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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliNel cuore della Provenza, Château La Coste si conferma territorio d’elezione per la sperimentazione e l'incontro tra linguaggi artistici, architettura e paesaggio, inaugurando un ambizioso palinsesto espositivo che si articola dal 5 luglio 2026 al 31 gennaio 2027. Il progetto si dipana attraverso una sequenza di tre mostre interconnesse che vedono protagonisti Rashid Johnson, Sheree Hovsepian e un'ampia costellazione di autori storicamente legati alla coppia. Concepito come un percorso corale, l'intero programma adotta l'arte come pratica comunitaria e relazionale, traducendo i concetti di amicizia, cura e collaborazione in una costruttiva dialettica con le strutture architettoniche e la natura della tenuta.
Il percorso si apre all'interno dell'Oscar Niemeyer Auditorium, dove dal 5 luglio 2026 al 31 gennaio 2027 Rashid Johnson presenta un corpus di dipinti, sculture e produzioni video, reduce dalla recente retrospettiva presso il Solomon R. Guggenheim Museum, destinata a viaggiare verso il Modern Art Museum di Fort Worth. La ricerca di Johnson scava nelle pieghe delle storie personali e culturali per esplorare le modalità con cui gli individui si aggregano e generano strutture di significato condivise. Sotto le linee sinuose del padiglione modernista progettato da Oscar Niemeyer, l'allestimento mette in luce i temi della connettività e della ritualità collettiva. Oltre a una selezione dei celebri «God Paintings» e a nuove sculture in bronzo concepite specificamente per il sito provenzale, viene proiettato il film «Sanguine» del 2024, un'opera video che indaga i legami di cura e attenzione intergenerazionale all'interno della famiglia dell'artista, coinvolgendo il padre, se stesso e il figlio.
In parallelo, dal 5 luglio al 6 settembre 2026 il Renzo Piano Pavilion accoglie il lavoro di Sheree Hovsepian, che per l'occasione espone i progetti tridimensionali più ambiziosi della sua carriera insieme a una serie di opere su superficie. Muovendosi con fluidità tra fotografia, pittura, disegno e assemblaggio, l'indagine di Hovsepian si concentra sulla frammentazione del corpo femminile, evocando nozioni di assenza, memoria e introspezione. Racchiuse all'interno di profonde cornici in legno di noce realizzate a mano dall'artista, le composizioni polimateriche uniscono fotografie ai sali d'argento, elementi in ceramica e fili, generando una tensione visiva tra la texture della superficie e il vuoto della silhouette. Nello spazio ipogeo e inondato di luce zenitale firmato da Renzo Piano, la dimensione bidimensionale si espande in tre monumentali sculture in bronzo alte tre metri; le loro superfici, modellate manualmente, trattengono l'impronta fisica e temporale del passaggio del corpo, traducendo la presenza in un'intima sacralità totemica.
Il dialogo intimo si estende verso una dimensione collettiva e istituzionale nella Richard Rogers Gallery, spazio che sempre dal 5 luglio al 6 settembre 2026 ospita la mostra collettiva «Rashid, Sheree and Friends…», co-curata dagli stessi Johnson e Hovsepian. L'esposizione riunisce le ricerche di oltre sedici artisti tra amici stretti e colleghi di lunga data, configurando la comunità non soltanto come soggetto tematico, ma come vera e propria struttura portante della pratica artistica. Lontana da rigidi schemi concettuali, la selezione riflette un ecosistema di mutuo supporto e scambio intellettuale. Tra i nomi invitati a tracciare questa mappa di relazioni figurano Sarah Aibel, Kris Andrews, Sanford Biggers, Julia Chaing, George Condo, Rob Davis, Alteronce Gumby, Idris Khan, Joel Mesler, Tyler Mitchell, Annie Morris, Heidi Norton, Angel Otero, Nicolas Party, Stephanie Powell, Mindy Shapiro, Lorna Simpson, Jeff Sonhouse, Sarah Sze, Henry Taylor e Hank Willis Thomas, i quali trasformano il padiglione sospeso nel paesaggio in una testimonianza tangibile di una rete creativa vitale e interconnessa.
Rashid Johnson, God Painting. Image courtesy of David Kordansky Gallery. Photo: Stephanie Powell.
Un'opera di Sheree Hovsepian
Camilla Sordi
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