Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Scarlett Hooft Graafland, Kiss

Image

Scarlett Hooft Graafland, Kiss

Dieci anni di PhotoBrussels: un punto sulla fotografia contemporanea belga

L'evento pone l'accento sulla nuova generazione di autori, protagonisti di un rinnovamento del linguaggio fotografico grazie a visioni libere, sperimentazioni formali e un forte coinvolgimento con le questioni del presente

Riccardo Deni

Leggi i suoi articoli

Dal 22 gennaio al 22 febbraio 2026 il PhotoBrussels Festival celebra il suo decimo anniversario, confermandosi come uno degli appuntamenti più rilevanti nel panorama europeo della fotografia contemporanea. Nato nel 2016 su iniziativa di Delphine Dumont, direttrice di Hangar, il festival festeggia questo traguardo con un’edizione particolarmente ambiziosa: 52 mostre diffuse in tutta la città, oltre 120 artisti coinvolti e un programma che riflette la vitalità, la pluralità e il ruolo critico dell’immagine fotografica oggi.

In dieci anni PhotoBrussels ha contribuito infatti in modo decisivo a costruire un vero e proprio ecosistema fotografico nella capitale belga, trasformando Bruxelles in un hub culturale imprescindibile per la fotografia contemporanea. L’edizione 2026 ribadisce questa vocazione attraverso una rete capillare di sedi - musei, gallerie, centri d’arte, spazi alternativi e luoghi pubblici - che restituiscono il ritratto di una città inclusiva, creativa e in costante trasformazione. Al centro del programma, una forte attenzione alla scena belga. Difatti, più della metà degli artisti invitati è di nazionalità belga e circa tre quarti risiede in Belgio, a testimonianza di un contesto particolarmente dinamico e aperto al dialogo internazionale.

Come sottolinea Delphine Dumont, questa edizione anniversario riafferma la convinzione fondativa del festival, seconda la quale la fotografia merita un ruolo centrale nel paesaggio culturale contemporaneo. Accanto ad artisti affermati, il festival pone un accento deciso sulla nuova generazione di fotografi, protagonisti di un rinnovamento del linguaggio fotografico grazie a visioni libere, sperimentazioni formali e un forte coinvolgimento con le questioni del presente. Le opere affrontano temi urgenti come le trasformazioni sociali, le emergenze ambientali, l’identità, l’intimità e le relazioni, restituendo una fotografia capace di interrogare il reale e stimolare il confronto tra culture e generazioni.

Sayuri Ichida

Pixy Liao

Cuore simbolico del festival è Hangar, che ospita la mostra centrale «The HOUSE - The Anonymous Project» di Lee Shulman. Per la prima volta presentato in Belgio, il progetto - già acclamato ad Arles nel 2019 - si configura come un’esperienza immersiva che ricostruisce l’atmosfera di una casa degli anni Cinquanta. Le immagini vernacolari raccolte da Shulman non sono semplicemente esposte, ma abitano lo spazio, trasformando la mostra in un ambiente narrativo che intreccia memoria collettiva, quotidianità e immaginario domestico.

Sempre a Hangar, i primi due piani accolgono «Family Stories», una mostra collettiva che riunisce sette progetti dedicati alle relazioni familiari, con opere di artisti come Sanne De Wilde, Alma Haser e Francesca Hummler. A completare il percorso, «Le Royaume des moustiques» di Sylvie Bonnot arricchisce ulteriormente il dialogo tra visioni intime e riflessioni più ampie sul nostro rapporto con il mondo.

A dieci anni dalla sua fondazione, il PhotoBrussels Festival continua così a riaffermare la propria missione: offrire una piattaforma aperta, inclusiva e ambiziosa, al servizio degli artisti e dello sguardo del pubblico.

Riccardo Deni, 09 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Riccardo Deni

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Battuto in Texas da Heritage Auctions il celebre Adidas Azteca della sfida tra Argentina e Inghilterra del 1986, autenticato attraverso perizie fotografiche ma rimasto distante dalle stime della vigilia

Una lastra riutilizzata all'interno di un tumulo funerario della cultura Tagar, in Khakassia, conserva rare incisioni di due cavalli e una capra accanto a figure antropomorfe probabilmente più antiche. Le differenze tecniche e compositive suggeriscono che il kurgan sia stato modificato nel corso di più generazioni, trasformando il monumento funerario in un luogo continuamente riscritto tra l'VIII e il III secolo a.C.

Dalla riscoperta di artisti dimenticati alla nuova edizione coreana del magazine Frieze: Seul diventa un laboratorio per ripensare il sistema dell’arte

Dieci anni di PhotoBrussels: un punto sulla fotografia contemporanea belga | Riccardo Deni

Dieci anni di PhotoBrussels: un punto sulla fotografia contemporanea belga | Riccardo Deni