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David Landau
Leggi i suoi articoliIn concomitanza con la Biennale Arte 2026 Venezia ospita per la prima volta una personale di David Salle, figura storica della Pictures Generation. La mostra, allestita alla Galleria di Palazzo Cini grazie al sostegno di Thaddaeus Ropac e curata da Luca Massimo Barbero, presenta un ciclo recente di lavori in cui l’artista americano integra l’intelligenza artificiale all’interno del processo pittorico.
Il progetto nasce da una rilettura dei Tapestry Paintings, serie realizzata tra il 1989 e il 1991. In quelle opere Salle traduceva in pittura arazzi imperiali russi del XVIII secolo, che a loro volta reinterpretavano dipinti italiani del Cinquecento e Seicento. La nuova serie introduce un ulteriore passaggio: le immagini dei dipinti vengono elaborate da un modello di intelligenza artificiale addestrato principalmente sull’archivio visivo dell’artista.
Il risultato non è un processo automatizzato. Le immagini generate dalla macchina vengono stampate su tela e diventano il supporto su cui Salle interviene manualmente con pittura a olio, acrilico, Flashe e carboncino. L’artista utilizza l’algoritmo come un dispositivo di perturbazione capace di alterare le logiche compositive del proprio lavoro. La struttura iconografica dei dipinti mantiene il principio di simultaneità che ha caratterizzato la pittura di Salle sin dagli anni Ottanta. Figure storiche, citazioni decorative, frammenti pubblicitari e oggetti di natura morta convivono nello stesso spazio visivo. L’intelligenza artificiale interviene deformando le immagini di partenza e producendo configurazioni visive inattese, che l’artista riordina attraverso il gesto pittorico.
L’operazione si inserisce in un dibattito sempre più centrale nel sistema dell’arte: il rapporto tra produzione artistica e tecnologie generative. Negli ultimi anni diversi artisti hanno integrato modelli di machine learning nei processi creativi, spesso privilegiando la produzione digitale. Salle sceglie una direzione diversa. L’algoritmo diventa uno strumento preliminare, mentre la pittura mantiene il ruolo di spazio decisionale finale. In questo senso il lavoro affronta direttamente la questione dell’autorialità nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Salle non delega la produzione dell’immagine alla macchina. Il modello algoritmico viene addestrato sui suoi lavori e funziona come una sorta di archivio dinamico capace di rimescolare materiali già presenti nella sua pratica.
L’ambiente espositivo rafforza ulteriormente questa dimensione storica. Palazzo Cini ospita al piano inferiore una collezione di pittura rinascimentale italiana e arazzi antichi, mentre gli spazi superiori sono dedicati all’arte contemporanea. La mostra stabilisce così un dialogo diretto tra tradizione pittorica e sperimentazione tecnologica. Il lavoro di Salle si colloca in una traiettoria coerente con la sua ricerca. Fin dagli esordi la sua pittura ha operato attraverso la sovrapposizione di immagini eterogenee e la collisione di registri visivi diversi. L’intelligenza artificiale introduce oggi una nuova variabile all’interno di questo sistema di montaggio.
Il risultato è una pittura che mette alla prova i limiti stessi della mimesi. Le immagini generate dall’algoritmo deformano citazioni storiche e frammenti iconografici fino a produrre configurazioni quasi astratte. L’intervento manuale dell’artista restituisce loro un ordine visivo, trasformando la tela in uno spazio dove passato iconografico e presente tecnologico convivono. La mostra veneziana riporta così la pittura al centro di una questione più ampia. In un ambiente visivo dominato dalla produzione automatica di immagini, il gesto pittorico torna a essere uno strumento di selezione e interpretazione. L’algoritmo produce possibilità; la pittura decide quale immagine può esistere.
Yellow Shawl , 2025-2026 Oil, acrylic, Flashe and charcoal on archival UV print on linen Image 152.4 x 195.6 cm (60 x 77 in) Frame 164.5 x 207.7 x 7 cm (64.76 x 81.77 x 2.76 in)
David Landau
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