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Valeria Sermonti
Leggi i suoi articoliCome sta cambiando il modo di pensare, insegnare e fare archeologia? È questa la domanda da cui prenderà avvio «Archeologia in divenire», un nuovo ciclo di incontri promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e concepito come un laboratorio permanente di confronto metodologico e scientifico. Il primo appuntamento è in programma il 22 ottobre, nella Sala Molajoli del Complesso Monumentale del San Michele a Roma.
L’iniziativa nasce dalla necessità di fare il punto sulle profonde trasformazioni che negli ultimi anni hanno investito l’archeologia. A cambiare non sono soltanto gli strumenti e le tecnologie, ma anche i contesti nei quali la disciplina opera e le responsabilità che è chiamata ad assumere. Alla ricerca e alla tutela tradizionali si sono affiancate nuove realtà, come l’archeologia preventiva legata ai grandi cantieri infrastrutturali, mentre le tecnologie digitali hanno modificato profondamente le modalità di documentazione, analisi e trasmissione delle conoscenze.
È soprattutto l’aumento degli interventi di archeologia preventiva a porre nuove questioni. Una parte sempre più consistente dei dati archeologici nasce infatti all’interno dei processi di progettazione e realizzazione delle grandi opere. Un’enorme quantità di informazioni e documenti viene così prodotta sul campo e conservata negli archivi, imponendo di ripensare tempi, metodi e obiettivi della ricerca. Quanto approfondire le indagini? Come selezionare e conservare le evidenze? E, soprattutto, come trasformare la documentazione degli scavi in conoscenza scientifica accessibile e condivisa?
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la quantità dei dati, ma la capacità di interpretarli e restituirli. L’accelerazione impressa dall’archeologia preventiva può diventare un’opportunità per rinnovare l’intera disciplina, mettendo in relazione più strettamente il lavoro sul campo, l’elaborazione scientifica e la divulgazione dei risultati.
«Archeologia in divenire» nasce proprio per favorire questo dialogo: raccogliere esperienze diverse, mettere in relazione competenze specialistiche e individuare nuove strategie per una tutela sempre più fondata sulla conoscenza. Un percorso di riflessione collettiva che guarda al futuro di questa disciplina senza perdere di vista il suo compito fondamentale: comprendere, documentare e proteggere il patrimonio.
Valeria Sermonti
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L’iniziativa si concentra su un edificio di notevoli dimensioni, a breve distanza dal nucleo principale della villa. Gli archeologi dovranno stabilire la cronologia delle strutture, comprenderne la funzione e ricostruire i rapporti con gli altri edifici del complesso
La formula resta quella che ha reso il festival un appuntamento atteso: entrare in edifici, abitazioni, studi professionali, infrastrutture e cantieri normalmente non accessibili. All’iniziativa aderiscono anche Il Palazzo Reale di Napoli e il Museo Pignatelli
Giovanissimo fotoreporter della Fao in Medioriente, arrivò a Roma negli anni della Dolce Vita, seguendo le grandi star del cinema. Negli anni ’70 e ’80 diventò fotocronista, mentre è degli anni Duemila il suo sodalizio con Roberto D’Agostino e Dagospia per «Cafonal»
I manufatti trovano ora posto nella Sala Greca dell’istituzione fiorentina, ambiente storicamente destinato all’esposizione del repertorio di maioliche rinascimentali prodotte a Montelupo



