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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliDurante la fiera Art Basel a Basilea, dal 18 al 21 giugno (vip day il 16 e il 17), si svolgeranno una serie di «Conversations» da non perdere. Nell'impossibilità di citare tutti gli incontri che trattano temi disparati, dal ruolo/futuro delle istituzioni artistiche all'economia dell'arte, dall'impatto dell'intelligenza artificiale alla pratica creativa contemporanea e tanti altri, citeremo qualche occasione «ghiotta» per chi capita nella cittadina elvetica durante i giorni della kermesse.
Si intitola Nairy Baghramian: The life of sculpture, il talk che si svolge il 17 giugno dalle 13 alle 14. Questo talk mette al centro il lavoro di Nairy Baghramian, artista iraniana cresciuta a Berlino e tra le figure più rilevanti della scultura contemporanea. Conosciuta per le sue grandi installazioni che combinano forme organiche e strutture geometriche, Baghramian ha sviluppato negli anni una ricerca che mette in discussione il modo in cui percepiamo il corpo, gli oggetti e lo spazio che li circonda. In conversazione con Elena Filipovic, direttrice del Kunstmuseum Basel, l'artista presenterà «Modèle vivant (S’empilant)» (2026), il progetto realizzato per la commissione annuale di Art Basel destinata alla fontana di Messeplatz. La discussione sarà l'occasione per approfondire una pratica artistica caratterizzata da una continua sperimentazione formale e concettuale. Le opere di Baghramian nascono spesso dal confronto con l'architettura e con il corpo umano, ma evitano ogni rappresentazione diretta, preferendo suggerire relazioni, tensioni e possibilità interpretative aperte. Attraverso materiali, forme e configurazioni sempre diverse, l'artista esplora il modo in cui il significato di un oggetto cambia in relazione al luogo in cui si trova e alle persone che lo osservano.
Subito dopo, alle 14,30 seguirà Can institutions rewrite themselves? Patrick Elliott, recentemente nominato primo curatore dei dipinti moderni della National Gallery di Londra, e Jessica Morgan, direttrice della Dia Art Foundation di New York, discuteranno del ruolo delle collezioni nella costruzione delle narrazioni artistiche e culturali contemporanee. Al centro del confronto vi saranno le trasformazioni che stanno interessando alcune delle più influenti istituzioni internazionali e il modo in cui queste stanno ridefinendo i propri criteri di acquisizione, conservazione ed esposizione. La conversazione prenderà le mosse da Project Domani, il programma con cui la National Gallery ha avviato una storica estensione della propria collezione oltre il limite cronologico del 1900, aprendo un nuovo capitolo nella storia di una delle più importanti raccolte di pittura occidentale al mondo. Parallelamente, verrà approfondita l’esperienza della Dia Art Foundation, istituzione che nel corso degli anni ha saputo ridefinire il concetto stesso di collezione attraverso il sostegno a opere site-specific, progetti di Land Art e pratiche artistiche capaci di sfidare i modelli museali tradizionali. Attraverso il dialogo tra due figure di primo piano del panorama curatoriale internazionale, l’incontro offrirà una riflessione sulle responsabilità delle istituzioni culturali nel determinare quali opere, artisti e narrazioni entrino a far parte del canone. Si discuterà inoltre delle strategie necessarie per ampliare i pubblici di riferimento, includere prospettive finora marginalizzate e garantire che i musei continuino a essere luoghi dinamici di ricerca, confronto e produzione di significato. A moderare il dibattito sarà la giornalista Charlotte Burns, osservatrice autorevole delle dinamiche del sistema dell’arte globale.
Jessica Morgan. Photo by Don Stahl. Courtesy of Art Basel
Nella stessa giornata, alle 16, si potrà assistere a: Is patronage advocacy? Lawrence Abu Hamdan and Mercedes Vilardell. Questo talk prende spunto dal rapporto tra artisti e collezionisti per mostrare come il mecenatismo contemporaneo possa andare ben oltre il sostegno economico e trasformarsi in uno strumento di intervento sociale e politico. La conversazione riunisce l'artista Lawrence Abu Hamdan e la collezionista e filantropa Mercedes Vilardell, con la moderazione di Coline Milliard. Al centro dell'incontro c'è il lavoro di Hamdan, artista noto per le sue ricerche sul suono come prova forense. Attraverso film, installazioni, performance e indagini, il suo lavoro dimostra come registrazioni audio, rumori ambientali e testimonianze sonore possano essere utilizzati per documentare violazioni dei diritti umani e questioni ambientali. Questa ricerca ha trovato una concreta applicazione nel 2023 con la fondazione di Earshot, la prima organizzazione non profit al mondo dedicata all'uso del suono come strumento di difesa legale e civile. La presenza di Vilardell consente di spostare la discussione sul ruolo dei collezionisti nella produzione culturale contemporanea. Da anni impegnata nel sostegno ad artisti e istituzioni, in particolare legati al continente africano, Vilardell ha scelto di affiancare Earshot non solo come sostenitrice ma anche come partner attiva del progetto. Il dialogo esplorerà quindi come una relazione tra artista e patron possa evolvere in una collaborazione orientata a produrre un impatto concreto nella società.
Il 18 giugno è atteso Arthur Jafa (alle ore 13), nominato nella Established Artist category degli Art Basel Awards, una delle voci più influenti dell'arte contemporanea degli ultimi anni, in dialogo con il curatore Azu Nwagbogu. Inserito nella nuova serie di incontri intitolati «One-on-ones» di Art Basel, la sede sarà occasione per avviare una riflessione approfondita sulla traiettoria artistica di Jafa, la cui pratica, sviluppata nell'arco di oltre trent'anni tra cinema, installazione e immagine in movimento, ha ridefinito il linguaggio visivo attraverso cui raccontare l'esperienza nera contemporanea.
Al centro del dialogo vi sarà probabilmente la questione che attraversa tutta la ricerca di Jafa: come tradurre in immagini la stessa intensità emotiva, politica ed estetica che la musica afroamericana ha saputo esprimere nella cultura statunitense. Le sue opere, costruite attraverso montaggi di immagini trovate, filmati storici, cultura popolare e violenza sistemica, interrogano i meccanismi stessi della produzione delle immagini e della memoria collettiva. Non a caso Jafa è considerato uno degli artisti che più hanno influenzato il dibattito visivo contemporaneo sul razzismo strutturale, l'identità e la rappresentazione, ricevendo nel 2019 il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia.
Per chi invece vuole conoscere le strategie che consentono alle gallerie di attraversare con successo decenni di trasformazioni del mercato dell’arte, Art Basel propone il 19 giugno, dalle 11,30 alle 12,30, What is the secret behind gallery longevity?, un confronto tra tre protagonisti del mercato internazionale: Márcia Fortes, cofondatrice di Fortes D’Aloia & Gabriel, Claes Nordenhake, fondatore della Galerie Nordenhake, e Karen Jenkins-Johnson, fondatrice della Jenkins Johnson Gallery. Partendo dai rispettivi anniversari – 25, 30 e 50 anni di attività nel 2026 – i relatori rifletteranno sulle sfide che le gallerie si trovano ad affrontare in un contesto in continua evoluzione, tra cambiamenti economici, ridefinizione dei modelli di business e trasformazioni del sistema dell’arte globale. Se da un lato il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulle chiusure e sulle difficoltà del settore, dall’altro i dati mostrano una sorprendente capacità di resilienza delle imprese legate al mercato dell’arte, spesso più longeve rispetto a quelle di altri comparti economici. L’incontro darà quindi modo di approfondire le strategie che hanno permesso a queste realtà di consolidarsi nel tempo, espandersi in nuovi contesti geografici e costruire relazioni durature con artisti, collezionisti e istituzioni. Dall’esperienza internazionale di Claes Nordenhake, presente ad Art Basel fin dagli anni Settanta, all’impegno di Karen Jenkins-Johnson nella valorizzazione degli artisti della diaspora africana, fino al percorso di Márcia Fortes, che ha contribuito a fare della sua galleria uno dei principali punti di riferimento dell’arte contemporanea latinoamericana, emergeranno differenti modelli di successo e visioni sul futuro del settore. A moderare la conversazione sarà il critico e broadcaster Ben Luke. Naturalmente il programma dei talk non si esaurisce con questi incontri e per avere una panoramica completa si rimanda al sito ufficiale della fiera.
Márcia Fortes. Courtesy Fortes D’Aloia & Gabriel, São PauloRio de Janeiro
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