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Fulcro dell’iniziativa è il caso di studio ospitato a Palazzo Contarini della Porta di Ferro, dove materiali audiovisivi, sonori e documentari del 1976 vengono messi in relazione con opere contemporanee, dando forma a un archivio vivente che stimola nuove letture e prospettive di ricerca
- Alessia De Michelis
- 23 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Euskadiko Filmategia-Filmoteca Vasca/Juan José Lasa
Dopo cinquant’anni i Paesi Baschi tornano alla Biennale di Venezia
Fulcro dell’iniziativa è il caso di studio ospitato a Palazzo Contarini della Porta di Ferro, dove materiali audiovisivi, sonori e documentari del 1976 vengono messi in relazione con opere contemporanee, dando forma a un archivio vivente che stimola nuove letture e prospettive di ricerca
- Alessia De Michelis
- 23 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliA distanza di cinquant’anni dalla loro partecipazione alla Biennale di Venezia del 1976, i Paesi Baschi tornano nella città lagunare con un progetto che intreccia memoria storica e pratiche contemporanee, rilanciando il ruolo dell’arte come spazio di libertà e costruzione collettiva. «I Baschi alla Biennale 1976/2026» si configura infatti come una piattaforma critica e multidisciplinare, capace di attivare un dialogo tra archivio e creazione, tra passato e presente.
Fulcro dell’iniziativa è il caso di studio ospitato dal 6 maggio a Palazzo Contarini della Porta di Ferro, dove materiali audiovisivi, sonori e documentari del 1976 vengono messi in relazione con opere contemporanee, dando forma a un archivio vivente che stimola nuove letture e prospettive di ricerca. A questo si affianca il convegno internazionale «Euskadi alla Biennale di Venezia, 1976: memoria per il futuro», in calendario il 7 maggio (dalle 9.30 alle 16.30) presso l’Auditorium Santa Margherita dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dedicato al ruolo del contesto basco nello scenario artistico e politico internazionale.
Il programma si articola inoltre in una serie di performance e incontri diffusi tra diverse sedi veneziane, tra cui la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, creando un sistema di rimandi spaziali e simbolici che riflette sulla trasmissione intergenerazionale delle pratiche artistiche. Le azioni performative, tra cui quelle del collettivo Tripak e dell’artista Itziar Okariz, amplificano il dialogo tra linguaggi e temporalità.
Promosso dal Governo Basco e guidato dall’Istituto Basco Etxepare, in collaborazione con Artium Museoa e Ca’ Foscari, il progetto si inserisce in un più ampio percorso di ricerca destinato a culminare proprio all’Artium Museoa di Vitoria-Gasteiz.
Se nel 1976 gli artisti baschi portarono a Venezia una voce di resistenza in un contesto segnato dalla transizione democratica spagnola, oggi tornano con strumenti rinnovati ma con una convinzione invariata: la cultura come forma attiva di relazione con il mondo.