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Primo piano di uno dei teschi che fiancheggiano l'altare Foto: Gerardo Peña, per gentile concessione dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, Messico

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Primo piano di uno dei teschi che fiancheggiano l'altare Foto: Gerardo Peña, per gentile concessione dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, Messico

Scoperto in Messico un altare tolteco di 1000 anni fa con quattro teschi umani

Un altare tolteco del X-XII secolo, con quattro teschi umani e offerte rituali, è stato scoperto durante i lavori per la nuova linea ferroviaria tra Città del Messico e Querétaro. Il ritrovamento riaccende il nodo strutturale tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio in una delle aree più dense della Mesoamerica.

 

Redazione GdA

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Nel Messico centrale, lungo il tracciato della futura linea ferroviaria Città del Messico–Querétaro, un cantiere infrastrutturale si è trasformato in un sito archeologico. L’Instituto Nacional de Antropología e Historia ha annunciato il ritrovamento di un altare tolteco risalente tra il 900 e il 1150 d.C., emerso durante le operazioni di recupero nei pressi di Tula Chico, nello stato di Hidalgo.

La struttura, un momoztli a tre livelli di circa un metro quadrato, presenta una configurazione rituale esplicita: quattro teschi umani disposti alla base, resti ossei e materiali ceramici e in ossidiana. La conservazione è significativa e suggerisce un contesto d’uso legato a pratiche cerimoniali o sacrificali. L’altare si colloca a breve distanza dal complesso di Tula Grande, centro cerimoniale principale della civiltà tolteca, indicando la presenza di un sistema insediativo più ampio, probabilmente con funzioni amministrative e residenziali per élite locali.

Il dato archeologico si intreccia immediatamente con una questione operativa. La linea ferroviaria, lunga oltre 200 chilometri e avviata nel 2025, attraversa un territorio ad altissima densità storica. Le prime ricognizioni hanno già individuato almeno dodici aree di interesse, tra resti mesoamericani e coloniali. Non è un caso isolato. In ottobre, il rinvenimento di petroglifi nel sito di El Venado ha imposto una deviazione del tracciato di otto chilometri. Il caso di Tula conferma una dinamica ormai strutturale nel contesto latinoamericano: le grandi opere infrastrutturali funzionano come acceleratori di scoperta archeologica, ma allo stesso tempo ne mettono a rischio la conservazione. La decisione sul futuro dell’altare non è ancora definita. Il sito è stato temporaneamente ricoperto per garantirne la protezione, mentre resta aperta la possibilità di una modifica del tracciato ferroviario.

La questione non è solo tecnica. Intervengono variabili politiche, economiche e sociali. La presidente Claudia Sheinbaum ha già sottolineato il valore simbolico dell’area come spazio sacro per le comunità indigene, mentre progetti analoghi, come il Treno Maya, hanno generato forti controversie per l’impatto su ecosistemi e patrimonio culturale. Dal punto di vista storico, il ritrovamento rafforza l’immagine di Tula come centro urbano esteso e complesso. Studi precedenti indicano una superficie di oltre 16 chilometri quadrati e una popolazione stimata di circa 60.000 abitanti. Gli altari, in questo contesto, non rappresentano eccezioni monumentali, ma elementi diffusi dell’architettura civile e cerimoniale.

Redazione GdA, 12 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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