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L'allestimento dei resti degli «amanti» nella nuova sezione del MuSa di Lecce

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L'allestimento dei resti degli «amanti» nella nuova sezione del MuSa di Lecce

Dopo 28mila anni la storia della «coppia di amanti» di Parabita ritorna a vivere al MuSA di Lecce

Una nuova sezione del Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento racconta la sepoltura paleolitica scoperta nel 1968 nella Grotta delle Veneri: due individui, un uomo e una donna, sepolti uno di fronte all’altra, distesi sui fianchi e con le gambe intrecciate. Reperti, ricostruzioni scientifiche e contenuti multimediali restituiscono uno spaccato della vita dei cacciatori-raccoglitori nel Salento preistorico

Gaspare Melchiorri

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Dopo essere rimasti custoditi per millenni nel sottosuolo, due individui vissuti circa 28mila anni fa tornano a raccontare la loro storia. Dal 5 novembre, al MuSA, il Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento, a Lecce, sarà visitabile una nuova sezione dedicata alla sepoltura paleolitica rinvenuta nella Grotta delle Veneri di Parabita (Le), comune dell’entroterra salentino. I resti sono quelli di un uomo e una donna, sepolti uno di fronte all’altra, distesi sui fianchi e con le gambe intrecciate. Nella divulgazione sono conosciuti come «gli amanti».

La particolarità della sepoltura, risalente al Gravettiano, una fase del Paleolitico superiore, riguarda soprattutto la disposizione dei corpi: secondo gli studiosi che hanno riesaminato i reperti, si tratta di una modalità che non trova riscontro nelle altre sepolture paleolitiche europee finora documentate.

L’inaugurazione è prevista per le 17.30 nella sede di via di Valesio 3 e rappresenta un’importante occasione per conoscere una delle più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio salentino. Il progetto espositivo nasce dalla scoperta effettuata nel 1968 dal professor Giuliano Cremonesi e dal successivo riesame scientifico condotto nel 2020, sotto il coordinamento di Elettra Ingravallo e Renata Grifoni Cremonesi, con il contributo di numerosi studiosi.

Le nuove ricerche hanno permesso di approfondire le caratteristiche fisiche dei due individui, il contesto funerario e alcuni aspetti del loro stile di vita. I risultati sono stati raccolti nel volume La Grotta delle Veneri di Parabita (Lecce), pubblicato da Edipuglia, e costituiscono la base scientifica del nuovo allestimento.

Tra i reperti più interessanti figurano alcuni denti di cervo associati all’ocra, interpretati come elementi di una cuffia indossata dalla donna. Una ricostruzione dell'ornamento sarà esposta insieme agli altri oggetti del corredo funerario. Al centro della sezione troverà spazio anche una teca con i resti scheletrici disposti in posizione anatomica, accompagnata da un’illustrazione scientifica che ricostruisce la sepoltura e alcuni momenti della vita quotidiana dei cacciatori-raccoglitori.

Il percorso museale integra, inoltre, strumenti digitali e multimediali: Qr code con testi e audio bilingui, approfondimenti su età, sesso, patologie e abitudini dei due individui, oltre a un documentario sottotitolato che ripercorre la scoperta e le successive indagini. Non mancherà un’animazione tridimensionale degli scheletri, realizzata dal Laboratorio 3D dell'Ateneo.

La realizzazione dell'allestimento, curato da Jacopo De Grossi Mazzorin e dalla direttrice del MuSA Grazia Maria Signore, ha richiesto un particolare lavoro di ricostruzione a causa dell'elevata frammentarietà dei resti. L'obiettivo è rendere accessibili al pubblico i risultati della ricerca, senza rinunciare al rigore scientifico.

La cerimonia inaugurale vedrà la partecipazione della rettrice Maria Antonietta Aiello, del soprintendente Antonio Zunno e del direttore del Dipartimento di Beni Culturali Girolamo Fiorentino, insieme a studiosi e ricercatori coinvolti nel progetto.

L'inaugurazione sarà dedicata alla memoria di Elettra Ingravallo e Jacopo De Grossi Mazzorin, figure fondamentali nel percorso scientifico e museale. A quasi sessant'anni dalla scoperta, la sepoltura di Parabita diventa così patrimonio di conoscenza condivisa: una finestra aperta sulla vita e sulle credenze delle comunità che abitavano il Salento molto prima della storia scritta.

Gaspare Melchiorri, 04 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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