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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliA Roma, al Celio, grazie ai lavori di consolidamento del muraglione di Villa Celimontana, sono tornati alla luce otto ambienti decorati con mosaici e affreschi di grande pregio, elementi di un edificio del II secolo. Tra gli scavi condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura nell’ambito degli interventi finanziati dal Pnrr, ecco cinque ambienti completamente scavati e altri tre parzialmente conservati: un grande mosaico con un emblema marino raffigurante un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio intorno a un cratere, frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni del soffitto affrescato e numerosi rivestimenti in opus sectile, testimonianza dell’elevato livello decorativo del complesso. La Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, sottolinea che la scoperta archeologica è «di grande valore scientifico» e «spinge ad aprire nuove prospettive di ricerca e valorizzazione».
Allo stato dell’arte, la natura dell’edificio apre «un’affascinante questione interpretativa. I raffinati mosaici e gli affreschi sembrano raccontare la storia di una residenza aristocratica, mentre la collocazione dell’edificio e alcuni elementi emersi durante lo scavo potrebbero indicare che facesse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Se questa seconda ipotesi fosse confermata, il ritrovamento contribuirebbe a ridefinire l'estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale». Per Simona Morretta, responsabile scientifica dello scavo, «saranno l’analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell’edificio».
L’intervento ha avuto origine dal consolidamento del muraglione antico che sostiene le pendici del pianoro della cinquecentesca Villa Mattei detta Celimontana a partire dal Campo Celimontano, area ai suoi piedi, e che è risultato essere costituito in realtà da due muri accostati. Le indagini a monte del muro più interno hanno rivelato un edificio del II secolo dopo Cristo in opera laterizia, con rimaneggiamenti in opera listata e diversa distribuzione degli spazi a partire dal III secolo, disposto esattamente dove si trovava la seicentesca loggia di Villa Mattei verso San Sisto, di cui sono state ritrovate le fondazioni, saldamente ancorate alle murature romane sottostanti. Il complesso si estendeva ben oltre in direzione di Villa Mattei, dove sia la presenza di cipressi monumentali che i limiti economici del progetto ne hanno impedito lo scavo integrale.
L’edificio antico messo in luce si compone di un grande ambiente rettangolare, con pavimento a mosaico geometrico ed emblema di soggetto marino, con un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio, che attorniano un cratere, grande vaso a due anse. In una lacuna del mosaico geometrico si è riusciti a portare in luce un’esigua parte di un’altra pavimentazione musiva, probabilmente di età antonina, con elaborati tralci fioriti in nero su fondo bianco, a tessere molto ben tagliate e regolari. Sul mosaico geometrico sono state trovate vaste porzioni cadute del soffitto affrescato, dipinto a grandi cerchi rossi e azzurri, contornati da cornici in stucco bianco a dentelli. L’ampio vano è affiancato da sette ambienti più piccoli, pure rettangolari, disposti lateralmente e verso l’interno. Il complesso è appoggiato al muraglione preesistente, in posizione estremamente panoramica. L’edificio è stato abbandonato tra il V e il VI secolo, parzialmente riesposto, e distrutto, per la costruzione della loggia, coperto poi da strati di terra soprattutto di fine XVIII e inizi XIX secolo, con rari frammenti ceramici seicenteschi, e numerosi resti murari antichi, intonaci dipinti e lastrine di marmo bianco e colorato, appartenenti a pavimentazioni e pareti in opus sectile, a tarsie marmoree, probabilmente pertinenti all’edificio romano.
La qualità dei reperti e delle decorazioni musive e ad affresco inducono a pensare a un edificio di alto rango, mentre la disposizione degli ambienti, uno dei quali ha rivelato anche un vano sottostante voltato, porterebbe a interpretarli come porzione di una domus, una residenza urbana aristocratica, di cui le sommità del Celio offrono splendidi esempi. Tuttavia, la vicinanza dell’edificio alla stazione della V Coorte dei Vigiles, quei vigili del fuoco che avevano funzione di ordine pubblico notturno, suggerisce che la struttura appena portata alla luce possa appartenere proprio alla caserma. Lo indicano sia il rinvenimento, in diversi periodi, di resti di stanzette modulari accostate destinate agli alloggi dei vigili, sia due basi di statue con l’elenco dei membri della coorte, rinvenute nel 1820 all'ingresso del parco di Villa Celimontana.
A rafforzare questa ipotesi è anche il mosaico dell'ambiente principale, che raffigura un cratere, il grande vaso utilizzato per mescolare vino e acqua, lo stesso soggetto che compare in due ambienti della Caserma dei Vigili di Ostia destinati al tempo libero dei commilitoni. Ciascuna delle sette stazioni dei Vigiles di Roma ospitava un’intera coorte, composta da cinquecento a mille uomini, e a Villa Celimontana la caserma avrebbe potuto disporre del perimetro fortificato delle sostruzioni della collina, di alloggi riservati al tribunus e agli altri ufficiali, di edifici di servizio e senz’altro di un ricchissimo Augusteum, di cui restano indizi negli imponenti marmi colorati rinvenuti alla fine del Cinquecento e riutilizzati per il rivestimento della Sala Regia in Vaticano, sono tutti elementi che inducono a ritenere che l’area di pertinenza della caserma fosse più estesa e comprendesse anche le strutture appena rinvenute.
In questo caso il complesso occuperebbe una più vasta porzione del pianoro, i cui due accessi attuali, uno su via della Navicella e l’altro sul Clivo di Scauro, entrambe strade antiche, sembrano vie di intervento perfette per i Vigili della V Coorte, che si dovevano occupare sia della II Regio di Roma, il Cælimontium, che della I, Porta Capena, utilizzando l’acqua del vicino acquedotto, il Celimontano, che proprio di fronte alla caserma si apriva in una grande cisterna, utile per riempire d’acqua le botti dei carri. Solo uno studio approfondito dei materiali di scavo e delle strutture emerse potrà portare maggiori informazioni sulla struttura appena scoperta.
Un mosaico rinvenuto negli scavi di Villa Celimontana. Foto Fabio Caricchia
Gianfranco Ferroni
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