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Cesare Provaggi «Scena con personaggi in costume tratta da Opera teatrale», XIX secolo.

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Cesare Provaggi «Scena con personaggi in costume tratta da Opera teatrale», XIX secolo.

Secondo appuntamento con eccellenze e protagonisti dell’antiquariato in Italia

I protagonisti del mercato antiquario • Un viaggio esclusivo dietro le quinte nel panorama del mercato italiano per scoprire le gallerie storiche e i visionari mercanti d’arte che custodiscono il patrimonio culturale del paese, con tutti gli appuntamenti in arrivo e le date da non perdere

Abraham Janssens, «La zingara».

Giorgio Baratti Antiquario

Giorgio Baratti Antiquario, realtà fondata nel 1982 e che ha sede nel cuore di Milano, a settembre è impegnata su più fronti. Con il Comune di Genova è infatti promotrice della mostra «ARGENTINA - GENOVA andata / ritorno. L’inedito Ritratto di Julia Lavarello Anselmo di Vincenzo Irolli» presso la GAM Galleria d’Arte Moderna, Musei Civici di Nervi (6 settembre- 30 novembre), mentre a ne mese partecipa alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. Al centro della mostra genovese è un unico dipinto: «Ritratto di Julia Lavarello Anselmo» (1907) di Vincenzo Irolli (Napoli, 1860-1949), proveniente dalla Collezione Giorgio Baratti e presentato per la prima volta. Il monumentale ritratto restituisce il volto di una donna appartenente all’élite cosmopolita che, tra Genova e Buenos Aires, incarnava la nuova borghesia internazionale della Belle Époque. Tra gioielli, panneggi e una posa di matrice aristocratica, Irolli costruisce un’immagine sospesa tra rappresentazione sociale e identità privata. Sul retro della tela, la nota autografa dell’artista identifica la protagonista e riapre la storia di una famiglia legata alle rotte marittime tra Italia e Sud America. Sul fronte fiorentino, alla Biaf, la galleria espone, tra le altre, un olio su tela, «Allegoria della vanità» (nella foto, un dettaglio), di Francesco Fontebasso (Venezia, 1707-1769), tra i pittori più importanti del Settecento veneziano. Appartenente alla produzione più matura del pittore, «il dipinto è eseguito con un tocco di pennellata fresco e ricco di materia pittorica, con una modellazione ben sentita e, ancora, con dei colori caldi e smaglianti: elementi codesti che, uniti a un vivo sentimento della bellezza, infondono a quest’opera un senso di gioiosa e sana spiritualità», come ha scritto nella sua perizia il critico d’arte Egidio Martini.

Andrea della Robbia, Tabernacolo Eucaristico, 1440 circa-

Tornabuoni Arte Antica

Vent’anni possono bastare per definire un’identità. Nel caso di Tornabuoni Arte Antica coincidono con un percorso di ricerca che ha saputo affiancare all’attività di mercato un costante lavoro di studio, riscoperta e valorizzazione delle opere. L’anniversario della galleria diventa così l’occasione per guardare ai risultati di una visione collezionistica, espressione della visione di Roberto Casamonti, che trova oggi sintesi nella nuova raccolta e nel catalogo celebrativo che verranno presentati il 3 ottobre nella sede fiorentina di Via Maggio 40r dalle 17,30. Il volume è un itinerario che attraversa sei secoli di storia dell’arte, nel quale ogni dipinto è il punto d’incontro tra qualità formale, ricerca attributiva e vicenda collezionistica. Accanto a lavori già entrati nella storia espositiva della galleria, trovano posto nuove acquisizioni destinate ad arricchire il dialogo fra epoche e linguaggi. Tra le opere spicca la preziosa «Madonna in trono col Bambino tra i Santi Giuliano l’Ospedaliere e Antonio Abate» di Giovanni di Tano Fei (nella foto), rara testimonianza della pittura senese tardogotica, dove l’eleganza lineare e il fondo oro conservano intatta la loro forza evocativa. Di tutt’altro registro è la «Veduta di Castel Sant’Angelo a Roma» di Gaspar van Wittel, detto il Vanvitelli, uno dei massimi interpreti della veduta moderna: una Roma osservata con rigore quasi topografico ma animata da una luce che trasforma la precisione descrittiva in esperienza atmosferica. Chiude idealmente questo percorso «Mosè abbandonato dalla madre» di Giuseppe Mancinelli, monumentale tela esposta nel 1851 al Real Museo Borbonico, nella quale il pittore napoletano restituisce il racconto biblico con un linguaggio teatrale, ricco di tensione emotiva e di ambizione storica.

Federico Zandomeneghi, «Donna al caffè (Au café)», 1914.

Amart

Amart torna a Milano dal 5 all’8 novembre al Museo della Permanente. La manifestazione riunirà oltre 60 gallerie italiane e straniere, confermando il ruolo del capoluogo lombardo come luogo privilegiato di confronto tra antiquariato, arte e collezionismo. La proposta spazia dalla pittura alla scultura, dagli arredi agli argenti, dai gioielli ai tappeti, fino alle arti decorative, con aperture al moderno e al design. Il successo di AMART, nata nel 2018, sta anche nella capacità di intercettare un cambiamento nel modo di avvicinarsi all’antico. Oggi chi acquista cerca meno l’oggetto semplicemente prezioso e guarda sempre più alla qualità, alla provenienza e all’esclusività. «Il mercato di oggi, più colto e consapevole, ignora il mediocre e l’ordinario, orientandosi piuttosto su raro e inusuale, purché di qualità indiscutibile e filologicamente ineccepibile», spiega Michele Subert, presidente dell’Associazione Antiquari Milanesi. Negli ultimi anni, grazie al lavoro di Subert, Mirco Cattai, Fabrizio Pedrazzini, Tomaso Piva, Lorenza Salamon e tutto il consiglio dell’Associazione Antiquari Milanesi, la fiera ha rafforzato la propria dimensione internazionale, coinvolgendo gallerie provenienti da importanti piazze europee e che rendono ancora più stimolante quest’occasione di incontro e approfondimento. A introdurre l’ottava edizione sarà la presentazione ufficiale della fiera, in programma il 20 ottobre alle ore 18 al Museo Poldi Pezzoli di Milano, uno dei luoghi simbolo della storia artistica milanese. Un appuntamento che anticipa il percorso di AMART 2026 e ne racconta la vocazione: mettere in relazione patrimonio, ricerca e passione per l’arte.
 

Galleria Carlo Orsi, Milano. Credits @HG Esch Photography. Courtesy Galleria Carlo Orsi, Milano.

Galleria Carlo Orsi

Tra le opere presentate alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze dalla Galleria Carlo Orsi di Milano, specializzata in dipinti antichi, sculture e oggetti d’arte dal Trecento al Settecento, spicca la «Maddalena penitente» di Antonio Canova. Realizzata tra il 1798 e il 1799, si distingue per la sua eccezionale rarità. L’olio su tela appartiene infatti al ristretto nucleo della produzione pittorica autografa dell’artista, offrendo uno sguardo prezioso su un Canova meno conosciuto, lontano dall’immagine esclusivamente legata alla scultura. Dipinta a Possagno negli stessi anni della celebre, omonima, opera in marmo, quella che si può ammirare nella fiera fiorentina nasce da un singolare rapporto tra i due linguaggi. Se abitualmente il maestro di Possagno affidava alla pittura una funzione preparatoria rispetto alla scultura, qui è invece l’invenzione plastica a tornare sulla tela, trasformandosi in una nuova esperienza di luce, colore e sentimento. La figura raccolta, immersa in una dimensione di silenzio e contemplazione, conserva sulla tela quella tensione tra idealità classica e intensità emotiva che caratterizza la ricerca dell’artista. Il dipinto testimonia la libertà con cui lo scultore attraversa i confini tra le arti e restituisce, attraverso la pittura, la stessa idea di bellezza e di commozione che lo ha reso uno dei protagonisti assoluti del Neoclassicismo. Ad AMART (Milano, 5-8 novembre), invece, la galleria esporrà un olio di grandi dimensioni di Scuola lombarda del XVII secolo. La composizione, «Veduta del Castello Sforzesco di Milano» (nella foto), restituisce con grande suggestione l’immagine della città e del suo monumentale simbolo, attraverso una pittura attenta alla resa architettonica e alla vivacità della scena urbana.

Redazione, 02 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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