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Cecilia Alemani

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Cecilia Alemani

Il Max Mara Art Prize for Women si apre al mondo e riparte con Cecilia Alemani

Giunto alla sua decima edizione, il Premio, istituito nel 2005 grazie alla collaborazione tra Max Mara, la Collezione Maramotti e la Whitechapel Gallery di Londra, diventa nomadico. Per l’avvio di questa nuova fase è stata scelta la curatrice italiana, che ha deciso di collaborare con l’indonesiano Museum Macan

Cecilia Paccagnella

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«Nel 2005 Max Mara istituì il Max Mara Art Prize for Women in spirito di continuità con i propri valori fondanti: sostenere le donne e il loro processo di emancipazione, ricorda il presidente del Gruppo, Luigi Maramotti. Sviluppare un premio che consentisse alle artiste di esprimere appieno le proprie potenzialità è stato, allora, un atto pioneristico. Ciò è avvenuto offrendo l’opportunità per una crescita tecnico-artistica, umana e culturale con modalità del tutto originali».

Il triangolo formato dal brand di lusso Max Mara, dalla Collezione Maramotti e dalla Whitechapel Gallery di Londra per vent’anni ha sostenuto la scena artistica britannica al femminile e si è posto come trampolino di lancio per la carriera di tutte le artiste emergenti e mid-career che hanno partecipato al Premio.

Giunto alla decima edizione, però, il Max Mara Art Prize for Women cambia pelle e si apre al mondo, mantenendo inalterati i propri obiettivi: «Intrecciare connessioni con altri paesi, con realtà culturali ed esperienze artistiche diverse rappresenta un ulteriore, appassionante tassello e si integra con coerenza nella missione della Collezione Maramotti. (…) Siamo entusiasti di poter contribuire, soprattutto attraverso la costruzione del programma di residenza e l’accompagnamento dedicato durante l’esperienza in Italia, alla crescita di nuove talentuose artiste della scena globale», spiega Sara Piccinini, direttrice della Collezione.

La curatela, nonché l’avvio della nuova fase (2025-27), è stata affidata a Cecilia Alemani, direttrice a capo della High Line Art di New York e curatrice della 59ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che ha individuato nell’indonesiano Museum Macan-Museum of Modern and Contemporary Art in Nusantara, a Giacarta, il partner ideale. «Con il suo nuovo corso globale e itinerante, il Premio si evolve in un vero e proprio strumento di diplomazia culturale e dialogo internazionale, ha dichiarato. Aprire questa decima edizione al mondo, e in particolare all’Indonesia e al Macan, non è solo un’espansione geografica, ma una chiara presa di posizione: l'innovazione artistica oggi non è più un monopolio occidentale». 

L’entusiasmo e la gratitudine della direttrice dell’istituzione indonesiana, Venus Lau, sono inequivocabili: «Questo Premio offre una residenza di sei mesi nell’ambiente artistico italiano, consentendo una ricerca approfondita, l’espansione delle relazioni e l’adozione di metodi di lavoro che potrebbero non essere ancora comuni a livello locale. Il suo impatto si estende non solo all’artista selezionata, ma anche al più ampio ecosistema artistico indonesiano, che continua a rafforzare il proprio supporto per le artiste. Questo premio incoraggia nuove conversazioni su rappresentazione, uguaglianze e prospettive, posizionando le pratiche delle artiste indonesiane all’interno di un dialogo globale più equo».

La giuria, presieduta da Alemani, sarà composta da Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo.

Cecilia Paccagnella, 22 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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