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Un ritratto di Mario Ceroli

Courtesy of 21Art

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Un ritratto di Mario Ceroli

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Due nuovi spazi tra Montecarlo e Jesolo

21 Art inaugura la sua prima sede internazionale nel Principato e rafforza la presenza in Italia. In apertura mostre di Jan Fabre e Mario Ceroli

Lavinia Trivulzio

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Dopo la recente apertura della sede romana, 21Art continua a ridisegnare la propria geografia annunciando due nuove inaugurazioni quasi speculari per natura e ambizione: la prima sede internazionale a Montecarlo e un nuovo spazio in Italia a Jesolo (Venezia), che si aggiunge alle gallerie già attive di Treviso e Padova.  «La crescita di 21Art si inserisce in una strategia di sviluppo organica e di lungo periodo», afferma Davide Vanin, amministratore delegato della società benefit fondata da Alessandro Benetton su progetto dell’imprenditore Davide Vanin, descrivendo un modello in cui ogni sede è affidata a una gestione operativa autonoma ma coordinata da una regia centrale. La selezione degli artisti è demandata a un Comitato Scientifico, mentre la circolazione delle mostre tra le sedi mira a garantire continuità di programma e riconoscibilità del progetto complessivo.  La scelta di Montecarlo come prima sede estera si colloca in un contesto in trasformazione: il Principato, da mercato tradizionalmente stagionale, ha visto negli ultimi anni un progressivo consolidamento di gallerie e operatori internazionali, fino a configurarsi come un piccolo hub per l’arte contemporanea nel Mediterraneo. Lo spazio di 21Art si inserisce nel nuovo eco-quartiere Mareterra (Quai du Petit Portier 22), progettato da Renzo Piano, un’area che ha già attirato attenzione per la sua natura di estensione urbana sul mare e per la concentrazione di funzioni culturali e residenziali. Ad aprire la sede monegasca è «Jan Fabre. Allegory of Caritas (An Act of Love)», a cura di Melania Rossi, visitabile dall’11 giugno all’11 settembre. La mostra riunisce oltre quaranta opere in cui l’artista belga costruisce una narrazione che oscilla tra autobiografia e allegoria, tra dimensione intima e costruzione simbolica. Alcuni lavori mettono in gioco direttamente il corpo e le sue tracce: disegni realizzati con sangue, ecografie, materiali organici che «raccontano» la nascita del figlio Django e, più in generale, l’idea di origine come esperienza condivisa e stratificata. Accanto a questo nucleo, una sezione dedicata ai lavori in corallo rosso introduce una materia che si presenta come insieme naturale e artificiale allo stesso tempo: forme dense, quasi geologiche, che sembrano emergere da un immaginario sotterraneo. 

Jan Fabre, «A Spiritual Space (Altar)», 2022. Courtesy of 21Art

A Jesolo, nella Torre Aquileia progettata da Carlos Ferrater, 21Art inaugura «Mario Ceroli, il mare e il mito. Un diario di bordo tra le rotte di Omero», a cura di Cesare Biasini Selvaggi, aperta dal 6 giugno al 10 settembre. Il progetto si presenta come una costruzione narrativa in cui la scultura diventa dispositivo spaziale. Le opere di Ceroli, tra cui «Bagnanti» (1984), «Tuffatore» (1990) e «Senza titolo» (1997), vengono rimesse in circolo come elementi di un paesaggio più che come oggetti autonomi, attivando un percorso che richiama esplicitamente il mito omerico e la dimensione del viaggio. Lo spazio della galleria diventa così una sorta di nave immaginaria dove le opere funzionano come tappe e deviazioni di rotta. A Jesolo, inoltre, la sede 21Art si affianca a quella di Attico Interni, replicando un modello già sperimentato a Treviso che mette in relazione arte contemporanea e design nello stesso contesto architettonico.  Parallelamente alle aperture, 21Art sta sviluppando un programma di residenze d’artista in collaborazione con partner industriali e una serie di interventi nello spazio urbano e residenziale. In questo quadro si inserisce anche la partecipazione all’inaugurazione di Ca’ del Chiostro a Padova, progetto promosso dalla joint venture tra Covivio e Carron SpA e firmato dallo Studio di Architettura Salmaso, per il quale la galleria curerà l’allestimento di spazi comuni e interni con opere di artisti internazionali. Durante la serata inaugurale è prevista anche la performance installativa «Feet of Clay (Piedi d’argilla)» di Vanshika Agrawa, che intreccia pittura, video e performance in un lavoro di taglio multidisciplinare.

Lavinia Trivulzio, 03 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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