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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliL'architettura simbolica dei tarocchi ha attraversato i secoli conservando una struttura figurativa pressoché immutata nei suoi ventidue Arcani Maggiori. Sostanzialmente, un repertorio di archetipi visivi nati nelle corti rinascimentali come codice allegorico e trasformatisi nel tempo in uno straordinario specchio dell'inconscio. Dalla figura del Bagatto al Folle, dalla Torre infranta alle geometrie cosmiche del Mondo, l'iconografia classica fonda la propria forza su un equilibrio sottile tra rigore geometrico, attributi simbolici specifici e narrazione figurativa. Uno schema rigido, tramandato nei secoli, che ha rappresentato una sfida irresistibile per molti maestri del Novecento, attirati dalla possibilità di decostruire un patrimonio di immagini universale per reinterpretarlo attraverso la propria cifra stilistica e poetica.
Pamela Colman Smith
All'inizio del Novecento, l'illustratrice e artista Pamela Colman Smith, vicina all'ambiente esoterico della Hermetic Order of the Golden Dawn, realizzò sotto la guida di Arthur Edward Waite quello che sarebbe diventato il mazzo di tarocchi più celebre al mondo, il Rider-Waite-Smith del 1909. La straordinaria intuizione dell'artista fu quella di reinterpretare non solo le allegorie degli Arcani Maggiori, ma di illustrare per la prima volta in modo figurativo ed esaustivo anche i cinquantaquattro Arcani Minori, fino ad allora caratterizzati da semplici composizioni geometriche dei semi. Con un tratto grafico influenzato dall'Art Nouveau e dalle stampe giapponesi, la Smith infuse nelle settantotto carte una narrazione visiva immediata e teatrale, costruendo un vocabolario simbolico che ancora oggi costituisce il modello di riferimento primario per qualsiasi reinterpretazione contemporanea del tema.
Leonora Carrington
Negli anni Cinquanta, durante il suo lungo soggiorno in Messico, la pittrice e scrittrice britannica Leonora Carrington realizzò un mazzo di ventidue Arcani Maggiori su foglia d'oro e argento, rimasto a lungo sconosciuto e riscoperto solo in anni recenti. Sotto la guida dell'archetipo alchemico, la Carrington trasformò le iconografie tradizionali in un bestiario fantastico popolato da creature ibride, divinità ancestrali e figure traslucide. Nel suo mazzo, la Torre diventa una struttura cristallina sospesa e la Stella una figura cosmica avvolta da bagliori dorati. Ogni carta funziona come una mappa alchemica dove la ricerca spirituale si intreccia con la mitologia celtica e la simbologia messicana, riflettendo la sua personale visione del mondo occulto come strumento di trasformazione dell'anima.
Remedios Varo
Intima amica e collaboratrice di Leonora Carrington, la pittrice spagnola Remedios Varo ha permeato l'intera sua produzione pittorica con il linguaggio geometrico ed esoterico dei tarocchi, arrivando a progettare carte e composizioni palesemente ispirate agli Arcani. Nei suoi dipinti, caratterizzati da una pittura minuziosa che ricorda i maestri fiamminghi, compaiono continuamente figure che incarnano il Bagatto o la Papessa: alchimiste al lavoro in laboratori geometrici, tessitrici dell'universo e viaggiatrici solitarie guidate dalla luna. Per la Varo la carta dei tarocchi non era solo un oggetto da illustrare, ma una struttura spaziale da abitare, in cui il rigore della geometria sacra e l'astrologia si fondevano con la fisica quantistica per raccontare la ricerca della conoscenza.
Emanuele Luzzati
Il maestro genovese dell'illustrazione e della scenografia, Emanuele Luzzati, ha affrontato il tema dei tarocchi applicandovi la sua inconfondibile grammatica visiva basata sul collage, sul colore materico e su una brillante teatralità fiabesca. Nel suo mazzo firmato per le edizioni Solaria negli anni Settanta, le figure iconiche degli arcani perdono ogni severità dogmatica per assumere le sembianze dei personaggi del teatro d'opera, della Commedia dell'Arte e delle fiabe popolari. I Re, le Regine e i Cavalieri disegnati da Luzzati sembrano paladini di stoffa e cartone, ricchi di texture sovrapposte, tratti a pastello vibranti e tonalità calde, trasformando il percorso simbolico delle carte in un'allegra rappresentazione scenica dove il destino viene messo in scena con un'ironia e una leggerezza di chiara matrice mediterranea.
Franco Gentilini
Nel 1971 l'artista italiano Franco Gentilini ha disegnato un celebre mazzo di Tarocchi edito da Galleria della Naviglio, trasponendo la sua inconfondibile pittura caratterizzata da campiture sabbiose, figure geometriche ed elementi arcaici. Nel lavoro di Gentilini le allegorie tradizionali vengono filtrate da uno sguardo poetico ed essenziale: i personaggi presentano volti stilizzati che ricordano la pittura murale antica e l'arte etrusca, immersi in atmosfere sospese e campiture di colore materico che donano al mazzo un'eleganza arcaica e contemporanea al tempo stesso.
Salvador Dalí
L'incontro tra il Surrealismo e la divinazione trova la sua espressione più celebre nel mazzo di tarocchi che Salvador Dalí iniziò a progettare negli anni Settanta, originariamente commissionatogli per apparire nel film di James Bond «Agente 007 - Vivi e lascia morire». L'artista catalano trasformò le carte in un vero e proprio teatro paranoico-critico, attingendo a piene mani dalla storia dell'arte occidentale, dal Rinascimento al Barocco, e citando apertamente opere di Cranach, Delacroix e Ingres affiancate ai suoi motivi iconografici personali, come gli orologi molli e i paesaggi metafisici della Catalogna. Nelle tavole di Dalí, l'artista stesso si ritrae nelle vesti del Mago, mentre la moglie e musa Gala assume le sembianze dell'Imperatrice, dando vita a un complesso collage visivo in cui la tradizione ermetica si fonde con la mitografia personale dell'autore.
Niki de Saint Phalle
Per Niki de Saint Phalle l'esplorazione dei tarocchi è travalicata oltre i confini del supporto cartaceo per farsi architettura monumentale e scultura ambientale nel Giardino dei Tarocchi a Capalbio, in Toscana. Iniziato nel 1979 e durato oltre due decenni, il progetto traduce i ventidue Arcani Maggiori in imponenti sculture rivestite di ceramiche, vetri di Murano e specchi, inserite nel paesaggio maremmano. Influenzata dal Parco Güell di Antoni Gaudí, l'artista francese ha interpretato le figure simboliche come tappe di un percorso interiore di guarigione e trasformazione personale: la Papessa diventa un'enorme cavità accogliente, la Imperatrice una scultura-abitazione all'interno della quale l'artista ha vissuto per lunghi periodi, e la Torre una costruzione spezzata che riflette la luce solare, trasformando il codice esoterico in un'esperienza spaziale immersiva.
Roberto Matta
Il pittore cileno Roberto Matta, tra le figure centrali del Surrealismo internazionale, ha realizzato nel 1976 una serie di litografie a colori dedicata ai tarocchi, intitolata Tarot. Matta ha spogliato l'iconografia tradizionale da ogni convenzione figurativa, rileggendo gli Arcani attraverso il suo celebre linguaggio visivo fatto di paesaggi cosmici, forme bio-morfiche e strutture biomeccaniche in sospensione. Le carte diventano così mappe di uno spazio interiore e psichico, dove l'energia simbolica del Mago o della Stella viene tradotta in vibrazioni di luce, linee di forza ed entità eteree.
Luigi Ontani
L'artista concettuale italiano Luigi Ontani ha lavorato sui tarocchi rileggendoli attraverso la pratica del tableaux vivant e dell'autoritratto performativo, trasformando se stesso nelle allegorie del mazzo. Nella sua celebre serie fotografica e nelle successive trasposizioni ceramiche dedicate agli Arcani, Ontani veste i panni del Bagatto, dell'Ermete o dell'Appeso, citando la pittura classica e il folklore popolare con un'ironia colta e dissacrante. Nei suoi tarocchi la figura dell'artista coincide con l'icona stessa: il corpo di Ontani diventa il supporto su cui si stratificano attributi simbolici, miniature e motivi decorativi, trasformando il percorso cartomantico tradizionalmente rigido in un mascheramento continuo e narcisistico.
Chris Ofili
Tra le interpretazioni più recenti ed entusiasmanti del panorama contemporaneo spicca il lavoro di Chris Ofili, vincitore del Turner Prize, che ha creato una serie di dipinti ed elementi grafici espressamente dedicati ai tarocchi. L'artista britannico ha integrato l'iconografia classica degli Arcani con i colori vibranti, la sensualità e le tradizioni figurative del Carnevale di Trinidad. Nelle sue opere le figure allegoriche abbandonano la severità europea per popolarsi di musicisti, stregoni, maschere e paesaggi notturni pulsanti di luce e pigmenti brillanti.
Alberto Camogli
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Una produzione monumentale ed eterogenea proseguita fino agli ultimi anni di vita
