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Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce), 1909, olio su tela, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Collezione L.F.

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Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce), 1909, olio su tela, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Collezione L.F.

«Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?»: il giovane Boccioni prima della rivoluzione futurista

Dal paesaggio divisionista alle prime intuizioni del Futurismo. Il MASI di Lugano dedica una mostra-dossier a Umberto Boccioni ricostruendo gli anni più complessi e decisivi della sua formazione, attraverso quindici opere che documentano la ricerca di un linguaggio capace di rappresentare la modernità. Al centro del percorso il celebre interrogativo annotato nel diario dell'artista: «Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?».

Sophie Seydoux

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Prima del Futurismo, prima dei manifesti, prima delle celebri Forme uniche della continuità nello spazio, c'è un artista inquieto che sperimenta, cambia direzione e mette continuamente in discussione il proprio linguaggio. È questo il Boccioni che il MASI Lugano – Museo d'arte della Svizzera italiana sceglie di raccontare con una mostra-dossier dedicata agli anni della formazione, una stagione fondamentale per comprendere la nascita di uno dei protagonisti assoluti delle avanguardie europee.

Il percorso prende il titolo da una frase annotata dall'artista nel suo diario nel marzo del 1907: «Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?». Una confessione che restituisce con straordinaria efficacia il momento di passaggio vissuto da Boccioni, sospeso tra la lezione divisionista, ancora dominante nella sua pittura, e l'esigenza di inventare una forma capace di rappresentare la velocità, l'energia e le trasformazioni della società industriale.

La mostra ricostruisce questo processo attraverso quindici opere che coprono un arco cronologico compreso tra il 1903 e il 1911. Accanto ai dipinti appartenenti alle collezioni del MASI, provenienti dalla donazione degli eredi di Gabriele Chiattone -imprenditore luganese che sostenne economicamente Boccioni durante gli anni milanesi- sono esposti alcuni lavori chiave provenienti da musei e collezioni private italiane ed europee.

L'interesse del progetto non risiede tanto nella celebrazione del Boccioni futurista quanto nell'osservazione della sua lenta costruzione. L'artista attraversa infatti una fase di profonda instabilità creativa nella quale ogni opera diventa un laboratorio di soluzioni differenti. Le prime prove, come Campagna romana o Meriggio del 1903, mostrano ancora l'influenza di Giacomo Balla e del Divisionismo romano. Il paesaggio viene costruito attraverso una scomposizione luministica rigorosa, ma già negli interventi successivi sulla stessa tela emerge una pennellata più libera, più sintetica, segnale di una progressiva emancipazione dal maestro.

Nel 1908 il paesaggio continua a occupare una posizione centrale, ma cambia radicalmente funzione. In opere come Campagna lombarda, Casolare, Contadini al lavoro e Treno che passa la natura non rappresenta più un soggetto contemplativo. Diventa il luogo in cui osservare la trasformazione della percezione. La vibrazione della pennellata, gli orizzonti rialzati, la comparsa del treno come elemento dinamico anticipano già quella tensione verso il movimento che costituirà il cuore della poetica futurista.

Particolarmente significativa è Sera d'aprile, nella quale Boccioni abbandona progressivamente la pittura dal vero per costruire un paesaggio filtrato dalla memoria. È una periferia urbana immersa nella nebbia, sospesa tra osservazione e ricordo, dove l'atmosfera prevale ormai sulla descrizione. Il punto di svolta coincide con uno dei capolavori presenti in mostra, Nudo di spalle (Controluce) del 1909, oggi conservato nelle collezioni del Mart di Rovereto. L'opera rappresenta la madre Cecilia Forlani vista di spalle, investita da una luce che dissolve quasi completamente lo spazio circostante.

Qui la luce non modella semplicemente il corpo, ma costruisce una nuova idea di immagine. L'ambiente scompare, la figura emerge come pura energia luminosa, mentre il taglio compositivo, vicino alla fotografia contemporanea, testimonia la crescente attenzione dell'artista verso nuove modalità di rappresentazione della realtà.

Negli anni immediatamente successivi il cambiamento accelera. Ritratto femminile del 1911 mostra una figura ormai completamente attraversata dalla vibrazione cromatica, mentre in Visioni simultanee, proveniente dal Von der Heydt-Museum di Wuppertal, il linguaggio futurista appare ormai pienamente definito. L'opera nasce dopo il viaggio parigino dell'autunno 1911, durante il quale Boccioni entra in contatto con il Cubismo. La scomposizione dello spazio, la simultaneità dei punti di vista e la fusione tra figura, ambiente e tempo trasformano definitivamente la sua pittura. L'artista cerca ora di rappresentare non ciò che vede, ma ciò che percepisce nell'istante, sintetizzando esperienza visiva, memoria e movimento.

Sophie Seydoux, 09 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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