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Fantasmi neobarocchi

Fantasmi neobarocchi

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

È un mondo di tenebra, anche più fitta della sua consueta «oscurità abitata», quello in cui ci conduce Lorenzo Puglisi con la mostra «L’ignoto che appare», curata da Roberto Borghi alla Galleria del Milione fino al 24 aprile.

 

Se nelle opere esposte in contemporanea nella sua personale alla galleria Sobering di Parigi le figure larvali che affiorano dal buio conservano qualche traccia di riconoscibilità, nella rassegna del Milione Puglisi (Biella, 1971, vive a Bologna) presenta lavori nei quali l’immagine, tratta da dipinti tardo-rinascimentali o barocchi, è decostruita e ridotta a pochi e inconoscibili dettagli anatomici (volti? Mani? Piedi? Quasi fossero ecografie, illeggibili per un profano) che aggallano dal buio «cosmico» del fondo, illuminati da un chiarore lunare che aggiunge mistero al mistero della sua pittura.

 

Una pittura perturbante, la sua, erede della «tradizione oscura» che da Leonardo arriva a Caravaggio e ai seicentisti, poi a Goya e a Bacon. A inquietare e ad attrarre al tempo stesso lo sguardo è lo spaesamento prodotto dall’inganno dei sensi, che pone interrogativi sul piano sia percettivo che razionale ed emotivo.

 

Del resto, nota Bruno Corà nell’intervista all’artista in catalogo, l’oscurità è una dimensione oggi attualissima, grazie alle scoperte della fisica quantistica sui «buchi neri», sulla «materia oscura», su un universo che sinora ci è sfuggito e che genera in noi uno sgomento simile a quello dei nostri progenitori di fronte a un cielo notturno: una potente metafora, anche, dell’angoscia del nostro tempo.

 

Ada Masoero, 22 aprile 2016 | © Riproduzione riservata

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Fantasmi neobarocchi | Ada Masoero

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