Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliDopo un biennio segnato da importanti riconoscimenti internazionali, Clarissa Tossin torna in Italia con una nuova mostra personale negli spazi milanesi di kaufmann repetto, inaugurando il 15 settembre un progetto che approfondisce alcuni dei temi centrali della sua ricerca: ecologia, colonialismo, geografia, migrazione e circolazione delle risorse. L'esposizione riunisce opere appartenenti a tre nuclei distinti ma strettamente connessi. La serie Piante Vagabonde dialoga con i lavori in cartone intrecciato di Future Geography e con una selezione di rilievi cartografici dedicati ai sistemi fluviali del Brasile, già presentati nella mostra Point of No Return al Museu de Arte de São Paulo (MASP).
Il percorso costruisce una riflessione sulle relazioni che legano ambiente naturale, storia coloniale ed economia contemporanea. Le piante, i corsi d'acqua e le mappe non vengono osservati come elementi separati, ma come testimonianze dei continui spostamenti di specie, persone, merci e culture che hanno modellato il pianeta nel corso dei secoli. Nella pratica di Tossin la geografia non è mai neutrale. Le mappe diventano strumenti per leggere rapporti di potere, reti commerciali e processi di appropriazione del territorio. Allo stesso modo, la migrazione delle specie vegetali racconta una storia che attraversa imperi coloniali, rotte commerciali e trasformazioni climatiche, mettendo in discussione l'idea stessa di natura come spazio incontaminato.
Anche la scelta dei materiali assume un valore concettuale. Il cartone intrecciato impiegato nella serie Future Geography richiama i circuiti della logistica globale e della distribuzione delle merci, trasformando un materiale industriale e quotidiano in una superficie capace di evocare paesaggi, reti e infrastrutture invisibili. La mostra si inserisce coerentemente nel percorso sviluppato dall'artista negli ultimi anni, caratterizzato da un'indagine sulle connessioni tra economie estrattive, architettura, ambiente costruito e memoria coloniale. Attraverso scultura, installazione, fotografia e video, Tossin costruisce dispositivi visivi che rendono leggibili fenomeni spesso difficili da percepire nella loro dimensione sistemica.
L'interesse per il Brasile, e in particolare per i suoi grandi sistemi fluviali, amplia questa riflessione. I fiumi diventano infrastrutture naturali che raccontano tanto la biodiversità quanto le trasformazioni prodotte dall'estrazione delle risorse, dalla deforestazione e dalle grandi opere che hanno modificato profondamente il paesaggio sudamericano.
Negli ultimi anni Clarissa Tossin si è affermata come una delle figure più rilevanti della scena artistica internazionale. Nel 2025 ha ricevuto la Bulgari Whitney Biennial American Academy in Rome Fellowship, riconoscimento che conferma una traiettoria già consolidata attraverso importanti mostre personali al MASP di San Paolo, al Frye Art Museum di Seattle, al Museum of Contemporary Art di Denver e alla Harvard University, oltre alla partecipazione alla Whitney Biennial 2024, alla Shanghai Biennale, alla Chicago Architecture Biennial e alla Biennale di Gwangju. Le sue opere fanno oggi parte delle collezioni di alcune delle principali istituzioni internazionali, tra cui il Whitney Museum of American Art, il LACMA di Los Angeles, l'Art Institute of Chicago, il MASP, Inhotim e gli Harvard Art Museums.
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Dal paesaggio divisionista alle prime intuizioni del Futurismo. Il MASI di Lugano dedica una mostra-dossier a Umberto Boccioni ricostruendo gli anni più complessi e decisivi della sua formazione, attraverso quindici opere che documentano la ricerca di un linguaggio capace di rappresentare la modernità. Al centro del percorso il celebre interrogativo annotato nel diario dell'artista: «Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?».
Dal 10 settembre al 10 ottobre BUILDING TERZO PIANO ospita Chasing Rainbows, la nuova personale di Chiara Gambirasio, curata da Giulia Bortoluzzi. Nato da una residenza artistica in Islanda, il progetto riunisce dipinti, disegni e sculture inediti che riflettono sul colore come esperienza percettiva, sulla luce come energia e sul paesaggio come spazio di trasformazione interiore.
Dal 30 luglio al 31 agosto la galleria ginevrina L'Appartement inaugura ad Antiparos il suo primo progetto fuori sede con Melting Beauty, mostra collettiva curata da Craig Burnett. Sedici artisti internazionali, da Sean Scully a Martha Jungwirth, da Yinka Shonibare a Sally Gabori, riflettono sul concetto di bellezza, mettendolo in relazione con trasformazione, memoria e materialità. Un progetto che conferma il crescente ruolo delle isole greche come nuove piattaforme della geografia culturale internazionale.
Dopo vent'anni di attività all'interno dell'istituzione, Massimiliano Gioni è stato nominato direttore del New Museum di New York. Curatore della Biennale di Venezia del 2013 e direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi, raccoglie l'eredità di Lisa Phillips in una fase cruciale per il museo, appena ampliato con una nuova ala progettata da OMA.



