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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliIl giorno dopo il matrimonio di Taylor Swift e Travis Kelce, mentre il ciclo mediatico continuava ad alimentare immagini, indiscrezioni e memorabilia, Justin Gignac si è presentato davanti al Madison Square Garden con una pinza raccogli-rifiuti. Ha raccolto mozziconi di sigaretta, tappi di bottiglia, frammenti di plastica e un AirPod smarrito, li ha sigillati in cinquanta piccole teche datate e numerate e li ha messi in vendita online a 25 dollari. Sono andati esauriti nel giro di poche ore.
L'operazione, tuttavia, non nasce come risposta estemporanea al fenomeno Swift. È l'ultimo capitolo di «New York City Garbage», progetto avviato nel 2001 con un'intuizione tanto ironica quanto radicale: vendere «garbage», spazzatura autenticamente newyorkese. Da allora Gignac raccoglie personalmente frammenti della vita urbana, li seleziona, li dispone all'interno di cubi di Lucite firmati, numerati e datati, trasformandoli in piccole capsule del tempo. Nel corso degli anni oltre 1.300 esemplari sono entrati in collezioni distribuite in più di trenta Paesi, mentre il progetto ha costruito un proprio sistema di rarità e di valore: le edizioni ordinarie vengono vendute a 50 dollari, quelle realizzate in occasione di eventi particolari - dalle World Series allo Yankee Stadium al Capodanno di Times Square, fino alla Republican National Convention - raggiungono i 100 dollari. Nel 2007 il progetto ha persino superato i confini americani con una prima edizione internazionale realizzata su commissione degli organizzatori della parata di San Patrizio a Dublino.
Uno dei contenitori per rifiuti urbani newyorkesi, parte del progetto «New York City Garbage» di Justin Gignac
L'edizione dedicata al matrimonio di Swift e Kelce porta questo meccanismo alle sue estreme conseguenze: non erano chiaramente i rifiuti in sé a possedere un valore, ma la loro prossimità simbolica all'evento. È proprio questa traslazione di significato a rendere il lavoro di Gignac ancora sorprendentemente efficace. Il gesto rimane minimale: raccogliere ciò che normalmente viene ignorato e ricollocarlo in un dispositivo espositivo essenziale. Eppure basta il passaggio dalla strada alla teca perché il rifiuto perda la propria funzione originaria e diventi documento, reliquia, testimonianza materiale di un momento della cultura popolare. Ogni cubo funziona come un archivio in miniatura, una fotografia tridimensionale dell'immaginario collettivo costruita non attraverso immagini o memorabilia ufficiali, ma attraverso ciò che inevitabilmente resta dopo il consumo dell'evento. Più che ironizzare sul fandom di Taylor Swift, Gignac osserva il funzionamento dell'economia simbolica contemporanea. Il matrimonio diventa una macchina produttrice di desiderio, merchandising e narrazione; l'artista interviene soltanto nel momento finale, quando tutto ciò si è già consumato, raccogliendone le tracce più insignificanti. Se quei frammenti riescono comunque a diventare oggetti da collezione, significa che il valore non risiede nella materia ma nella storia che essa riesce a evocare. Gignac non vende semplicemente rifiuti raccolti fuori da un matrimonio ma li trasforma «in certificato di presenza», la spazzatura in souvenir e il residuo in feticcio culturale, mostrando quanto sottile sia il confine che separa il mercato dell'arte da quello delle celebrità. In fondo, ciò che acquistano i collezionisti non è un mozzicone di sigaretta o un tappo di bottiglia, ma la possibilità di possedere un frammento infinitesimale dell'evento più raccontato dell'anno.
Margherita Panaciciu
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