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Gaspare Melchiorri
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Nel lago di Mezzano, nel territorio del comune di Valentano (Vt), è terminata la prima parte di campagna di indagini archeologiche della Soprintendenza. Le ricerche subacquee si sono concentrate sull’antico insediamento palafitticolo sommerso, databile tra la fine dell’Età del Bronzo antico e l’Età del Bronzo recente, ovvero tra il 1700 e il 1150 a.C. ca.
Le operazioni, dirette dal Servizio archeologia subacquea della Soprintendenza insieme a un’equipe multidisciplinare composta da archeologi e restauratori subacquei, tecnici specializzati, con la collaborazione dei Carabinieri subacquei di Roma, mirano a documentare, preservare e valorizzare uno dei siti protostorici più rilevanti dell’Italia centrale.
Attualmente sono stati mappati più di 600 pali affioranti dal fondale argilloso su circa un terzo dell’estensione conosciuta dell’insediamento. Appare evidente dalle posizioni in cui si trovano oggi i pali, ovvero tra i 10 metri fino a 2,5 metri ca, che la parte di insediamento in acqua deve aver seguito le oscillazioni del livello del lago nell’arco di circa 600 anni. Il materiale più antico sembrerebbe collocarsi nelle parti più profonde, quello più recente nelle parti più superficiali.
Sono stati ritrovati numerosi manufatti in bronzo, principalmente concentrati in aree caratterizzate dalla presenza di pietre laviche, forse antiche frane, dove sono stati rinvenuti anche numerosissimi pali coperti dalle pietre stesse, fin quasi ad arrivare all’altezza dell’attuale sponda del lago.
Tra i rinvenimenti anche frammenti delle cosiddette «panelle», lingotti di bronzo spesso associati a processi di fusione, che potrebbero testimoniare la presenza di officine metallurgiche.
La maggior parte dei metalli rinvenuti durante la campagna sarebbe da attribuirsi all’Età del Bronzo recente, epoca in cui la produzione diventa più sofisticata, ed è molto varia: asce ad alette, punte di lancia, fibule, anelli, uno spillone, un falcetto perfettamente conservati. Tra gli oggetti rinvenuti spicca una borchia forata, con decorazione che riproduce il simbolo solare.
È stato fondamentale l’ausilio del metal detector dei Carabinieri subacquei nei punti più raggiungibili. Grazie all’intervento tempestivo dei restauratori, i manufatti in bronzo sono stati subito protetti e consolidati, così da mantenerne più possibile l’aspetto originale. Alcuni di essi risultano aver subito l’azione del fuoco, probabilmente caduti e abbandonati insieme a strutture incendiate che si trovano numerose tra i resti lignei.
Gaspare Melchiorri
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