietiche, in un atto di diplomazia culturale rivoluzionario che trascendeva ogni confine».
Oggi la collezionista ha donato 186 opere, per un valore di 16 milioni di euro senza nessuna contropartita economica o di altro genere, e ne ha prestate 179, valutate oltre 10 milioni di euro. «La collezione del Museo abbraccia sette secoli ed è una testimonianza di come l'Occidente un tempo percepiva il mondo. TBA21 è una testimonianza viva di come il mondo vede sé stesso oggi, attraverso il pensiero ecologico, la conoscenza degli oceani, le cosmologie indigene e le ecologie politiche. Con questa donazione, entrambe le eredità faranno parte della stessa istituzione. Non le vedo, però, fuse in un’unica cronologia uniforme: preferisco che si mantengano in tensione reciproca», ha continuato la collezionista rivolgendo anche un ringraziamento speciale a Tita, «che ha dedicato gran parte della sua vita a questo museo e senza la quale nessuno di noi sarebbe qui oggi».
Costruita in oltre vent’anni da Francesca Thyssen-Bornemisza, attraverso la sua Fondazione TBA21, questa collezione riunisce capolavori dell’arte contemporanea internazionale ed è riconosciuta in tutto il mondo per la sua qualità e per il suo ruolo pionieristico nell’affrontare le crisi ecologiche e la trasformazione sociale attraverso l’arte. La sua struttura, basata sulla collaborazione diretta con gli artisti attraverso incarichi curatoriali di ampio respiro e mostre di livello museale, la distingue dalla maggior parte delle altre collezioni private. «La collaborazione tra il Museo Thyssen e TBA21, iniziata nel 2018, ha rivitalizzato la programmazione del Museo, ampliandone e rinnovandone il pubblico», ha assicurato Francesca Thyssen.
Considerando il prestito a lungo termine e senza interessi di opere storiche che la collezionista ha già concesso al museo, per un valore di circa 70 milioni di euro, l’impegno complessivo della filantropa nei confronti dello Stato spagnolo ammonta a quasi 100 milioni di euro. Il nuovo centro sarà concepito come un punto d’incontro tra arte, ecologia e partecipazione civica, «con la volontà di ampliare il canone con artisti provenienti dal Sud globale, creatori indigeni e voci storicamente escluse dalle narrazioni europee» ha sottolineato la collezionista che accoglierà nella nuova sede il Centro Memoriale delle Vittime del Terrorismo.
Francesca Thyssen-Bornemisza alla mostra «Terraphilia». © Francis Tsang
Roberta Bosco
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