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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliNel 2025 i visitatori che hanno varcato, gratuitamente, la soglia del Museo Nazionale della Corea (Nmk) a Seul, sono stati la bellezza di 6,5 milioni. Un record per l’istituzione della capitale coreana, che diventa così il quarto museo più visitato al mondo dopo il Louvre, i Musei Vaticani e il British Museum. Un successo che gli stessi coreani attribuiscono, in parte, al soft power di serie e film di animazione di successo, come il fenomeno planetario «KPop Demon Hunters» (2025), trasmesso su Netflix, in cui sono presenti numerosi riferimenti ai simboli tradizionali coreani, e in generale al crescente interesse, in patria e all’estero, per il patrimonio culturale del «Paese del calmo mattino». Il museo, fondato nel 1945, dopo l’indipendenza dal Giappone, con le collezioni dell’imperatore Sunjong, dal 2005 ha sede in una modernissima struttura nel parco Yongsan: con i suoi oltre 130mila mq è il più grande della Corea e uno dei più grandi al mondo e custodisce oltre 220mila opere d’arte e reperti archeologici, dal Paleolitico all'età moderna, 13mila dei quali inseriti nel percorso di visita.
Per affrontare il congestionamento il museo prevede di lanciare entro dicembre un sistema di gestione delle relazioni con i clienti (Crm) che in tempo reale raccoglierà dati sulle presenze, sul comportamento dei visitatori e sulle entrate. Sulla base di questa piattaforma integrata, l'obiettivo è di introdurre nella prima metà del 2027 un sistema di prenotazione online anticipata, gettando le basi per la possibile introduzione di un biglietto d'ingresso (al momento in vigore solo in occasione di alcune mostre). «Una volta che il sistema sarà operativo, ci consentirà di simulare diversi scenari relativi all'ingresso a pagamento, ha dichiarato martedì scorso il direttore generale You Hong-june, durante una conferenza stampa in cui ha illustrato la strategia annuale e i piani espositivi del museo. Non abbiamo alcuna intenzione di introdurre un biglietto d'ingresso semplicemente per limitare il numero di visitatori. Detto questo, è vero che i visitatori che pagano tendono a interagire con le mostre in modo più attento rispetto a quelli che entrano gratuitamente». Qualsiasi cambiamento verso l'ingresso a pagamento, ha aggiunto il direttore, si concentrerà sul miglioramento dell’esperienza di visita anziché sulla limitazione dell’accesso.
Come sottolinea il quotidiano «Korea Times», il percorso non è privo di ostacoli. Secondo l'attuale sistema, infatti, i biglietti d'ingresso raccolti dai musei statali vengono restituiti al tesoro dello Stato, il che significa che i musei non possono reinvestire direttamente i ricavi dei biglietti nell'assunzione di personale aggiuntivo o nel potenziamento delle strutture di conservazione e restauro delle opere. Affinché l'ingresso a pagamento si traduca in un servizio migliore, questa l’opinione degli esperti, sarebbe necessario innanzitutto istituire un quadro giuridico che consenta ai musei di trattenere e reinvestire i proventi dei biglietti d’ingresso, insieme a un sistema di reinvestimento trasparente.
Nel frattempo, in attesa di portare a compimento provvedimenti di ampio respiro, per ridurre le code ed evitare il sovraffollamento delle sale dal 16 marzo il Nnk anticiperà l'apertura di 30 minuti (alle 9.30 anziché alle 10) e modificherà il calendario annuale chiudendo anche il primo lunedì di marzo, giugno, settembre e dicembre (oltre che il 1° gennaio, per il Capodanno lunare e il Chuseok, la festa del raccolto, quest’anno il 25 settembre).
La programmazione espositiva del 2026 è imperniata soprattutto sulle tradizioni coreane, con un grande focus, in estate, sulle origini e l’evoluzione della cultura gastronomica locale, che attraverso reperti storici e dipinti di genere metterà in luce le origini della cucina coreana in un contesto di crescente interesse globale per il K-food (la mostra è attesa da luglio e il titolo, provvisorio, è «Dai pasti quotidiani alla cucina reale»).
Già dal 12 febbraio, invece, lungo il corridoio principale del Nmk sarà visibile la monumentale riproduzione, realizzata in scala reale utilizzando immagini ad alta risoluzione, della «Daedongyeojido», la mappa storica della penisola coreana creata nel 1861 dal cartografo Kim Jeong-ho.
Sul fronte delle collaborazioni internazionali è invece attesa per fine anno la grande mostra su «Maria Antonietta», realizzata in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra, dov’è attualmente in corso fino al 22 marzo.
la Pagoda a dieci piani di Gyeongcheonsa è uno dei tesori nazionali della Corea. Foto Korea Tourism Organization
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Architetto, fotografo, docente, artista, allestitore di mostre e storico collaboratore dalla Capitale del nostro giornale, dove per anni ha firmato la «Lettera da Roma»



