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Redazione
Leggi i suoi articoliL’acqua scende dal soffitto e colpisce direttamente le sculture. La scena, documentata da un video circolato tra addetti ai lavori, si è verificata nei Musei Vaticani, nella sezione Gregoriano Profano, uno dei nuclei centrali per la statuaria antica.
Il temporale che ha colpito Roma ha trasformato un’infiltrazione in un flusso continuo, costringendo il personale a interventi immediati con mezzi di emergenza. Spazzoloni, stracci, contenimento manuale. L’acqua ha raggiunto opere di rilievo, tra cui una statua attribuita a Tiberio, ritratti di età romana e frammenti in porfido. Non risultano danni strutturali alle opere. Il dato è rilevante, ma non esaurisce il problema. L’episodio segnala una fragilità che riguarda il sistema, non il singolo evento.
Le prime ipotesi individuano la causa in sistemi di drenaggio ostruiti o non adeguatamente manutenuti. Una dinamica tecnica, prevedibile, già riscontrata in altre aree del complesso. In passato si erano registrate infiltrazioni nella Sala Sobieski e criticità nella Sala Regia, con distacchi di materiale dalle superfici decorate. I Musei Vaticani rappresentano uno dei complessi museali più visitati e complessi al mondo, con stratificazioni architettoniche e impiantistiche difficili da gestire. In questo contesto, la manutenzione ordinaria diventa un fattore strutturale, non accessorio.
Per istituzioni di questa scala, la questione riguarda l’equilibrio tra tutela, fruizione e investimento. L’aumento dei flussi turistici e la pressione sugli spazi convivono con la necessità di aggiornare impianti e infrastrutture spesso non progettati per condizioni climatiche contemporanee. L’acqua che cade sulle statue nel Gregoriano Profano è un’immagine immediata. Più rilevante è ciò che rende possibile quella scena: la distanza tra la complessità del patrimonio e gli strumenti messi in campo per proteggerlo.
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