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Una veduta della mostra alla Colección Banco Santander Faro Santander

Foto Belén de Benito

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Una veduta della mostra alla Colección Banco Santander Faro Santander

Foto Belén de Benito

Apre Faro Santander: uno straordinario insieme di capolavori illumina gli spazi di un’antica banca

Il Re Felipe VI inaugura il nuovo centro culturale progettato da David Chipperfield e voluto da Ana Botin, presidentessa del Banco Santander

Roberta Bosco

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Sarà Santander la nuova Bilbao? La famiglia Botín è decisa a convertire il capoluogo della Cantabria in uno dei punti nevralgici della cultura spagnola e a farla entrare nel circuito internazionale delle città d’arte. Dopo il Centro Botín disegnato da Renzo Piano, aperto nel 2017, adesso è la volta del Faro Santander, il nuovo centro culturale firmato dall’architetto David Chipperfield, Premio Prizker 2023, che ha inaugurato oggi, 7 settembre, Ana Botín, in presenza del re Felipe VI accompagnato dalla sindaca di Santander, Gema Igual, la presidentessa della Cantabria, il ministro dell’industria e del Turismo Jordi Hereu e numerose personalità. I due centri sono destinati a formare uno straordinario triangolo d’arte insieme all’Archivio Lafuente, proprietà del Museo Nazionale Reina Sofía di Madrid, che inaugurerà nel 2028 e sarà la prima succursale della nave ammiraglia dell’arte contemporanea spagnola fuori dalla Capitale.

«Faro Santander rappresenta la celebrazione della trasformazione di una città che ha raggiunto un livello di densità culturale tale da posizionarsi tra i centri più dinamici della Spagna settentrionale. Il centro nasce con l’obiettivo di contribuire a questo tessuto culturale preesistente, aprendo una finestra in cui convivono l’eccellenza internazionale e la creatività locale. Il nostro impegno è quello di renderlo uno spazio aperto e vibrante per il pensiero, la creazione e la fruizione culturale», sottolinea Daniel Vega Pérez de Arlucea, che dopo aver ricoperto diverse cariche nel Museo Guggenheim di Bilbao per 25 anni, è stato incaricato di dirigere Faro Santander. Il neodirettore ha dichiarato che «Faro avrà un impatto innegabile sulla città e prevede un’affluenza di 200mila visitatori annuali», ma ha sottolineato che il suo obbiettivo e la sua programmazione sono completamente diverse da quelle del Guggenheim di Bilbao. «Innanzitutto Faro dedicherà sempre il quarto piano alla collezione della Banca Santander, una raccolta degna di un museo di Belle Arti con più di 1.200 pitture e sculture di grandi maestri come Goya, Velázquez, Picasso, Tiziano, Greco, Barceló, Tàpies e un lungo eccetera. L’intenzione è quella di mostrare la collezione nel modo più dinamico possibile», ha puntualizzato Vega.

Se Renzo Piano ha creato un edificio iconico (che piaccia o no è indimenticabile), la sobria e minimalista ristrutturazione di Chipperfield, si fonde armoniosamente e quasi silenziosamente con lo storico edificio Pereda dotandolo di oltre 10mila metri quadrati di spazio utilizzabile, distribuiti su dieci livelli, di cui circa 3mila metri quadrati sono dedicati a spazi espositivi su cinque piani. Il centro offre un curioso effetto visivo: da fuori sembra gigantesco, al punto da far sembrare piccolo il Centro Botín, ma all’interno la percezione si capovolge e sembrano molto più spaziose le sale progettate da Renzo Piano che quelle di Chipperfield. L’imponente edificio storico, che risale alla fine del Settecento ed è stato ampliato nei secoli successivi, si distingue per la doppia facciata neoclassica collegata da un grande arco centrale, che di fatto riduce lo spazio interno. La principale impronta del grande architetto britannico, che ha da molti anni una casa nella vicina Galizia e uno studio a Santiago di Compostela, è la magnifica scala elicoidale, totalmente instagrammabile, che dalla hall conduce al primo spazio espositivo Marisma, dedicato agli artisti della Cantabria.

«Il progetto completato, insieme al restauro del vicino edificio di Calle Hernán Cortés, realizzato dai nostri colleghi Antonio Cruz e Antonio Ortiz, testimonia l’impegno della banca nei confronti della città ed è un esempio di come il settore privato possa dare un contributo significativo al bene comune. L’edificio Pereda è una presenza familiare. È sempre stato un’immagine emblematica di stabilità, a testimonianza dello status e dell’importanza della famiglia Botín e il Banco Santander. Il desiderio di aprire l’edificio come spazio pubblico per mostre ed eventi ha rappresentato una sfida perché la struttura storica che, in quanto banca, trasmetteva sicurezza e privacy, con le sue molteplici stanze, i vari livelli e gli strati di storia accumulati non si adattava affatto alla funzione museale», ha spiegato Chipperfield, sottolineando che la sfida di creare spazi espositivi con standard internazionali, entro i vincoli esistenti, era significativa. «Questa sfida era accentuata dal fatto che quello che dall’esterno appare come un unico edificio in realtà sono due, successivamente uniti dal grande arco che è diventato l’elemento architettonico distintivo», ha dichiarato l’architetto, assicurando che l’accessibilità era totalmente assente nello spazio originale. «L’arco guida il percordo all’interno, mentre la scala centrale crea un percorso suggestivo attraverso le principali sale espositive al secondo, terzo e quarto piano, che culmina sul tetto con la caffetteria e le terrazze che offrono ai visitatori una vista mozzafiato sulla città e sulla Baia di Santander», ha concluso.

La padrona di casa, Ana Botín, ha cominciato ricordando la storia dell’edificio la cui costruzione fu avviata nel 1795. Dapprima hotel e poi club de regata, nel 1923 il nonno Botín lo convertì in sede della banca famigliare, unì le due costruzioni attraverso l’arco e lo decorò con quattro statue femminili che rappresentano la navigazione, il commercio, la cultura e l’arte. Ana Botín non ha avuto alcun timore a pubblicizzare Santander OpenBank, la nuova piattaforma digitale della banca che attualmente ha 182 milioni di clienti ed aspira a raggiungere i 500 milioni. «Faro rappresenta il futuro del museo e OpenBank, quello della banca» ha affermato Botín.

La presidentessa del Santander ha inoltre sottolineato il recupero da una cantina di Chicago di «Villa Pilar», l’opera che Leonora Carrington realizzò nell’anno di terrore che trascorse nella clinica del dottor Morales che la «curò» a colpi di elettroshock fino a quando non riuscì a fuggire in Messico. Di sicuro si sa solo che nella fuga non portò nulla di quello che poteva ricordarle il suo soggiorno, alcuni dicono che regalò il quadro a Morales per riconoscenza, altri che lo usò per pagare i debiti e altri ancora che semplicemente lo abbandonò. Attorno a Leonora Carrington l’istituzione ha organizzata una mostra, la più affasciante del programma inaugurale che si completa con una rassegna dedicata alla Collezione Gelman (a cura di Marisol Arguelles, direttrice del Museo d’arte moderna di Città del Messico) che con oltre cento opere è una delle raccolte private d’arte moderna messicana del ’900 più importanti al mondo. Il fondo, creato da Jacques e Natasha Gelman vanta una serie eccezionale di autoritratti di Frida Kahlo, opere di Diego Rivera, del grande fotografo Manuel Alvarez Bravo e dei migliori artisti e muralisti messicani del Novecento. Nel 2023 la collezione fu acquistata dalla famiglia Zambrano, magnati del cemento e l’accordo di questi con il Banco Santander ha generato molte polemiche sulla connivenza tra arte e politica.

La visita inaugurale si completa con la prima selezione, a cura della storica dell’arte María Dolores Jiménez Blanco, dei capolavori della collezione del Santander che si apre con un insieme di sculture di Juan Muñoz, un gigantesco Rubens e l’ultima acquisizione: una deliziosa opera di Maria Blanchard. Spiccano due splendide pitture di El Greco, un Canaletto e una tavola di Lucas Cranach il vecchio «La Predicazione» del 1540, ma mancano i Picasso, i Barceló e anche il Goya, riprodotto nell’aeroporto a modo di benvenuto, che si potranno vedere solo a partire dal 17 settembre. Il percorso espositivo si completa con il Cubo, uno spazio che sarà dedicato all’arte vincolata alle nuove tecnologie e Llamita, un grande spazio dedicato ai bambini. Da domani 8 settembre fino al 17, l’entrata è gratuita.

Roberta Bosco, 07 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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