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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliLo scorso 26 agosto il Museo Arqueólogico José María Soler di Villena (Muvi) si è svegliato con le vetrine vuote e il nastro della polizia a sigillare l’ingresso. Sembrava il set di un film d’azione, ma non lo era. Verso le cinque e venti del mattino un gruppo di ladri ha forzato una delle finestre laterali dell’edificio ed è riuscito a impossessarsi del Tesoro di Villena, uno dei ritrovamenti di oreficeria preistorica più rilevanti dell’intero continente europeo. Secondo le prime ricostruzioni diffuse dagli inquirenti, l’operazione sarebbe durata non più di quattro minuti: i malviventi avrebbero sfruttato come diversivo un falso allarme scattato poco prima in un impianto sportivo della città, che avrebbe distratto momentaneamente le forze dell’ordine locali, per poi agire indisturbati nel museo. Le indagini, condotte congiuntamente dalla Guardia Civile e dalla Polizia Giudiziaria, ipotizzano il coinvolgimento di più veicoli e di professionisti esperti, senza escludere una possibile connessione con i furti recenti avvenuti in altri musei spagnoli. Il colpo al Museo Archeologico di Villena è infatti il terzo furto lampo di reperti in oro avvenuto in Spagna in soli quattro mesi, con modalità quasi identiche.
Nel Museo Provinciale di Albacete, preso di mira da ladri professionisti la notte del 27 luglio, è stato trafugato un insieme di monete del XIX secolo in soli due minuti.
Il Museo Archeologico Provinciale di Badajoz fu colpito da un furto analogo la notte del 24 aprile, con un bottino di 150 monete d’oro.
Questi colpi condividono diverse analogie: la durata lampo, l’azione notturna in date di luna quasi piena e una pianificazione mirata. Purtroppo, tutto lascia pensare che questi gioielli siano destinati a scomparire, fusi, dato che il modus operandi indica come obiettivo l’oro in sé e non il valore archeologico dei pezzi, mentre le indagini sembrano escludere che si tratti di furti su commissione per conto di qualche collezionista. Lo dimostra il fatto che i ladri abbiano lasciato sul posto elementi anche più preziosi, però di oreficeria o argento: è il caso di un bracciale di ferro fabbricato con il minerale di un meteorite. Questo pezzo è considerato dagli esperti come uno dei più importanti elementi del tesoro dell’Età del Bronzo (2200-750 a.C.) del Museo di Villena.
«Sono i primi oggetti rinvenuti nella penisola iberica fabbricati con ferro proveniente dall’esterno del pianeta Terra», si legge nel rapporto «Meteoritic iron in the Villena Treasure?», firmato da Salvador Rovira-Llorens, Martina Renzi e Ignacio Montero-Ruiz, ricercatori rispettivamente del Museo Archeologico Nazionale, della Diriyah Gate Development Authority (Arabia Saudita) e dell’Istituto di Storia del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (Csic). Gli specialisti lo considerano il secondo complesso di vasellame aureo più importante d’Europa, superato soltanto dai corredi delle tombe reali di Micene, in Grecia.
La tragedia, tuttavia, non ha colto di sorpresa gli analisti di sicurezza dell’Unione Europea. Solo tre giorni prima del furto, il 24 agosto, l’Europol aveva pubblicato un durissimo rapporto d’intelligence intitolato «Changing tactics, changing targets: the evolving nature of museum heists». Il documento, partendo da casi simili come il furto al Louvre del 19 ottobre 2025, metteva in guardia sulla nascita di questa nuova ondata di colpi ultraveloci e violenti nel continente, che ben poco hanno a che vedere con le fortunate serie televisive. Sembra he il governo non abbia avvisato chi di dovere del rapporto e per questo l’Associazione per la Difesa dello Stato di Diritto e la Lotta alla Corruzione (Aded) ha portato in tribunale il furto, presentando una denuncia penale al tribunale municipale contro il sindaco, il socialista Fulgencio Cerdán e altre autorità locali per un presunto reato di omissione contro il patrimonio storico. Il punto critico della denuncia riguarda il mantenimento di una mostra permanente con pezzi originali di un bene culturale «unico in Europa», senza sorveglianza umana durante l’orario di chiusura.
Fino al 2024 il pubblico di Villena aveva potuto ammirare soltanto una replica del tesoro. I pezzi originali della collezione furono esposti pubblicamente solo a partire da quell’anno, in coincidenza con l’inaugurazione della nuova sede del Muvi, per la quale erano stati investiti 4 milioni di euro destinati alla ristrutturazione e alla progettazione di un sistema di sicurezza dotato di una cassaforte blindata di 75 metri cubi di volume e tre metri di altezza, oltre a un muro di contenimento, lastre d’acciaio di sei millimetri e vetri blindati in tutte le vetrate esterne. La struttura è protetta da cinque sistemi d’allarme differenziati, organizzati in cerchi concentrici, e da telecamere di videosorveglianza con visione notturna, e aveva superato con successo due recenti audit di sicurezza. Evidentemente gli assalitori conoscevano perfettamente a cosa andavano incontro, per riuscire a portare a termine un attacco così complesso in soli quattro minuti.
Il Tesoro di Villena fu scoperto nel dicembre del 1963 dall’archeologo José María Soler, dopo che un operaio edile aveva rinvenuto per caso un bracciale dorato tra la terra estratta durante alcuni lavori stradali, scambiandolo inizialmente per un semplice pezzo di motore di camion. Il ritrovamento diede inizio a una serie di campagne di scavo nel letto di un torrente che portarono alla luce un insieme di 59 pezzi in oro, argento, ferro e ambra, per un peso complessivo di quasi dieci chilogrammi. In totale 11 ciotole, 28 bracciali, 3 bottiglie d’oro, altre in argento, e pezzi misti che testimoniano una straordinaria abilità metallurgica risalente a circa il 1000 a.C.
Roberta Bosco
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