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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliA tre anni dalla scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia torna a misurarsi con uno dei nuclei più riconoscibili della ricerca della coppia Ilya ed Emilia Kabakov attraverso «Diario veneziano», progetto monumentale e partecipativo costruito sulla loro idea di opera come spazio condiviso tra narrazione, memoria e vita quotidiana. Al centro non c’è una rappresentazione della città, ma una sua costruzione per frammenti: storie, ricordi, oggetti dei veneziani diventano materiale attivo di un racconto collettivo che si deposita nello spazio espositivo e lo attraversa.
Il progetto è presentato in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia ed è curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate. Si sviluppa tra Ca’ Tron, palazzo cinquecentesco sul Canal Grande e sede dell’Università Iuav di Venezia, e il Padiglione Venezia ai Giardini, nell’ambito del progetto espositivo Note persistenti, curato da Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi. Due luoghi che non funzionano come semplici sedi, ma come dispositivi complementari: da un lato la costruzione narrativa, dall’altro il suo riflesso nel contesto della Biennale. La mostra, organizzata da BAM e patrocinata dal Comune di Venezia, sarà visitabile dal 9 maggio al 28 giugno 2026. A Ca’ Tron lo spazio viene impostato come un sistema aperto, dove il senso del lavoro non è definito a priori ma si produce attraverso la somma delle voci raccolte. Il progetto non descrive Venezia, ma la mette in condizione di raccontarsi.
L’origine di questa struttura risale al 1993, quando Ilya ed Emilia Kabakov realizzarono a Gand, in occasione della mostra collettiva Rendez (-) Vous al Museum van Hedendaagse Kunst, un’installazione basata sulla scrittura condivisa e sulla costruzione di narrazioni individuali destinate a formare un unico ambiente narrativo. Quella matrice viene oggi ripresa e rielaborata nel contesto veneziano, dove assume una dimensione più estesa e radicata nel tessuto urbano e sociale della città.
Sono circa 550 gli abitanti della città metropolitana di Venezia coinvolti nel progetto, provenienti da generazioni, provenienze e contesti differenti. A ciascuno è stato chiesto di scrivere una pagina di diario legata al proprio rapporto con la città e di affidare un oggetto personale capace di rappresentarlo. Il risultato è un insieme eterogeneo di materiali che vengono esposti in teche con un’impostazione museografica e organizzati in sezioni che attraversano mestieri, pratiche e appartenenze: negozianti, imprenditori, artigiani, pensionati, casalinghe, terzo settore, volontariato, sport, studenti, gondolieri, creativi, operatori culturali, liberi professionisti, mestieri del mare, ristoratori, albergatori, famiglie storiche, giornalisti, pubblici dipendenti e diverse confessioni religiose.
Oggetto parte dell’installazione «Diario veneziano» di Ilya ed Emilia Kabakov, 2026. Credit Osvaldo Di Pietrantonio.
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