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Il Castel Nuovo o «Maschio Angioino» costruito per volere di Carlo I d’Angiò a partire dal 1279

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Il Castel Nuovo o «Maschio Angioino» costruito per volere di Carlo I d’Angiò a partire dal 1279

Conclusa la riqualificazione del Maschio Angioino, ma la collezione necessita ulteriori restauri

Grandi interventi all’infrastruttura architettonica e alla componente web sono il gioiello della rifunzionalizzazione di Castel Nuovo, ma l’edificio e le sue opere richiederebbero ancora più di 250mila euro per mettere in sicurezza alcuni interventi imprescindibili

Olga Scotto di Vettimo

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Si è conclusa la prima fase dei lavori che interessano il Castel Nuovo, la fortezza di fondazione angioina ristrutturata dagli Aragonesi. Ai lavori svolti con i fondi del Pnrr destinati all’accessibilità seguono interventi di ammodernamento del percorso espositivo. La finalità del progetto, coordinato da Palazzo San Giacomo, è chiarita da Sergio Locoratolo, coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli: «Se Castel Nuovo, universalmente noto come Maschio Angioino, è stato percepito per decenni come sede istituzionale di rappresentanza o come un’imponente quinta scenica sul waterfront, la stagione della metamorfosi punta oggi a restituire alla fortezza la sua vocazione di “Museo della Città”: una piattaforma capace di confrontarsi con i grandi circuiti europei per offerta culturale e inclusione sociale. L’intervento ha affrontato una delle sfide più complesse: la rimozione delle barriere architettoniche, informative e percettive. La struttura originaria, nata per scopi difensivi e dunque intrinsecamente escludente, viene oggi ribaltata nei suoi presupposti funzionali». L’intervento, che mira a una profonda rifunzionalizzazione del sito, con l’obiettivo di trasformare il monumento in un polo museale d’eccellenza allineato ai più avanzati standard internazionali di fruizione e produzione culturale, attinge a diversi canali di finanziamento: 2,5 milioni di euro dal Pnrr; 1,3 milioni dalla Banca Europea per gli Investimenti; 1,7 milioni dalla Città Metropolitana, mentre una quota ulteriore sarà sostenuta attraverso l’Art bonus. 

L’adeguamento del castello agli standard di accessibilità museale avviene tramite l’inserimento di rampe, piattaforme elevatrici e ascensori in grado di superare i dislivelli storici senza comprometterne il valore monumentale. Rinnovata la segnaletica, con mappe tattili e targhe in Braille, per rendere il percorso accessibile anche ai visitatori ipovedenti. È prevista poi la realizzazione di una nuova infrastruttura wi-fi e di una web app con contenuti multimediali di approfondimento, insieme a postazioni di biglietteria integrate con depositi bagagli, servizi igienici e nuovi family point. Interessata dagli interventi anche l’accoglienza esterna: il viale d’ingresso, affacciato sul parco archeologico delle mura (già in avanzata fase di recupero) e sulla piazza ridisegnata dagli architetti Álvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura, sarà sistemato con nuove alberature autoctone, capaci di creare zone d’ombra e migliorare la qualità della permanenza. Parallelamente si sta lavorando alla riqualificazione degli spazi espositivi del Museo Civico di Castel Nuovo attraverso l’adeguamento degli impianti, il rinnovamento degli infissi, anche in una prospettiva di sostenibilità ambientale, e il consolidamento strutturale dei solai. Questi interventi accompagneranno una ridefinizione complessiva del percorso di visita e della logica allestitiva. Il progetto di valorizzazione della collezione permanente prevede una sistematica operazione di ricognizione conservativa, messa in sicurezza, inventariazione, catalogazione e digitalizzazione delle opere. L’Area Cultura del Comune di Napoli ha già individuato 33 dipinti e sculture lignee che necessitano di urgenti interventi di restauro. In questo contesto, il contributo dei privati attraverso l’ArtBonus diventa una leva decisiva. Con la campagna «Le opere ritrovate di Castel Nuovo» si intende raccogliere 270mila euro per restituire leggibilità e stabilità conservativa a 33 opere sei e settecentesche il cui stato di conservazione richiede interventi non più procrastinabili. Tra queste, la grande tela della «Madonna del Rosario» di Luca Giordano, proveniente dalla Chiesa del Rosariello; l’«Incoronazione della Vergine tra i santi Domenico e Nicola da Tolentino» di Paolo De Matteis; il «San Francesco sorretto dagli angeli» di Nicola Malinconico; la «Circoncisione» di Giacinto Diano, proveniente dal Real Albergo dei Poveri; alcune sculture lignee, tra cui il gruppo del «Buon Ladrone» e del «Cattivo Ladrone», dal complesso di Sant’Eligio Maggiore. Aggiunge Locoratolo: «L’obiettivo è costruire un modello di tutela capace di coniugare la spinta del privato con l’indirizzo pubblico. Valorizzare Castel Nuovo e le sue opere significa restituire alla comunità bellezza, conoscenza e opportunità di sviluppo nel cuore del tessuto urbano».

Il cammino di ronda della Torre del Beverello

La facciata del Maschio Angioino, con arco trionfale in marmo bianco concluso nel 1471

Olga Scotto di Vettimo, 02 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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