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Redazione
Leggi i suoi articoliDal 3 maggio al 22 novembre 2026, le sale di Palazzo Bragadin Carabba a Venezia ospitano un’indagine inedita su uno dei protagonisti più scostanti e tecnicamente dotati della stagione Pop: Mel Ramos. La mostra, intitolata Mel Ramos: Un’iconografia della bellezza americana e curata da Elisa Carollo, rappresenta la prima vera retrospettiva italiana dedicata all'artista di Sacramento, scomparso nel 2018, e porta in Laguna quella mitologia visiva che nel dopoguerra ha trasformato la femminilità statunitense legandola all'immaginario consumistico.
Ramos è emerso negli anni Sessanta muovendosi in sincrono con Andy Warhol e Roy Lichtenstein, ma con una deviazione pittorica che lo rende unico. Se i suoi colleghi puntavano sulla ripetizione seriale o sul segno grafico del fumetto, Ramos non ha mai abbandonato la seduzione dell'impasto a olio e della pennellata materica, eredità del suo mentore Wayne Thiebaud e dell'influenza dei pittori della Bay Area. Per Ramos, un incarto di caramelle o un pacchetto di sigarette avevano la stessa dignità estetica di un soggetto classico, tanto che il suo lavoro assomiglia a una traduzione del vernacolo americano nel linguaggio dell'alta pittura, dove le nuove celebrità e le pin-up dei girlie magazines vengono trattate con la perizia tecnica un tempo riservata alle divinità dell'Olimpo.
Il cuore del percorso espositivo mette in luce il paradosso delle sue California Venuses. Figure nude, che emergono da oggetti di consumo monumentali o si adagiano su loghi commerciali, quasi fossero "immagini di immagini", frutto della mediazione della bellezza operata dalla pubblicità e dallo spettacolo. Eppure, nonostante la mercificazione evidente, i suoi nudi restano ancorati alla tradizione di Tiziano, Velázquez e Manet. Se l’Olympia di Manet aveva sfidato lo spettatore con uno sguardo consapevole e privo di filtri mitologici, le figure di Ramos ne assorbono e rinnovano lo spirito provocatorio, rivelando però come l'ideale estetico moderno sia ormai filtrato dai media e dal consumo.
Sotto la superficie lucida e vibrante di queste opere, che celebrano l'abbondanza e l'ottimismo dell'America capitalista, si avverte una tensione sottile. Il corpo femminile non si limita ad accompagnare la merce, ma diventa con essa intercambiabile, rivelando l'ambiguità di un desiderio orchestrato con ironia e una sensualità mai moralizzante. Eppure, in questo "supermercato dei sogni", persiste un elemento umano profondo: la figura di Leta, moglie e musa dell'artista dal 1955, che attraversa l'intera produzione di Ramos elevando la modella contemporanea ad archetipo senza tempo.
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