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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliDai giardini botanici del Galles, dove ragazzi con disabilità intellettiva formati come mediatori culturali guideranno le visite, alle sperimentazioni lombarde tra le collezioni della Fondazione Luigi Rovati a Milano, di Villa Panza a Varese e di Palazzo Moroni a Bergamo. L’accessibilità nei luoghi dell’arte sta vivendo una svolta strutturale che valica i confini nazionali.
Con un budget di circa 3,4 milioni di euro stanziati dal programma «Horizon Europe», il progetto quadriennale INCLUDE-ID riunisce 10 partner da 7 Paesi (tra cui Italia, Regno Unito, Germania e Svizzera). L’obiettivo è unire neuroscienze, design inclusivo, educazione e Intelligenza Artificiale per ripensare la fruizione del patrimonio culturale.
Al centro di questa rete c’è l’esperienza italiana di «Museo per tutti», il programma ideato da L’abilità Ets che dal 2015 ha reso accessibili 55 musei in Italia. Oggi questo know-how consolidato si apre al panorama internazionale per trasformare la mediazione e la progettazione espositiva. Come sottolinea Laura Borghetto, direttrice di L’abilità: «Il progresso e l’Intelligenza Artificiale possono aprire opportunità importanti, ma vanno sempre progettati a partire dalle persone, dai loro interessi e dai loro bisogni».
Il modello di intervento si sviluppa su cinque assi (persona e famiglia, reti del patrimonio, design inclusivo, tecnologia ed etica, policy) per dimostrare che l’accessibilità non si riduce all’abbattimento delle barriere fisiche, ma coincide con la creazione di esperienze cognitive e sensoriali trasformative.
Coordinato dall’Irccs Eugenio Medea, INCLUDE-ID si inserisce nella «Strategy for the Rights of Persons with Disabilities 2021-2030» della Commissione Europea e rappresenta un primato storico: è la prima volta che un programma di ricerca europeo d’eccellenza concentra la propria attenzione specifica sulla disabilità intellettiva nell’ambito dei beni culturali.
Alessia De Michelis
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