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Il manoscritto di «Forse che sì forse che no» di Gabriele D’Annunzio pubblicato nel 1910

Courtesy di Ministero della Cultura

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Il manoscritto di «Forse che sì forse che no» di Gabriele D’Annunzio pubblicato nel 1910

Courtesy di Ministero della Cultura

Il MiC acquisisce il manoscritto del romanzo che Gabriele d’Annunzio considerava il vertice della propria produzione letteraria

Il manoscritto autografo di «Forse che sì forse che no» entra nel patrimonio dello Stato. L’acquisto del documento è stato effettuato dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali nell’ambito dell’asta online di Christie’s «Livres rares et Manuscrits»

Samantha De Martin

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«Il manoscritto autografo di "Forse che sì forse che no" è una nuova, preziosa testimonianza della nostra storia letteraria che entra nel patrimonio dello Stato. Tra le sue pagine riconosciamo il lavoro, la ricerca e la straordinaria forza creativa di Gabriele d’Annunzio. Il Ministero della Cultura prosegue il proprio impegno per restituire alla collettività testimonianze fondamentali della nostra storia». Così il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha annunciato l’acquisto del prezioso documento effettuato oggi dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali diretta da Paola Passarelli, nell’ambito dell’asta online di Christie’s «Livres rares et Manuscrits». Redatto tra agosto e dicembre 1909, l’autografo - che il MiC si è aggiudicato per 75.000 euro, per un importo complessivo di 96.000 euro, comprensivo di tasse e diritti d’asta - è vergato a inchiostro nero e rosso su carta filigranata, mentre, sulla prima carta, presenta la firma del Vate. Saltano all’occhio numerose correzioni, cancellature, annotazioni e integrazioni che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di elaborazione del romanzo, pubblicato nel 1910. Pur risultando mancante il foglio numerato 488, il testo è completo. D’Annunzio trasmise progressivamente le carte alla cantante e traduttrice russa naturalizzata francese Nathalie de Goloubeff, conosciuta come Donatella Cross, che ne curò la traduzione francese, pubblicata nel 1910. Le vicende storiche vedono il manoscritto passare successivamente alla Libreria Meynial prima di essere acquistato, nel 1924, dal mercante e collezionista d’arte René Gimpel. A suggerire il titolo allo scrittore fu il celebre motto presente nel soffitto ligneo della Stanza del Labirinto all'interno dell'Appartamento Ducale (Domus Nova) del Palazzo Ducale di Mantova, che tanto affascinò il poeta durante una sua visita nel 1907.

Ambientato nel mondo dell'aviazione, che in quegli anni muoveva i primi passi, il romanzo segue lo sviluppo di passioni che legano e dividono cinque personaggi borghesi, fatalmente destinate a lasciare una scia di dolore e morte. Le vicende amorose si intrecciano con due gare aeree, mentre da un passo del romanzo ha avuto origine l'espressione «Piazza dei Miracoli», con cui è universalmente conosciuta la Piazza del Duomo di Pisa. «L’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli» scriveva il Vate nel suo romanzo, sintetizzando lo stupore e l’ammirazione che da secoli coglie chi visita la Piazza del Duomo di Pisa, con la Cattedrale, la Torre, il Battistero e il Camposanto. Come racconta Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, «Dopo essere passato dalla Francia attraverso diverse collezioni private, "Forse che sì forse che no", il romanzo che Gabriele d’Annunzio considerava il vertice della propria produzione letteraria, è finalmente tornato in Italia. Composto da 913 fogli risalenti al 1909, questo straordinario documento è riapparso oggi sul mercato internazionale ed è stato recuperato grazie a un’importante operazione culturale». L’auspicio dello storico è che «il Ministero voglia affidare il manoscritto al Vittoriale, perché possa essere studiato e pubblicato in un’edizione critica e filologica nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio, che la Fondazione cura e pubblica. Sarebbe un risultato importante: non soltanto riportare in Italia un prezioso documento della nostra storia letteraria, ma restituirlo alla comunità scientifica e al pubblico, rendendolo parte viva del patrimonio dannunziano custodito e valorizzato dal Vittoriale».

Samantha De Martin, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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