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Laura Giuliani
Leggi i suoi articoliL’immagine di copertina di un vaso metallico (rhyton) a forma di cervo, trovato nella tomba IV del Circolo A di Micene ma di produzione anatolica, restituisce visivamente il tema del libro di Louis Godart e Stefano de Martino. In Micenei e Ittiti i due autorevoli studiosi, entrambi con innumerevoli pubblicazioni alle spalle (Godart è il massimo esperto del mondo minoico e miceneo, de Martino insegna Ittitologia all’Università di Torino), hanno compiuto un’analisi a tutto campo di questi due imperi, accomunati dalla matrice linguistica indoeuropea, che nel II millennio a.C. segnarono la storia della Grecia, dell’Egeo e dell’Anatolia: i Micenei, che dalle regioni continentali dell’Argolide e della Messenia si espansero poi a est e a nord, e gli Ittiti, che in Anatolia si mescolarono con le genti locali e successivamente estesero il loro dominio sulla Siria e sull’Anatolia occidentale, fino ad arrivare alla dissoluzione di ambedue le realtà nel corso del XIII secolo a.C.
Due società messe a confronto con un’ampia documentazione per un dialogo a due che però tiene conto anche delle interazioni con i popoli del Mediterraneo: ne è scaturito un quadro che delinea somiglianze e divergenze nei processi di unificazione e nella gestione dello Stato, nella regalità e nell’ascesa delle aristocrazie, nell’avvento della scrittura e nelle relazioni con le popolazioni vicine. Due imperi simili anche se diversi in contatto sin dal XVI secolo a.C., come appunto suggerisce il rhyton riprodotto in copertina, scrivono gli autori. Ma il loro sguardo si posa soprattutto sulla finestra temporale dal 1650 al 1200 a.C.: in questi 450 anni Micene diventa ricca e potente, con un ruolo guida grazie anche all’apporto della civiltà minoica dalla quale i Micenei apprendono l’arte, la scrittura e l’amministrazione del territorio prima della conquista di Creta nel 1450 a.C. Le bellissime tazze in oro dalla tomba di Vaphio in Laconia ne sono la testimonianza più vivida. E come non ricordare l’avventura di Schliemann, le tombe dei circoli funerari di Micene e i favolosi tesori da lui ritenuti erroneamente dell’età omerica? Senza contare che la scrittura lineare B delle tavolette scoperte da Michael Ventris nel 1952 non è altro che l’adattamento del lineare A dei Minoici, quest’ultimo forse addirittura imparentato con la lingua dell’Anatolia nord-occidentale. All’inizio del II millennio a.C. la civiltà ittita era frammentata in piccoli potentati tra loro rivali ed è dal XVII secolo a.C. che gli studiosi fanno partire il regno ittita di Hatti il cui sovrano deteneva il potere politico, giudiziario e religioso pur dovendosi confrontare con aristocratici e dignitari di alto rango. Il libro, diviso in due parti (la prima di Godart sui Micenei, la seconda di de Martino sugli Ittiti) con al fondo un'ampia bibliografia, è di piacevole e godibile lettura: merito degli autori capaci di trattare in maniera lineare e senza cadere nella pedanteria una materia di per sé complessa.
Micenei e Ittiti
di Louis Godart e Stefano de Martino, 356 pp., ill. col. e b/n, Einaudi, Torino 2025, € 27
La copertina del volume
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