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«Eccentrica»

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«Eccentrica»

Dove nasce il valore nell’arte? Parola a Adriano Attus, Claudia Maina e Lorenza Morandotti

Che cosa accade quando l’eccentricità smette di essere considerata una condizione marginale e diventa il luogo nel quale può formarsi valore? Da questa domanda nasce «Eccentrica», la mostra che inaugura il 6 ottobre allo Studio Lombard DCA di Milano con Adriano Attus, Claudia Maina e Lorenza Morandotti. Tre ricerche differenti, accomunate dall’uso di geometrie e simboli per affrontare il rapporto tra individuo e collettività, isolamento e appartenenza. L’esposizione anticipa il numero 24 di «AES Arts+Economics», dedicato allo stesso tema.

Essere eccentrici significa, prima ancora di essere originali o stravaganti, trovarsi fuori dal centro. È dal significato letterale della parola che parte Eccentrica, la mostra che inaugura martedì 6 ottobre, dalle 18 alle 21, negli spazi dello Studio Lombard DCA, in viale Premuda 46 a Milano.

In mostra ci sono Adriano Attus, Claudia Maina e Lorenza Morandotti, tre artisti con linguaggi differenti accomunati da una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività. Il punto d'incontro è soprattutto nell'utilizzo di geometrie, strutture e simboli che smettono di essere elementi puramente formali per diventare strumenti attraverso i quali rappresentare appartenenza, isolamento, instabilità e ricerca di un ordine possibile. Il titolo contiene però anche una questione più ampia, che riguarda direttamente il sistema culturale. Che cosa consideriamo centrale e che cosa lasciamo ai margini? E soprattutto: il valore nasce necessariamente nel centro oppure può formarsi proprio nella distanza dai luoghi, dai tempi e dai meccanismi nei quali il sistema dell'arte tende a riconoscersi? È la domanda posta da Franco Broccardi nel manifesto che accompagna il progetto. «In fisica e astronomia il termine descrive una posizione e una traiettoria, non un giudizio», scrive. Nel linguaggio comune, invece, «eccentrico» ha progressivamente assunto una connotazione che oscilla tra marginalità e originalità.

Broccardi sposta questa ambivalenza sul funzionamento della cultura contemporanea: «Che cosa succede a un sistema artistico, e al lavoro culturale che lo sostiene, se l'eccentricità smette di essere considerata margine e viene riconosciuta come luogo dove il valore si forma?». La mostra anticipa infatti il numero 24 di «AES Arts+Economics», rivista pubblicata dallo Studio Lombard DCA, che sarà presentato alla fine di novembre e sarà dedicato allo stesso tema. La riflessione nasce anche dal secondo «rave culturale» organizzato il 2 luglio al Galata Museo del Mare di Genova dal gruppo Quitting, formato da Franco Broccardi, Marco Enrico Giacomelli e Arianna Testino. Al centro c'è una critica a un sistema culturale nel quale anche la produzione intellettuale tende a essere misurata attraverso attività, risultati e rendicontazioni. Rimane invece difficilmente quantificabile tutto ciò che precede il risultato: il tempo della ricerca, della sospensione, del dubbio e perfino dell'inattività.

«Esiste un'attività che oggi nel sistema culturale italiano ed europeo non viene finanziata, non viene rendicontata, non viene riconosciuta come lavoro e che era il presupposto storico di quasi tutto ciò che chiamiamo arte: la sospensione, il tempo non produttivo, il ritiro temporaneo dal flusso», scrive Broccardi. Eccentrica traduce questa riflessione teorica attraverso tre posizioni artistiche molto differenti. Adriano Attus, con Variazioni Circolari, parte da cinquanta cerchi concentrici attraversati da una progressione numerica di segmenti colorati. Attraverso la rotazione, la struttura genera configurazioni che sembrano produrre spirali senza che queste siano realmente disegnate. Il sistema è rigoroso e matematico, ma il risultato è percettivamente mobile. Ogni segmento mantiene la propria autonomia mentre contribuisce alla costruzione di una forma complessiva.

Il rapporto tra individuo e struttura collettiva viene affrontato da Claudia Maina attraverso una condizione molto più instabile. Nei disegni Bedbug World Communication compaiono edifici immaginari fragili come castelli di carte, abitati da piccoli «omini-cimice». Sono figure isolate, quasi imprigionate all'interno delle architetture, incapaci di costruire una relazione con ciò che le circonda. Gli edifici possono continuamente crollare e ricomporsi. La precarietà architettonica corrisponde così a una precarietà delle relazioni. Maina utilizza queste strutture come immagine di una afasia comunicativa nella quale gli individui condividono uno spazio senza riuscire necessariamente a trasformarlo in un luogo comune. Con Lorenza Morandotti il punto di partenza è invece uno dei simboli collettivi per eccellenza: la bandiera. Storicamente utilizzata per identificare territori, nazioni e appartenenze, la bandiera stabilisce inevitabilmente una distinzione tra chi si trova al suo interno e chi rimane fuori.

Le Cosmos' Flags cercano di invertirne il significato. Sono tele leggere e trasparenti, pensate per essere attraversate dallo sguardo. Al centro compare un cerchio cromatico che assume la forma di un tunnel rivolto verso un nucleo luminoso. Le opere derivano dagli acquerelli della serie Infiniti infiniti e fanno parte di un progetto iniziato a Creta nel 2019, che ha raggiunto 91 destinazioni simboliche. La bandiera perde così la funzione di definire un confine geografico per diventare il segno di un'appartenenza più estesa. Se Attus cerca il rapporto tra elemento e sistema attraverso la matematica e Maina rappresenta la difficoltà della relazione, Morandotti lavora sulla possibilità di oltrepassare simbolicamente il confine.

Sono tre modi differenti di affrontare la stessa questione: dove si trova l'individuo rispetto al sistema al quale appartiene? Ed è proprio questa domanda a ricondurre le opere al titolo della mostra. L'eccentricità non viene presentata come semplice eccentricità estetica, né come culto dell'originalità individuale. Indica piuttosto una posizione: la possibilità di spostarsi temporaneamente fuori dal centro per osservare diversamente le strutture nelle quali si è inseriti. In questo senso Eccentrica funziona anche come anticipazione della riflessione che AES Arts+Economics svilupperà a novembre. Broccardi arriva a formulare un'ipotesi semplice: «Riconoscere il valore dell'eccentricità significa, in concreto, accettare l'idea che alcune forme di valore nascano dal togliere, dal limitare, dal lasciare spazio, dallo stare fuori dal centro». La mostra milanese prova a verificare questa ipotesi attraverso le opere. Non cerca un nuovo centro. Osserva piuttosto che cosa diventa visibile quando ci si sposta leggermente fuori dalla sua traiettoria.

 

Redazione, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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