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Giorgia Aprosio
Leggi i suoi articoliNegli Stati Uniti non esiste un diritto di seguito riconosciuto a livello federale.
Un artista americano può quindi vendere un’opera, vederla passare di mano e aumentare enormemente di valore senza partecipare economicamente alle successive transazioni. È uno dei grandi paradossi del mercato dell’arte, nonché una questione aperta da almeno mezzo secolo.
A provare a intervenire sono ora Alicia Keys e il marito Kasseem “Swizz Beatz” Dean, che insieme a Bonhams hanno lanciato The Deans’ Choice, un programma volontario di royalties sulle vendite all’asta. L’iniziativa debutterà con le aste newyorkesi di arte del XX e XXI secolo del novembre 2026.
Keys, d’altronde, non è nuova al mondo dell’arte e alle sue dinamiche. Insieme a Dean ha costruito una delle collezioni private più note di arte contemporanea, con particolare attenzione agli artisti afroamericani e della diaspora. La Dean Collection comprende opere di Jean-Michel Basquiat, Gordon Parks, Barkley L. Hendricks, Arthur Jafa, Amy Sherald, Kehinde Wiley, Mickalene Thomas e Nina Chanel Abney. Una selezione di quasi cento lavori è stata presentata nel 2024 al Brooklyn Museum nella mostra Giants: Art from the Dean Collection of Swizz Beatz and Alicia Keys, poi diventata itinerante.
Il funzionamento di The Deans’ Choice prevede una doppia adesione volontaria. L’artista vivente deve registrarsi al programma, mentre chi affida l’opera a Bonhams può scegliere di destinare all’autore almeno l’1% del prezzo di aggiudicazione oppure 500 dollari, se questa cifra è superiore. La casa d’aste aggiungerà una somma equivalente. Se il venditore riconoscerà all’artista l’1%, dunque, Bonhams contribuirà con un ulteriore 1%.
Una quota contenuta, ma un passaggio concettualmente importante. L’idea nasce dal confronto con l’industria discografica, dove una canzone continua a generare royalties a favore di chi l’ha scritta ogni volta che viene riprodotta o utilizzata.
Keys e Dean indicano come momento decisivo la vendita di Past Times di Kerry James Marshall, aggiudicata da Sotheby’s nel 2018 per 21,1 milioni di dollari senza che all’artista spettasse alcuna quota della transazione.
Ma il sogno degli artisti americani viene da molto più lontano. Già nel 1971 il curatore, editore e mercante d’arte concettuale Seth Siegelaub e l’avvocato Robert Projansky elaborarono The Artist’s Reserved Rights Transfer and Sale Agreement, un contratto destinato a riequilibrare i rapporti tra artisti e collezionisti dopo la prima vendita di un’opera.
Conosciuto anche come “Artist’s Contract”, il documento prevedeva che l’autore ricevesse il 15% dell’incremento di valore in caso di rivendita. Gli riconosceva inoltre il diritto di conoscere i successivi proprietari e di conservare alcuni poteri sull’esposizione e sulla riproduzione del lavoro. Pensato per essere facilmente riprodotto e allegato alle singole opere, cercava di impedire che l’artista perdesse ogni controllo nel momento stesso in cui il lavoro usciva dal suo studio.
La sua applicazione rimase però affidata alla disponibilità dei compratori ad accettarne le condizioni. Ed è lo stesso limite che accompagna The Deans’ Choice, che rimane un meccanismo privato e volontario, ma rappresenta comunque un primo passo verso il riconoscimento di un principio analogo al diritto di seguito nel mercato statunitense.
Giorgia Aprosio
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