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Una delle tavole di Mimmo Paladino nel volume «La vecchia dell’aceto» di Luigi Natoli (Drago Edizioni 2026)

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Una delle tavole di Mimmo Paladino nel volume «La vecchia dell’aceto» di Luigi Natoli (Drago Edizioni 2026)

I terribili segreti della «vecchia dell’aceto» nel romanzo di Luigi Natoli illustrato da Mimmo Paladino

Un’edizione artistica raffinatissima, in cofanetto, stampata su carta di Fabriano, edita in sole 400 copie numerate, non in vendita, e, soprattutto, illustrata genialmente dall’artista campano con 33 tavole a colori di straordinaria efficacia artistica

Arabella Cifani

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Nel campo dei romanzi popolari, di quel tipo di libro che in Francia fu chiamato feuilleton (o romanzo d’appendice), l’Italia ha una lunga tradizione e non ha nulla da invidiare a nessuno. Il genere è da riscoprire e sarebbe anche molto utile per avvicinare alla lettura intere fasce di persone che non leggono più nulla, ma che di fronte a storie ricche di colpi di scena, intrighi e a forte carica emotiva, potrebbero veramente appassionarsi a quel curioso e da molti dimenticato oggetto che si chiama libro. La letteratura che si definisce «alta» ha sempre erroneamente disdegnato questo tipo di scrittura ritenendola una sottospecie culturale: ma la praticarono, e con grande profitto, alcuni dei maggiori scrittori italiani ed europei fra Otto e Novecento. Tra gli italiani che si dedicarono al genere spicca il palermitano Luigi Natoli (1857-1941), autore di appassionanti romanzi popolari, che si firmò con lo pseudonimo inglese di William Galt. Natoli, oggi quasi dimenticato, fu in realtà uno degli scrittori più importanti del suo tempo, tutto da rileggere e riprendere. Fra i suoi romanzi più celebri I Beati Paoli (1909) che, come ci ricorda il maestro Mimmo Paladino, fu per molto tempo uno dei pochi libri letti e riletti anche dai ceti più popolari di Palermo. La storia de La vecchia dell’aceto fu pubblicata, con grande successo, nel 1927 dopo essere uscita a puntate in appendice a «Il Giornale di Sicilia», da luglio a dicembre dello stesso anno. Non sono sempre facili da trovare oggi i libri di Natoli; con o senza internet bisogna spulciare cataloghi, cercarli di seconda mano, dare la caccia a quei pochi che li vendono ancora. 

È parsa così, come un evento quasi miracoloso, la pubblicazione di La vecchia dell’aceto da parte di un piccolo e coraggioso editore di Bagheria, Piero Drago, che ne ha fatto un’edizione artistica raffinatissima, in cofanetto, stampata su carta di Fabriano, edita in sole 400 copie numerate, non in vendita, e, soprattutto, illustrata genialmente da Mimmo Paladino con 33 tavole a colori di straordinaria efficacia artistica. Un libro finanziato dall’Università Lumsa, dall’Assemblea Regionale Siciliana e da Elenk’art. In una conversazione con Paladino ci è stato spiegato  come egli sia arrivato a illustrare un libro così singolare. L’artista, che non è siciliano bensì campano (è nato a Paduli, in provincia di Benevento), ha sottolineato la sua costante ammirazione per l’arte e la cultura siciliane e per la vitalità delle tradizioni popolari dell’isola. E questo si vede, anche in questo libro, a cominciare dalla bellissima copertina che ricorda le favolose carte veline colorate e dorate in cui un tempo si avvolgevano le arance siciliane: un mondo di colori forti e di immagini intense che il pittore reinterpreta ponendo al centro un’iconica ampolla di veleno, con tanto di teschio e tibie, circondata da un sole fiammeggiante con quattro agrumi ai lati. 

Una delle tavole di Mimmo Paladino nel volume «La vecchia dell’aceto» di Luigi Natoli (Drago Edizioni 2026)

Una delle tavole di Mimmo Paladino nel volume «La vecchia dell’aceto» di Luigi Natoli (Drago Edizioni 2026)

Ci spiega l’artista che la vecchia dell’aceto non è stata per lui solo la figura di un romanzo ma fonte di ispirazione, in quanto archetipo della memoria collettiva siciliana e spia antropologica di comportamenti ricorrenti: di un mix di desiderio di morte, di giustizia e di vendetta molto complesso e intricato che fa parte (o, meglio, faceva parte) dell’anima del Sud Italia. La storia, tra realtà documentata e leggenda, di Giovanna Bonanno (questo era il nome della vecchia dell’aceto, personaggio realmente esistito), mendicante, strega e, infine, assassina spietata, tiene ancora col fiato sospeso chiunque si trovi a leggerla. La donna inventò un veleno che non lasciava traccia e che molte dame di Palermo usarono per liberarsi da detestabili e violenti mariti o rivali in amore. L’avvelenatrice fu però scoperta e finì impiccata ai Quattro Canti a Palermo nel 1789. Il libro si snoda tra amori travolgenti, passioni, agnizioni, omicidi, vendette, con tutto l’armamentario di un romanzo fatto per farsi leggere sul serio. 

Nelle illustrazioni di Paladino, delineate ad acquerello, china e qualche tocco di matita, gli episodi salienti vengono resi con rara efficacia: duelli violenti che hanno come sfondo una diluita tonalità color sangue, bianchi e neri che evocano incubi angosciosi, l’ampolla del veleno con il suo contenuto rosso e denso che è preannuncio di morte, la sorprendente visione di occhi minacciosi emergenti da visi mascherati con fazzoletti colorati, aranceti colorati come sfondi del teatro dei pupi, vecchie rugose e quasi scarnificate come le orride morte della cripta dei cappuccini di Palermo. Paladino ci ha spiegato che con queste immagini voleva restituire nuova vita a un immaginario popolare, traducendolo in un linguaggio universale che possa dialogare con la nostra sensibilità contemporanea. Del libro, ci ha detto, ha colto soprattutto frasi ed episodi salienti che hanno saputo accendere la sua fantasia e farla volare alta. Protagonista della Transavanguardia, Paladino come artista è stato capace durante la sua vita di confrontarsi sia con il piccolo formato (e con molte esperienze come illustratore di libri) che con la dimensione pubblica delle città e con la scultura. È lui che ha creato nel 2008 la poetica e dolente «Porta di Lampedusa», monumento in terracotta, ferro e pittura, dedicato ai migranti deceduti in mare, o la incantata «Montagna di sale» (1990) di Gibellina, che pare uscita da un racconto di favole. Vita e morte, realtà e artificio convivono nelle sue opere in grado di stregare e di trasportare l’osservatore in un altrove pieno di stupore e meraviglia, come nelle immagini di questo libro. L’artista ci ha anche detto di essere stato sempre affascinato dalla dimensione della profondità, dell’oscurità, dei misteri e delle voragini dell’animo umano, dimensioni che «la carta, il disegno, il segno leggero, la matita, posseggono già tutte». Paladino non ha certo illustrato La vecchia dell’aceto in senso classico. Il libro è stato la solida base per creare immagini nuove e moderne, puntellate dal sostegno della narrazione: per lui la pittura è trasposizione di stati d’animo. L’impressione che scaturisce dai suoi disegni è la stessa che si prova leggendo il libro: un fiorire di immagini, di fatti raccontati o allusi dietro al velario dell’arcano, in una strenua e molto felice connessione dialettica fra pittura e letteratura.

La vecchia dell’aceto, di Luigi Natoli con tavole
di Mimmo Paladino, 364 pp., 33 ill., Drago Edizioni, Bagheria 2026, s.i.p.

La copertina del volume

Arabella Cifani, 16 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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