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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliIn Italia si continua a discutere di accademie, residenze, master e programmi di specializzazione. Più raramente si affronta un nodo che riguarda gran parte dei giovani artisti: cosa accade nel momento in cui termina la formazione e inizia il confronto con il sistema dell’arte? È precisamente dentro questo spazio intermedio che si colloca Afterclass, la nuova scuola d’arte indipendente presentata a Bergamo da Nicola Ricciardi, Francesco Pedrini e Viviana Bertanzetti, con l’obiettivo di costruire un ambiente di ricerca, confronto e professionalizzazione per artisti post-laurea.
Il progetto prenderà avvio nell’ottobre 2027 e accoglierà ogni anno quindici studenti selezionati per un percorso di nove mesi. Più che una scuola tradizionale, Afterclass si propone come una struttura di accompagnamento verso il mondo professionale, costruita attorno al dialogo diretto con artisti, curatori, galleristi, direttori di istituzioni e operatori culturali. L’iniziativa nasce da una constatazione sempre più condivisa nel sistema dell’arte italiano: le accademie forniscono strumenti tecnici e teorici, ma spesso non riescono a costruire un ponte stabile con le reti professionali che determinano l’ingresso nel settore. Afterclass intende occupare proprio questo spazio, senza porsi come alternativa all’università o alle accademie, ma come estensione critica della formazione.
La struttura didattica prevede un gruppo ristretto di docenti permanenti affiancati da un ampio programma di visiting professor e professionisti internazionali. Seminari, workshop, tutorial individuali, critiche collettive e momenti pubblici confluiranno in un progetto intermedio e in una mostra finale. Il modello dichiarato guarda a esperienze come CalArts e CCS Bard, adattate però alla realtà culturale italiana e alla sua specifica geografia istituzionale. Non è secondario il riferimento teorico scelto dai fondatori. Il metodo pedagogico richiama infatti l’esperienza di Michael Asher, artista e docente che concepiva l’educazione come circolazione pubblica della conoscenza e costruzione di contesti relazionali. Una prospettiva che sposta l’attenzione dall’opera al sistema di relazioni che permette all’opera di esistere, essere discussa e trovare collocazione nel mondo. La scuola avrà sede nell’ex Principe di Napoli, complesso seicentesco di oltre duemila metri quadrati nel centro storico di Bergamo, chiuso da oltre trent’anni e destinato a riaprire nella primavera del 2027. L’ambizione non riguarda soltanto la formazione artistica. Il progetto immagina infatti la nascita di un ecosistema culturale più ampio in cui convivano educazione, sperimentazione, produzione culturale, ristorazione e costruzione di comunità. Una sorta di infrastruttura permanente capace di generare attività e relazioni nel lungo periodo.
Anche la progettazione degli spazi riflette questa impostazione. Gli interni sono stati affidati allo studio 2050+, fondato da Ippolito Pestellini Laparelli, mentre l’identità visiva e la comunicazione portano la firma di Studiolabo. Due scelte che segnalano la volontà di attribuire al progetto una dimensione culturale complessiva, in cui architettura, grafica e formazione siano parte di un unico dispositivo.
Prima ancora dell’apertura ufficiale dei corsi, Afterclass inizierà a costruire la propria comunità attraverso una serie di iniziative pubbliche. La prima sarà “Ma allora vale tutto”, ciclo di lezioni-spettacolo dedicate all’arte contemporanea ideato da Nicola Ricciardi e sviluppato in collaborazione con Edoné, uno dei principali centri culturali giovanili di Bergamo. Il progetto anticipa una delle caratteristiche più interessanti dell’iniziativa: la volontà di tenere insieme formazione specialistica e divulgazione pubblica, evitando che il discorso sull’arte contemporanea resti confinato agli addetti ai lavori.
La nascita di Afterclass arriva in un momento in cui il sistema dell’arte italiano riflette sempre più sulla necessità di creare nuove infrastrutture culturali. Residenze, programmi curatoriale, scuole indipendenti e piattaforme di ricerca stanno assumendo un ruolo crescente nella formazione delle nuove generazioni. In questo contesto, il progetto bergamasco si distingue per la volontà di intervenire su una fase spesso trascurata: quella che separa il diploma dall’ingresso nel sistema professionale. Un passaggio delicato, dove si giocano molte delle possibilità future di un artista e dove, oggi più che mai, la costruzione di relazioni, contesti e competenze critiche diventa parte integrante del processo formativo.
Sophie Seydoux
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