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Ibrahim Mahama, «Voyageur», Napoli, piazza Municipio

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Ibrahim Mahama, «Voyageur», Napoli, piazza Municipio

Compaiono tre relitti giganti nel cuore di Napoli: la drammatica installazione di Ibrahim Mahama

È stato presentato in piazza Municipio «Voyageur», l’intervento di arte pubblica dell’artista africano inserito nella Power 100 di «ArtReview»: le tre imbarcazioni conficcate nel terreno e sospese nello spazio in una dimensione metafisica dove si intrecciano archeologia, memorie, trasformazioni, partenze e separazioni, rimandano al viaggio, al movimento e alle migrazioni

Olga Scotto di Vettimo

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Tre imbarcazioni in legno, alte cinque, sette e otto metri, si levano verticalmente dal suolo di piazza Municipio a Napoli. Parzialmente sommerse, non possono navigare, ma conservano intatta l’evidenza della funzione per la quale sono state costruite. Il movimento permane come allusione, trattenuto in una forma divenuta statica. Così appare, sospeso tra mare, cielo e terra, «Voyageur», l’intervento di Ibrahim Mahama (Tamale, Ghana, 1987), inaugurato il 21 settembre alla presenza dell’artista, del sindaco Gaetano Manfredi, del coordinatore culturale del Comune di Napoli Sergio Locoratolo e del curatore Vincenzo Trione, nell’ambito di Napoli contemporanea 2026, programma promosso dal Comune per gli spazi pubblici e i luoghi simbolici della città.

La presenza dell’opera Mahama, visibile fino al 18 novembre, è il risultato di una scelta meditata del curatore che, raccogliendo la sollecitazione del sindaco a coinvolgere un artista africano, ha individuato in Mahama, primo artista africano a entrare nella Power 100 di «ArtReview», una presenza particolarmente congeniale alla piazza. E, tra tutti gli interventi pubblici che l’hanno interessata negli ultimi anni, probabilmente il più sintonico con il luogo e il più vibrante.

Ridisegnata da Álvaro Siza, piazza Municipio si estende sopra l’antico bacino portuale emerso durante gli scavi della metropolitana e guarda il porto contemporaneo. Una soglia densa e complessa, nella quale archeologia e presente, memorie e trasformazioni continuano a sovrapporsi.

Realizzate secondo modelli e tecniche tradizionali del Ghana, le imbarcazioni introducono nella piazza forme e conoscenze provenienti da un’altra geografia. «A Napoli, una città così profondamente legata all’archeologia, al mare e a una lunga storia di scambi e attraversamenti, ho pensato a queste tre imbarcazioni come a forme di viaggio, afferma Mahama. Sono barche che non navigano, ma stanno in piedi nello spazio della città. Portano con sé l’idea del movimento e, allo stesso tempo, quella di qualcosa che rimane».

Non è il primo confronto dell’artista con Napoli. Nel 2020, durante una residenza al Madre, Mahama ha lavorato anche sulla storia industriale dell’ex Italsider di Bagnoli, oggi al centro di un vasto programma di bonifica e rigenerazione urbana. Già in quel lavoro sulla memoria industriale della città emergevano alcuni dei temi che ritornano oggi in «Voyageur», quali il lavoro, la circolazione dei materiali, gli spostamenti e le relazioni tra luoghi e comunità.

«Le barche assumono il carattere di figure totemiche, quasi apparizioni che accentuano la dimensione metafisica della piazza. La loro iconografia resta volutamente ambigua e si inscrive in una genealogia ampia e stratificata, che da Géricault e Cezanne arriva fino alla cronaca del presente. Possono apparire come relitti conficcati nel terreno o vele issate al vento, immagini di una traversata interrotta o di un viaggio ancora possibile. Il riferimento alle migrazioni e alle tragedie del Mediterraneo è inevitabile, ma non esaurisce il lavoro», afferma Trione, consigliere del sindaco per l’arte contemporanea e la programmazione museale, che aggiunge: «È un’opera profondamente politica, ma non testimoniale né ideologica. I migranti non compaiono, il naufragio non viene ricostruito e il dolore non diventa spettacolo. È proprio questa sottrazione a rendere l’immagine tanto più perturbante. L’assenza dei corpi lascia affiorare la rete di responsabilità, memorie e rimozioni che circonda ogni attraversamento».

Anche il sindaco Manfredi ha insistito sul rapporto tra l’opera, la storia della piazza e la posizione di Napoli nel Mediterraneo: «È un rapporto culturale e di scambi millenario con l’Africa, che oggi abbiamo quasi dimenticato e che occorre ristabilire. Le imbarcazioni sorgono proprio nel luogo sotto il quale gli scavi hanno riportato alla luce il porto della città greca e romana. Mentre guardiamo le pre-regate dell’America’s Cup, quest’opera ci farà riflettere sul mare, non soltanto come luogo della competizione e dello spettacolo, ma anche degli scambi, degli incontri, delle partenze e delle separazioni».

Ferme a pochi metri dal porto, le barche di «Voyageur» non indicano una partenza né certificano un approdo. Non raccontano il viaggio, ma ne rendono presente la possibilità insieme a ciò che può interromperlo. A concludere la presentazione, svolta nella gremita Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, è stato Enzo Avitabile con un intervento performativo dedicato a chi attraversa il mare e a coloro che non sono riusciti ad approdare.

Fino al 18 novembre piazza Municipio sarà, letteralmente, «abitata poeticamente», afferma Trione, richiamando Heidegger come possibile chiave di lettura dell’opera. Resta l’auspicio che «Voyageur» possa continuare ad abitarla permanentemente.

Ibrahim Mahama di fronte a una delle tre imbarcazioni dell’installazione «Voyageur». Foto Agnese Cioccia

Olga Scotto di Vettimo, 22 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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