Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
Un team di ricercatori collegato al progetto «Vesuvius Challenge» dell’Università del Kentucky è riuscito a tradurre un rotolo della Villa dei Papiri di Ercolano. Avvalendosi di tecnologie avanzatissime, la squadra è riuscita a decifrare il papiro denominato PHerc. 1667 senza nemmeno aprirlo.
La Villa dei Papiri venne costruita tra il 60 e il 50 a.C. ed appartenne con molta probabilità a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Gaio Giulio Cesare, nonché protettore del filosofo Filodemo di Gadara, le cui opere erano conservate all’interno della dimora. Si tratta dell’unica biblioteca greco-romana sopravvissuta fino ai giorni nostri, ricca di ben 1.800 rotoli, purtroppo carbonizzati, quindi troppo fragili per essere srotolati.
Dal 2023, la Vesuvius Challenge offre premi per incentivare gli informatici a contribuire alla risoluzione di questo enigma. La sfida è stata subito accettata. Nell’ottobre 2023, uno studente ventunenne ha vinto 40mila dollari per aver decodificato la prima parola dei rotoli. Alcuni mesi dopo, altri tre hanno vinto il primo premio della Vesuvius Challenge, pari a 700mila dollari, riuscendo a leggere diversi passaggi di un unico rotolo. Lo scorso febbraio sono emerse nuove parole. Questa volta però una squadra ha decifrato un papiro intero: un risultato eccellente che preannuncia l’arrivo di un metodo di decifrazione standard e adattabile.
Nella sua lunga storia, gli studiosi hanno trattato il papiro PHerc. 1667 in modo improprio a dir poco. Come sottolineato dal Vesuvius Challenge in un suo comunicato, tra l’Ottocento e gli anni ’80 del Novecento hanno tentato per tre volte di srotolare il manoscritto. Ogni tentativo ha causato danni agli strati esterni del rotolo.
Il fondatore della Vesuvius Challenge, Brent Seales, ha dichiarato agli organi di stampa che questa ultima scoperta è stata resa possibile grazie al miglioramento della microtomografia a raggi X a contrasto di fase condotta in Francia e nel Regno Unito. «Abbiamo ottenuto una risoluzione molto elevata grazie allo strumento che abbiamo utilizzato per la scansione, ovvero un acceleratore di particelle e un sincrotrone, ha scritto Seales. Il team tecnico di Vesuvius Challenge ha migliorato significativamente il software dal momento del primo premio della Vesuvius Challenge del 2024».
Sebbene il PHerc. 1667 sia stato letto nella sua interezza, il reperto, dello spessore di circa 2 cm, può fornire solo frammenti relativi a una parte inferiore delle sue colonne originali, alte da 19 a 24 cm, a causa dei danni subiti in passato. Così gli esperti hanno rivelato un «trattato filosofico sull’etica» che «verte sulla natura umana, sugli impulsi e sul progresso morale degli esseri umani». L’ultima delle 22 colonne del rotolo menziona Aristocreone, seguace e parente dell’inafferrabile stoico Crisippo.
La grafia e i riferimenti contenuti nel rotolo, nel frattempo, ne collocano la datazione tra il II e il III secolo d.C., rendendolo uno dei rotoli più antichi della villa. Questa datazione indica che l’autore non è Filodemo di Gadara. Una delle ricercatrici del team, Alessia Lavorante, ha osservato nei comunicati stampa che nella villa sono presenti anche scrittori come Epicuro e Crisippo. «Quindi, potrebbe trattarsi di uno di loro, ha ipotizzato, oppure di qualcuno di completamente nuovo».
Altri articoli dell'autore
In uno dei luoghi simbolo della fede e della storia della città siciliana, gli operatori sono impegnati nelle attività preliminari di analisi e nei saggi conoscitivi necessari per definire nel dettaglio le tecniche di intervento
L’ondata di caldo che ha investito l’Europa pare abbia assunto proporzioni «storiche» nel Paese transalpino, con massime che a Parigi hanno raggiunto i 42.6°C. Il Louvre in questi giorni ha chiuso (e lo farà anche il 27 e 28 giugno) alle 16
Realizzato tra il 1550 e il 1553 per la Cattedrale di Ferrara dal fiammingo Johannes Karcher, su disegni preparatori di Camillo Filippi e Luca d’Olanda, raffigura l’episodio conclusivo della vita del Santo
La chiesa sorgeva nel primo suburbio dell’antica Opitergium. L’insediamento era già attivo nel X secolo a.C., si sviluppò nell’Età del Ferro e divenne municipium dalla seconda metà del I secolo a.C. Relativamente alla chiesa, pare che si tratti di una basilica costruita tra fine IV e l’inizio del V secolo d.C.



