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Installation view, Dala Nasser, «Adonis River», 2023

Courtesy of the artist, Renaissance Society and Commonwealth and Council. Photo by Bob

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Installation view, Dala Nasser, «Adonis River», 2023

Courtesy of the artist, Renaissance Society and Commonwealth and Council. Photo by Bob

Da Dala Nasser a Mamsha Beach: il programma culturale e le mostre di Frieze Abu Dhabi

Dal 19 al 22 novembre, il Manarat Al Saadiyat ospita il debutto della fiera. Oltre il mercato però c'è un denso programma curatoriale che porta Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti ma anche della cultura, della natura e dell'eleganza, ad affermarsi come laboratorio critico 

Monica Trigona

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Il 19 novembre è una data attesissima dagli art addicted e dire il motivo è quasi scontato. Come è stato per Doha lo scorso febbraio, con il debutto di Art Basel in Qatar, ora è il Manarat Al Saadiyat, nel Saadiyat Cultural District di Abu Dhabi, a essere sotto i riflettori di mezzo mondo, ospitando il battesimo ufficiale di Frieze Abu Dhabi. Diretto da Dyala Nusseibeh e forte della partecipazione di oltre ottanta gallerie provenienti da trentasei Paesi, l’evento segna un punto di svolta geopolitico e culturale, inserendosi nel solco della visione a lungo termine del Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi. 

Entrando nello spazio monumentale dell'atrio della fiera, lo sguardo è catturato dalla prima commissione per il Frieze Abu Dhabi Artist Award, curata da Nabila Abdel Nabi della Tate Modern, che ha selezionato l'artista di Beirut e Londra Dala Nasser per la sua ambiziosa opera site-responsive intitolata «Qubbat Duris». Il progetto trae ispirazione da un monumento del tredicesimo secolo vicino a Baalbek, nella valle della Bekaa, la cui struttura composita riflette la storia transculturale della regione attraverso frammenti di sarcofagi romani poggiati su colonne di granito. Nell'atrio, Nasser erige un'impalcatura in legno che evoca il sito storico, drappeggiata con una costellazione di dipinti su tessuto intrisi delle tracce del paesaggio circostante, dagli sfregamenti a carbone dei resti in rovina fino ai pigmenti di cenere, argilla cruda e terracotta, offrendo una riflessione lucida su come la materia custodisca la memoria e sulla responsabilità collettiva verso i paesaggi feriti.

Spostandosi all'interno dei padiglioni, il programma curatoriale rifugge l'autoreferenzialità per farsi incubatore di connessioni attraverso In Dialogue, la nuova esposizione annuale di punta ideata dal Dirwaza Curatorial Lab di Munira Al Sayegh insieme a Hessa Al Nuaimi e Dania Al Tamimi. Intitolata «At Another Meeting Point», la mostra inaugurale azzera le distanze generazionali mettendo in diretto confronto le opere del veterano Mohammed Kazem, figura storica del gruppo concettuale dei «Cinque» negli Emirati Arabi Uniti, e della giovane Alia Zaal, la cui ricerca esplora la fotografia, l'archivio e la pittura come traduzione della memoria, generando un paesaggio visivo in cui il passato e la sensibilità contemporanea si incontrano su terreni inaspettati.

La fioritura curatoriale non si esaurisce tuttavia tra le pareti del Manarat Al Saadiyat, ma colonizza il paesaggio costiero di Mamsha Beach dove, dal sedicesimo novembre al sedicesimo dicembre e in collaborazione con il partner ufficiale Aldar, Frieze Sculpture Abu Dhabi trasforma lo spazio pubblico in un percorso attraversato da forma, materia e tempo. Qui, cinque installazioni su scala monumentale mettono in discussione la percezione del reale, come «The Nut and Bolt» di Zeinab Alhashemi che decostruisce i meccanismi della crescita urbana attraverso bulloni giganti, o «The Form» di Mohamed Ahmed Ibrahim che evoca forme primitive e frammenti arborei apparentemente riemersi da un sito archeologico della catena montuosa dell'Hajar. A queste si affiancano «Water Bodies» di Imran Qureshi, che reinterpreta la miniatura Mughal unendo la violenza della modernità alla resilienza della speranza, e «Voyagers (Traveling Stones)» di Kamran Samimi, che riflette sui materiali organici e sulla geologia come archivi di transiti e geografie in movimento.

A completare questa fitta architettura intellettuale, il programma di tre giorni di incontri al teatro del Manarat Al Saadiyat interroga i grandi temi della museografia e della curatela globale, inaugurando confronti di alto profilo come quello intitolato Building the Global Museum tra Michael Govan e Eugene Tan, e la riflessione sul decentramento dei saperi di Curating Across Knowledge Systems con Cosmin Costinaș, Kelli Cole e Claudia Segura. Con questa prima edizione, Frieze Abu Dhabi tenta insomma di fondare un vero e proprio laboratorio teorico e spaziale in cui il Golfo si imponga parte imprescindibile del discorso artistico globale.

Monica Trigona, 29 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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