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Il piano ipogeo della Fondazione Luigi Rovati a Milano

Foto © Giovanni De Sandre per Fondazione Luigi Rovati

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Il piano ipogeo della Fondazione Luigi Rovati a Milano

Foto © Giovanni De Sandre per Fondazione Luigi Rovati

Da Milano a Orvieto: Etruschi andata e ritorno

Firmato un accordo tra la Fondazione Luigi Rovati e la Fondazione per il Museo «Claudio Faina» che sancisce la programmazione condivisa di mostre e iniziative culturali nel segno della ricerca e della valorizzazione del patrimonio etrusco      

Laura Giuliani

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Due autorevolissime istituzioni molto attive nel panorama culturale italiano hanno firmato un accordo di collaborazione culturale e scientifica affinché le rispettive collezioni e competenze nonché progetti sull’antico siano condivisi e declinati con nuove forme di narrazione e prospettive di interpretazione e lettura. Filo conduttore il patrimonio etrusco che unisce le due realtà, geograficamente distanti, accomunate da medesime linee di ricerca e dal custodire al loro interno alcune classi di materiale etrusco, seppur provenienti da territori differenti: la Fondazione Luigi Rovati, infrastruttura culturale di utilità sociale, con sede a Milano in uno degli storici palazzi ottocenteschi di corso Venezia, e la Fondazione per il Museo «Claudio Faina», nel palazzo omonimo che affaccia sulla bellissima piazza del Duomo di Orvieto, proprio davanti alla Cattedrale. 

A stipulare l’intesa, Giovanna Forlanelli e Andrea Solini Colalè, rispettivamente presidenti dei due enti, coadiuvati dai responsabili scientifici, gli etruscologi, Giulio Paolucci, curatore per la Fondazione milanese e Giuseppe M. Della Fina, vicepresidente di quella orvietana, ai quali è affidato il compito di individuare temi e argomenti di ricerca da sviluppare.

«La collaborazione si configura come uno spazio di confronto culturale e scientifico, capace di mettere in relazione collezioni, competenze e progettualità. Al centro vi è l’idea di restituire la complessità di una civiltà che ha continuato e continua ad esercitare una forte influenza sull’immaginario artistico, ben oltre i confini cronologici dell’antichità. Non solo dunque archeologia, ma anche riflessione sulla fortuna degli Etruschi nelle arti moderne e contemporanee, in un dialogo che attraversa i secoli e apre nuove prospettive di lettura», scrivono in una nota i diretti interessati. Perché il fenomeno Etruschi continua ad affascinare e può essere letto da differenti angolazioni. 

Si preannuncia così per il futuro una ricca programmazione condivisa di mostre, libri e pubblicazioni, convegni e studi nel segno del dialogo e del confronto, anche con uno sguardo oltre i confini nazionali, nel solco degli obiettivi delle due Fondazioni, istituite in tempi diversi, ma ambedue per volere di privati e aperte alla collettività. 

A metà Novecento, a Orvieto, il conte Claudio Faina ereditava dal padre Eugenio una rilevante collezione di antichità etrusche, greche e romane, insieme con un nucleo di monete, riunita fin dal 1868 dai suoi familiari: documenti d’archivio vi annoverano anche un gruppo di 34 vasi provenienti dalla famiglia di Luciano Bonaparte, principe di Canino e scopritore della necropoli di Vulci. L’intera raccolta fu donata dal Faina al Comune di Orvieto nel 1954 a condizione che venisse creata una Fondazione autonoma che sarà istituita nel 1957. Dieci anni fa, nel 2016, a Milano i coniugi Lucio Rovati e Giovanna Forlanelli hanno dato vita all’istituzione intitolata al padre di Lucio, Luigi Rovati, medico e ricercatore in ambito farmaceutico, nonché appassionato collezionista di antichità, con l’apertura nel 2022 del Museo d’arte, inizialmente pensato per la raccolta etrusca ma in corso d’opera esteso anche all’arte contemporanea.

 

Sala con anfore di Exekias nel Museo Claudio Faina di Orvieto

Laura Giuliani, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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