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MF Husain, «Birds in a tree», 1973, Collection: Kiran Nadar Museum of Art (KNMA)

Courtesy of KNMA

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MF Husain, «Birds in a tree», 1973, Collection: Kiran Nadar Museum of Art (KNMA)

Courtesy of KNMA

Il KNMA porta da Christie’s una nuova geografia dell’arte contemporanea

Con «The Meeting Ground», il Kiran Nadar Museum of Art debutta nella storica sede di King Street trasformando l’estate londinese in un laboratorio di memorie, diaspora e pratiche artistiche sudasiatiche contemporanee

Camilla Sordi

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Quest'estate Christie's aprirà le porte della sua storica sede londinese di King Street a una delle più importanti istituzioni artistiche dell’Asia meridionale: il Kiran Nadar Museum of Art. Dal 16 luglio al 21 agosto, la capitale britannica ospiterà infatti «The Meeting Ground: Scenes from the KNMA Collection», una grande mostra istituzionale che promette di ridefinire il dialogo internazionale sull’arte sudasiatica moderna e contemporanea. Attraverso opere storiche, installazioni contemporanee, pratiche indigene e linguaggi sperimentali, il progetto costruisce un ponte tra memorie, territori e identità in continuo movimento. Fondata nel 2010 dalla collezionista e mecenate Kiran Nadar, KNMA è stata la prima istituzione privata indiana dedicata all’arte moderna e contemporanea del subcontinente. In appena quindici anni, il museo ha costruito una collezione di oltre 16mila opere, diventando un punto di riferimento internazionale per la ricerca e la valorizzazione delle pratiche artistiche sudasiatiche. La mostra londinese arriva in un momento importante perchè il KNMA sta realizzando un nuovo gigantesco complesso museale a New Delhi, destinato a diventare il più grande spazio culturale multidisciplinare dell’India, con oltre un milione di piedi quadrati dedicati ad arti visive, performance, archivi, educazione e ricerca. Secondo Kiran Nadar, questa apertura internazionale rappresenta una parte fondamentale della missione del museo: «Fin dalla sua fondazione, KNMA si è impegnato a collocare le pratiche artistiche sudasiatiche all’interno di conversazioni internazionali più ampie. The Meeting Ground riflette la profondità della collezione e il ruolo in evoluzione del museo come istituzione culturale multidisciplinare capace di dialogare con il mondo partendo dal Sud Asia». Si tratta della prima volta che la celebre casa d’aste dedica il proprio programma espositivo estivo a una singola istituzione museale e, soprattutto, al panorama artistico del Sud Asia. Anthea Peers, presidente EMEA di Christie’s, ha definito la collaborazione «un progetto storico» per la sede londinese sottolineando il ruolo centrale di KNMA nello sviluppo e nella diffusione internazionale dell’arte moderna e contemporanea sudasiatica. 

Gauri Gill and Rajesh C. Vangad, «Factory and River II» (From the series Fields of Sight), 2014-2016. Collection: Kiran Nadar Museum of Art (KNMA). Courtesy Gauri Gill, Rajesh C. Vangad and KNMA

Neha Choksi, «Iceboat», 2013. Credits: Camera: Prasann Jain, Hiroo Keswani, Malay Kumar Ray, Madhusudan Shi, Vikram Kumar Amladi (underwater) | Editor: Arindam Ghatak | Assistant Editor: Neha Choksi | Sound Design: Neha Choksi | Costume: Suzie Vickery | Thanks to the Shroff Family for the location at Lake Pawna

Tra memoria e identità migranti, il percorso, curato da Akansha Rastogi insieme a Preeti Bahadur, Avijna Bhattacharya, Premjish Achari e Srinivas Aditya Mopidevi, prende avvio dai grandi maestri del modernismo indiano del secondo dopoguerra, tra cui M.F. Husain, S.H. Raza, Jeram Patel, K.G. Subramanyan e K. Ramanujam. Le loro opere raccontano il tentativo di costruire un linguaggio moderno autonomo, capace di confrontarsi con le avanguardie internazionali senza rinunciare alle proprie radici culturali. La mostra si espande poi verso pratiche contemporanee che riflettono sulla memoria, sul corpo e sui sistemi di registrazione dell’esperienza. Artisti come Neha Choksi, LN Tallur e Simryn Gill costruiscono opere che diventano metafore performative della memoria collettiva e dell’ascolto. Un altro nucleo centrale della mostra affronta invece il tema della diaspora e delle identità multiple. Figure come Zainul Abedin, Anwar Jalal Shemza, Zarina Hashmi, F.N. Souza e Bani Abidi esplorano il concetto di appartenenza in un mondo segnato da migrazioni, partizioni e confini politici spesso traumatici. Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione è anche la presenza di maestri delle tradizioni popolari e indigene: Jangarh Singh Shyam e Jivya Soma Mashe testimoniano la ricchezza delle pratiche artistiche vernacolari del subcontinente, mentre la collaborazione tra Gauri Gill e Rajesh Vangad mette in relazione fotografia contemporanea e pittura Warli in un dialogo poetico tra immagine documentaria e cosmologia indigena. Questa scelta curatoriale riflette la volontà di KNMA di superare le gerarchie tradizionali tra arte «alta», artigianato e pratiche popolari, proponendo una visione più ampia e inclusiva della storia dell’arte sudasiatica. 

Le opere vengono presentate come nodi di una rete di relazioni: tra passato e presente, tra territori e migrazioni, tra istituzioni e comunità. Akansha Rastogi descrive il progetto come una riflessione sulle «possibilità interne alla collezione» e sull’evoluzione del museo sotto la direzione artistica di Roobina Karode. Ad accompagnare la mostra ci sarà anche un corso intensivo di tre giorni organizzato da KNMA e Christie’s Education, dedicato all’introduzione all’arte sudasiatica attraverso visite, lecture ed escursioni. L’iniziativa si inserisce nella serie di esposizioni estive non commerciali di Christie’s, che negli ultimi anni hanno acceso i riflettori su aree culturali spesso marginalizzate dal mercato occidentale.

Camilla Sordi, 26 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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