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Redazione
Leggi i suoi articoliLa decisione del Governo britannico di porre fine al regime di esenzione dall’Iva per i luoghi di culto sottoposti a tutela (il cosiddetto «Listed Places of Worship Grant Scheme») ha destato nuove preoccupazioni tra gli esperti di beni culturali.
Per 25 anni, il programma ha consentito a questo genere di monumenti di recuperare l’Iva sui lavori di riparazione e manutenzione, evitando di fatto un sovrapprezzo del 20% su questi interventi. La sua cessazione comporta il fatto che le chiese che intraprendono lavori di restauro devono ora farsi carico di tali costi, spesso equivalenti a decine di migliaia di sterline.
Il cambiamento di politica sta avendo conseguenze immediate. I progetti che erano stati pianificati partendo dal presupposto dell’esenzione Iva vengono ora rivalutati, ritardati o, in alcuni casi, abbandonati del tutto. Chi protesta per questo motivo sostiene che il cambiamento di politica rischia di minare decenni di lavoro di conservazione e minaccia la sopravvivenza di fragili opere d’arte custodite all’interno di edifici storici.
Claire Walker, amministratore delegato del National Churches Trust, ritiene che l’impatto sia improvviso e di vasta portata. «Con la fine del Listed Places of Worship Grant Scheme, che era stato rinnovato consecutivamente negli ultimi sei governi, 21mila chiese nel Regno Unito sono state costrette a pagare l’Iva sui lavori da un giorno all’altro», ha dichiarato alla stampa specializzata.
La posta in gioco va ben oltre gli edifici stessi. Le chiese inglesi ospitano complessivamente una delle collezioni di arte e beni culturali più significative, ma al contempo meno valorizzate, del Paese. «Affreschi, vetrate, monumenti, opere in legno e sculture di enorme valore potrebbero subire danni irreparabili e andare perduti per sempre, tutto a causa di questa nuova imposta», ha puntualizzato la Walker.
«La revisione governativa del programma di sovvenzioni per i luoghi di culto classificati ha rilevato che le riparazioni venivano eseguite con due anni di anticipo e secondo standard più elevati quando le chiese potevano richiedere il rimborso di tutti i costi Iva», afferma la funzionaria. «Con la fine del programma, ora corriamo il rischio di ritardi nelle riparazioni, di materiali scadenti o di riparazioni che non vengono affatto effettuate. Questo mette a rischio gli edifici, ma anche l’importante patrimonio che si trova al loro interno».
Una delle prime conseguenze potrebbe essere l’impossibilità di intervenire sulla Peel Tower, presso la chiesa di St. Cuthbert, una chiesa fortificata del XIV secolo situata a Great Salkeld, in Cumbria, struttura considerata tra gli esempi meglio conservati del suo genere. La parrocchia aveva recentemente avviato un progetto a lungo rinviato per il riassestamento della torre, con costi stimati intorno alle 95mila sterline.
Peter Pickthall, economo della chiesa, sostiene che l’aggiunta dell’Iva potrebbe rendere il progetto irrealizzabile. «Se ora dovessimo trovare altre 19mila sterline per l’Iimposta, il costo complessivo supererebbe di gran lunga il nostro budget», afferma. «Siamo solo una piccola chiesa parrocchiale di campagna con una congregazione fissa di 15 persone. Il costo per la chiesa, che si aggiunge a quello già ingente della manutenzione generale, significa che, purtroppo, questo è probabilmente un progetto che dovrà essere accantonato ancora una volta».
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