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Redazione
Leggi i suoi articoliA quasi un anno dal clamoroso furto dei Gioielli della Corona francese al Louvre, il mistero sul destino del bottino e sull’eventuale esistenza di un mandante resta irrisolto. Secondo quanto riportato da «Le Monde» il 12 luglio, gli investigatori continuano a non trovare prove che colleghino altre persone ai quattro sospettati già incriminati, mentre cresce il timore che gli oggetti (valutati oltre 88 milioni di euro) siano stati smontati e le pietre vendute sul mercato nero.
Una svolta è arrivata a giugno, quando Abdoulaye N., 40 anni, e Ghelamallah A., 36 anni, finora rimasti in silenzio, hanno deciso di parlare davanti ai giudici istruttori. Entrambi sostengono di essere stati reclutati pochi giorni prima del colpo da un enigmatico «sponsor», tuttora irreperibile, che avrebbe fornito un video girato all’interno della Galleria d’Apollon con istruzioni dettagliate su come impossessarsi dei gioielli.
I due raccontano di aver agito senza conoscere il reale obiettivo. Ghelamallah A. afferma di aver creduto di dover colpire una gioielleria privata e non il museo più visitato al mondo, mentre Abdoulaye N., ex influencer del motocross, dice di aver accettato per difficoltà economiche, con la promessa di un compenso fino a 20mila euro.
La mattina del 19 ottobre il gruppo raggiunse il Louvre indossando giubbotti da cantiere. In appena otto minuti furono infrante le vetrine della Galleria Apollo e sottratti otto manufatti, tra cui diademi, collane e la celebre corona dell’imperatrice Eugenia, poi accidentalmente abbandonata durante la fuga e recuperata dagli investigatori.
Secondo il loro racconto, i gioielli sarebbero stati consegnati allo sponsor in un parcheggio di Aubervilliers, circostanza che un filmato di sorveglianza sembrerebbe parzialmente confermare. I due, tuttavia, si rifiutano di identificarlo, sostenendo di temere ritorsioni. «Ho riconosciuto la mia responsabilità, mi assumo le conseguenze e provo rimorso. Il resto non mi riguarda», ha dichiarato Abdoulaye N.
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