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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliGli ultimi mesi sono stati quantomeno turbolenti per il Philadelphia Museum of Art. Anzi, per il Philadelphia Art Museum. Anzi, no: per il Philadelphia Museum of Art. A causa del criticatissimo «rebranding» del museo, costato 250mila dollari e annunciato lo scorso ottobre, l’allora direttrice ed amministratrice delegata Alexandra (Sasha) Suda era stata silurata e sostituita a novembre da Daniel Weiss.
Ieri il Consiglio di amministrazione del venerabile museo di Filadelfia (fondato nel 1876 come Pennsylvania Museum and School of Industrial Art) ha fatto un mezzo passo indietro, ripristinando il vecchio nome ma mantenendo alcuni elementi e il logo con il grifone, progettato dallo studio newyorkese Gretel, che riprende il simbolo storico del museo. La decisione accoglie le raccomandazioni di una task force interdisciplinare che ha condotto sondaggi tra il personale, gli amministratori e la comunità locale. «Una parte essenziale della gestione del marchio è innovare, ma anche ascoltare, ha dichiarato Weiss in un comunicato. Il nuovo logo, con il grifone, è un approccio audace ma storico che ci rincuora vedere accolto dal pubblico. Il ritorno al nome amato dal personale, dai membri del Consiglio di amministrazione e dai soci è un gesto importante. Ora abbiamo un sistema che tutta la nostra comunità può sostenere, così possiamo dedicarci alle importanti opportunità della nostra missione».
Gli aggiornamenti del marchio saranno implementati gradualmente nelle prossime settimane. Il nuovo logo con il grifone riporterà il nome Philadelphia Museum of Art, che apparirà anche sul marchio aggiornato. L’uso dell’acronimo PhAM (così come il visitpham utilizzato per l’account Instagram) sarà interrotto. L’url del sito web del museo, gli indirizzi e-mail e i canali dei social media torneranno a essere «philamuseum».
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Architetto, fotografo, docente, artista, allestitore di mostre e storico collaboratore dalla Capitale del nostro giornale, dove per anni ha firmato la «Lettera da Roma»



