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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliFigura centrale della curatela internazionale tra Stati Uniti ed Europa, Kathleen Goncharov è scomparsa il 31 dicembre nella sua casa di Boca Raton, in Florida, all’età di 73 anni, per cause naturali. Curatrice, organizzatrice culturale e artista, Goncharov ha attraversato oltre quattro decenni di storia dell’arte contemporanea lasciando un segno profondo nel modo di intendere il ruolo del museo, dell’arte pubblica e dell’impegno politico nella pratica curatoriale.
Dal 2012 al 2025 è stata senior curator del Boca Raton Museum of Art, dove ha firmato più di trenta mostre dedicate ad artisti come Tony Oursler, Whitfield Lovell, Phyllis Galembo, Maren Hassinger, Mickalene Thomas e Carrie Mae Weems. «Il museo aveva un’anima, e questo era merito di Kathy», ha ricordato Irvin Lippman, direttore esecutivo dell’istituzione fino al 2025, sottolineando la sua capacità unica di dare vita alle esposizioni con uno stile personale e riconoscibile. Nata nel 1952 a Monroe, nel Michigan, Goncharov si forma professionalmente a New York all’inizio degli anni Ottanta, quando entra a far parte della Just Above Midtown Gallery (JAM), lo spazio fondato da Linda Goode Bryant che fu decisivo per l’emersione di numerosi artisti afroamericani e sperimentali. In seguito diventa director of exhibitions di Creative Time (1983–86), contribuendo a ridefinire il rapporto tra arte contemporanea e spazio pubblico.
Dal 1987 al 2001 lavora alla New School di New York, dove cura collezioni e programmi del Vera List Center for Art and Politics, confermando una costante della sua ricerca: l’arte come strumento critico e sociale. In quegli anni organizza anche importanti partecipazioni internazionali, tra cui “Re:Claiming Egypt” di Fred Wilson alla Biennale del Cairo (1992) e una mostra alla Triennale di Nuova Delhi (1991). Il momento forse più emblematico della sua carriera arriva nel 2003, quando viene nominata commissaria del Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia. La sua scelta ricade ancora su Fred Wilson, con il progetto Speak of Me as I Am, una riflessione potente sulla presenza storica e contemporanea delle comunità nere a Venezia: una mostra che segnò una svolta nel modo di intendere il padiglione americano, spostandolo su un terreno apertamente politico e critico.
Negli anni successivi Goncharov ricopre incarichi al MIT come curatrice dell’arte pubblica, al Nasher Museum of Art della Duke University, e al Brodsky Center for Innovative Editions della Rutgers University, continuando a sostenere artisti come El Anatsui, David Hammons, Mona Hatoum, William Kentridge, Barkley Hendricks e Lorraine O’Grady. Meno nota al grande pubblico, ma altrettanto significativa, è stata la sua attività di artista: una pratica coltivata per decenni e resa visibile solo tardi, con la prima mostra personale Above and Below nel 2022 a New York. I suoi lavori, ispirati alla pittura medievale italiana riflettono una spiritualità intima e stratificata, lontana da ogni accademismo.
Sophie Seydoux
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