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Prosegue fino all’8 gennaio 2024, al Mann-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, «West», la personale di Francesco Jodice curata da Matteo Balduzzi che presenta per la prima volta in Italia (dopo l’esposizione, nei primi mesi del 2023, alla Galerie Le Château d’Eau, Pôle Photographique Toulouse) 12 fotografie delle collezioni del Mufoco-Museo di Fotografia Contemporanea, che fanno parte del progetto avviato da Jodice stesso nel 2014 e concluso nel 2022 grazie anche al sostegno dell’Italian Council (X edizione, 2021).
Il fotografo (Napoli, 1967; vive e lavora a Milano) interpreta in queste immagini la vicenda storica, politica ed economica della costa occidentale degli Stati Uniti dove, dal 1848, si scatenò la Gold Rush, la corsa all’oro, primo passo di quel percorso forsennato di ricerca di una ricchezza rapida e spropositata che ha visto calare la sua pietra tombale con il fallimento Lehman Brothers, nel 2008.
In tre lunghi viaggi lungo la West Coast, Francesco Jodice ha dunque testimoniato la parabola ingloriosa del modello ultraliberista con scatti in cui, insieme agli spettacolari paesaggi di quelle aree geologicamente primordiali, documenta i ruderi di archeologia industriale che vi sopravvivono, le miniere e le «ghost town» che crescevano intorno a esse (per essere subito abbandonate quando i filoni auriferi si esaurivano) e vi inframmezza immagini d’archivio che lui definisce «minerali e detriti culturali»: tutti documenti della storia economica, geologica, politica e culturale di quello che è stato battezzato «il secolo americano». E nell’ultimo viaggio, del 2022 (quello promosso da Italian Council), ha attraversato ben 35 siti tra California, Nevada, Arizona, New Mexico, Utah, Wyoming e Colorado, partendo da Sutter’s Mill (California), dove fu trovata la prima pepita d’oro, e arrivando alla città ora fantasma di Madrid, in New Mexico.
Nella mostra al Mann va in scena anche l’opera «Atlante» (2015), primo capitolo di una trilogia video realizzata in parte nella Sala della Meridiana del museo, in cui l’archeologia industriale (ma anche, a ben vedere, quella si può definire l’«archeologia culturale» dell’Occidente) si salda magicamente con l’archeologia così come siamo da sempre abituati a intenderla, di cui il Mann è uno dei templi mondiali, pur nella sua intelligente apertura ai linguaggi del presente. La mostra è accompagnata da un catalogo (Electa) in cui sono presentate tutte le 70 immagini che compongono il progetto «West».
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