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Ilaria Bernardi
Leggi i suoi articoliDalla fine degli anni Settanta, Enzo Cucchi (Morro d’Alba, An, 1949) ha contribuito a ridefinire il linguaggio di pittura, scultura, disegno, installazione, ceramica, mosaico, libro d’artista, unendoli in una ricerca che va ben oltre la Transavanguardia nella quale Achille Bonito Oliva inserì l’artista nel 1979. Archetipi, memoria, mito, letteratura e paesaggio vi si fondono, costruendo un immaginario popolato da teschi, occhi, animali, fuochi e figure enigmatiche, sospese tra dimensione visionaria e cultura mediterranea. Nonostante l’importanza e la vastità della sua produzione, «Cucchi si è sempre totalmente disinteressato all’organizzazione del proprio archivio», rivela il figlio Alessandro Cucchi, che dal 2012 ne cura la direzione: «La vera origine del suo archivio va ricercata nella lungimiranza di una figura centrale della museologia italiana, Ida Gianelli, che dal 1989-90, appena diventata direttrice del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, prese in mano l’intero archivio e lo strutturò in modo impeccabile».
La nascita dell’Archivio Enzo Cucchi, infatti, si intreccia con una più ampia iniziativa culturale che Ida Gianelli promosse per tutta la durata della sua direzione del Castello di Rivoli: parallelamente alla costituzione di una biblioteca specializzata, aperta poi ufficialmente nel 1999, dette avvio a uno straordinario progetto sugli archivi di artisti viventi, tra cui quelli di Giulio Paolini, Giuseppe Penone e Pier Paolo Calzolari, a cui poi aggiunse quelli di artisti più giovani come Grazia Toderi e Alessandra Tesi. Si trattava di un progetto archivistico particolarmente innovativo: non semplici depositi documentari, ma strutture permanenti dedicate allo studio, alla catalogazione e alla valorizzazione della produzione ancora in corso degli artisti contemporanei, seguendo un sistema archivistico rigoroso (e ancora oggi attuale), fondato sulla sistematicità della catalogazione, sulla ricostruzione della storia di ogni opera e sull’idea dell’archivio come strumento scientifico destinato a crescere nel tempo. La documentazione relativa all’opera di Cucchi fu la prima a entrare in tale progetto: «Spesso Ida Gianelli si recava personalmente nello studio di mio padre per ritirare le fotografie delle nuove opere, che venivano successivamente schedate al Castello di Rivoli. Quando la documentazione mancava, veniva richiesta direttamente alle gallerie, alle biblioteche, ad altri spazi espositivi...», ricorda Alessandro Cucchi. La struttura conferita all’archivio di Cucchi presso il museo era estremamente rigorosa: il cuore dell’archivio era costituito da tre grandi nuclei documentari, distinti per tipologia di opere (dipinti, disegni e sculture) e organizzati cronologicamente dal 1979 in avanti; a questi si aggiungevano ulteriori sezioni dedicate alle grandi installazioni e alle opere monumentali, oltre ai faldoni riservati alla corrispondenza e alla rassegna stampa, indispensabili per ricostruire la fortuna critica e la storia espositiva dell’artista. Ogni opera non veniva semplicemente registrata, ma accompagnata da una «biografia» documentaria: accanto alla relativa riproduzione fotografica trovavano posto il numero d’archivio, le caratteristiche tecniche, le esposizioni alle quali l’opera aveva partecipato, le pubblicazioni in cui era comparsa, la provenienza e, per quanto possibile, la successione dei passaggi di proprietà. In questo modo l’archivio non era funzionale soltanto alla conservazione e allo studio del lavoro dell’artista, ma anche alla predisposizione di un suo futuro eventuale catalogo ragionato. «Nel 2008 Ida Gianelli lasciò la direzione del Castello di Rivoli: non essendo più lei a gestire il lavoro di archiviazione, questo programma si interruppe e molti degli archivi furono ritirati dai rispettivi artisti, tra cui il nostro che riportai a Roma, spiega Alessandro Cucchi. Essendo stato organizzato come un sistema documentario perfettamente strutturato, fino ad oggi non ho fatto altro che preservare integralmente e proseguire pedissequamente quel sistema di archiviazione, avviando al tempo stesso un lungo processo di conversione digitale destinato a sostituire progressivamente la documentazione cartacea. La digitalizzazione è ora completa per quanto concerne i tre nuclei principali dell’archivio dedicati a pittura, disegno e scultura, mentre procede più lentamente quella relativa alla stampa e alla corrispondenza».
Accanto alla scansione documentaria è stato sviluppato anche un database informatico dedicato alle opere, realizzato inizialmente attraverso FileMaker e oggi in fase di migrazione verso Artshell. Questa volontà di sperimentare nuove modalità di accesso al patrimonio archivistico negli ultimi anni ha portato alla realizzazione di uno dei progetti più originali oggi esistenti nel panorama degli archivi d’artista: la trasformazione dell’intero archivio digitale di Cucchi in un videogioco interattivo e immersivo, capace di coniugare rigore scientifico e nuove forme di divulgazione. L’idea, precisa il figlio, nasce durante la pandemia: «Mio padre non aveva un sito internet e ci siamo resi conto che oggi non averlo equivale quasi a non avere un biglietto da visita. Non volevamo però il classico sito autoreferenziale, quello in cui l’artista racconta semplicemente quello che ha fatto». Il progetto ha preso forma nel 2020 grazie alla collaborazione con Fantastico Studio e con lo sviluppatore argentino Julián Palacios. Alessandro Cucchi ha affidato al team di lavoro centinaia di immagini provenienti dall’archivio affinché potessero essere trasformate nell’universo visivo del gioco. Il risultato è «Cuccchi», un videogioco esplorativo in soggettiva, inizialmente articolato in sette livelli, interamente costruiti a partire dall’immaginario dell’artista: ambienti labirintici, architetture impossibili, paesaggi popolati dai simboli ricorrenti della sua ricerca (occhi, teschi, animali, rocce e fuochi) diventano lo spazio attraverso il quale il visitatore è chiamato a muoversi. L’esperienza richiama, per certi aspetti, la logica dei grandi videogiochi arcade, ma sostituisce ai tradizionali premi di gioco un sistema direttamente collegato all’archivio: durante l’esplorazione il giocatore raccoglie infatti piccoli occhi fluttuanti, uno dei motivi iconografici più ricorrenti nell’opera di Cucchi. Ogni occhio conquistato permette di sbloccare, all’interno della galleria digitale, una scheda completa dedicata a una sua opera, comprendente l’immagine in alta definizione e le relative informazioni archivistiche. In questo modo il meccanismo ludico diventa anche uno strumento di consultazione documentaria: per accedere alle opere bisogna letteralmente attraversarne l’universo visivo. Non si tratta, dunque, di un videogioco ispirato all’opera dell’artista ma della sua trasposizione archivistica; il catalogo digitale non è separato dal gioco ma coincide con esso. Visitando il sito, infatti, il principale strumento di consultazione non è un database tradizionale, ma proprio «Cuccchi», disponibile gratuitamente online e pubblicato anche per PlayStation, Xbox, Nintendo Switch, Steam e dispositivi mobili. Il progetto continua inoltre a evolversi: dopo la distribuzione sulle principali piattaforme di gioco, «quasi ogni anno, rilasciamo un aggiornamento: i livelli giocabili ad oggi sono 12, mentre l’età media dei fruitori va dai 12 ai 34 anni», conclude Alessandro Cucchi.
Nato dalla visione museologica di Ida Gianelli, proseguito da Alessandro Cucchi e oggi proiettato verso forme inedite di fruizione digitale, l’Archivio Enzo Cucchi testimonia come l’archivio possa trasformarsi insieme al linguaggio contemporaneo, mantenendo intatto il proprio valore scientifico mentre sperimenta modalità del tutto nuove di accesso, partecipazione e conoscenza.
Ilaria Bernardi
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