Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliEsistono artisti che hanno costruito il proprio linguaggio partendo dalla materia, e altri che, attraverso la materia, hanno cercato di comprendere il mondo. Giuseppe Spagnulo appartiene a questa seconda categoria. La grande mostra Giuseppe Spagnulo. Oltre la materia, verso il pensiero formante, allestita da CUBO Unipol a Bologna dal 9 ottobre 2026 al 23 gennaio 2027 e curata da Ilaria Bignotti e Roberto Borghi, offre l'occasione per rileggere una delle figure più autorevoli della scultura italiana del secondo Novecento, andando oltre la dimensione monumentale delle sue opere per restituire la profondità teorica di una ricerca che ha sempre concepito la scultura come forma di pensiero.
L'esposizione arriva in un momento particolarmente significativo, nel decennale della scomparsa dell'artista e a novant'anni dalla nascita, proponendo un percorso costruito in collaborazione con l'Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo e l'Archivio storico di CUBO Unipol. Il progetto prende avvio da due opere monumentali appartenenti alla collezione del Gruppo Unipol, Turris e Paesaggio orizzontale, realizzate all'inizio degli anni Ottanta, attorno alle quali si sviluppa una selezione di grandi sculture, opere su carta, maquette, documenti, fotografie storiche inedite e materiali audiovisivi che attraversano le principali stagioni della sua attività. Il titolo individua immediatamente il nodo centrale della mostra. Il "pensiero formante" non coincide con uno stile né con un metodo compositivo, ma identifica il processo attraverso il quale la forma nasce dal confronto diretto con la resistenza della materia. Per Spagnulo il gesto dello scultore non impone semplicemente una figura al materiale: ne verifica continuamente il limite, trasformando il ferro, la terracotta e gli altri elementi plastici in luoghi di tensione, equilibrio e trasformazione. «Non credo in una forma più perfetta di un'altra, ma solo nella quantità di spazio che una forma riesce a mettere in movimento», affermava l'artista, sintetizzando una concezione della scultura fondata sull'energia più che sull'oggetto.
Questa prospettiva permette anche di collocare Spagnulo entro una genealogia della scultura italiana che supera etichette ormai consolidate. Pur dialogando con la stagione dell'informale, dell'Arte Povera e della ricerca ambientale, la sua opera mantiene una posizione autonoma. Il ferro spezzato, piegato, inciso o aperto non è mai semplice esibizione della materia, ma diventa metafora di una condizione esistenziale nella quale forza e fragilità convivono costantemente. Le profonde lacerazioni di Ferro spezzato – Diagonale non raccontano la distruzione della forma; rendono visibile la tensione che la genera. Il percorso espositivo mette in evidenza due grandi direttrici della sua ricerca. La prima riguarda l'indagine sui principi costitutivi della forma attraverso geometrie essenziali, pesi, equilibri e rapporti spaziali. La seconda conduce invece verso una riflessione sempre più ampia sull'identità, sul Mediterraneo, sul mito e sulla memoria, aspetti che emergono con particolare intensità nelle opere più tarde, dove le forme sembrano assumere caratteri quasi antropologici, sospesi tra arcaicità e contemporaneità.
Accanto alle grandi sculture, la mostra restituisce particolare attenzione ai materiali progettuali. Disegni, maquette e carte testimoniano quanto il lavoro di Spagnulo fosse fondato su una continua elaborazione mentale prima ancora che sulla costruzione fisica dell'opera. Le grandi superfici realizzate con carbone, sabbia vulcanica e ossidi di ferro rivelano un interesse per la materia che dialoga con alcune delle esperienze più radicali dell'arte italiana del dopoguerra, da Alberto Burri a Lucio Fontana, pur mantenendo una precisa autonomia linguistica. La distribuzione delle opere tra spazi interni ed esterni della sede di Porta Europa sottolinea un altro elemento centrale della sua poetica: il rapporto tra scultura e paesaggio. Opere come Rosa dei venti o Attraverso la scultura, verso il mare non occupano semplicemente uno spazio, ma lo orientano, modificando la percezione dell'ambiente e invitando il pubblico a costruire nuove relazioni tra corpo, architettura e orizzonte. La scultura diventa così uno strumento attraverso il quale leggere il mondo piuttosto che un oggetto da contemplare.
Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Una selezione di supercar e classiche d'epoca andrà all'incanto l'11 ottobre a Knokke-Heist, guidata da una «Lamborghini Miura P400S» stimata fino a 2 milioni di euro
Esce per Solferino un nuovo volume che raccoglie le lezioni di Philippe Daverio dedicate alla storia dell'arte occidentale. Le origini dell'eleganza attraversa secoli di cultura figurativa, dall'antichità a Picasso, proponendo una riflessione sull'eleganza come categoria culturale e sulla storia dell'arte come dialogo continuo tra epoche, stili e idee.
Casa Gregotti presenta un percorso in quattordici stazioni in cui le opere d'arte sacra dialogano con i maestri del Novecento della collezione di famiglia e le incursioni contemporanee
Una complessa indagine curata da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi esplora diciassette secoli di scambi tra Mediterraneo e Asia, attraverso oltre 150 manufatti e un allestimento sperimentale firmato Rem Koolhaas e AMO/OMA



