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Le imponenti vestigia del tempio di Ain Dara come figuravano prima del 2018

Foto tratta da Wikipedia. Foto: Institute for the Study of the Ancient World via Flickr | CC BY 2.0

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Le imponenti vestigia del tempio di Ain Dara come figuravano prima del 2018

Foto tratta da Wikipedia. Foto: Institute for the Study of the Ancient World via Flickr | CC BY 2.0

Ce lo dicono i satelliti: alcuni monumenti siriani vennero distrutti con le scavatrici

Lo rivela un nuovo studio pubblicato sulla rivista «Heritage» da ricercatori del Dartmouth College di Hanover, nel New Hampshire, che hanno individuato quattro grandi categorie di danneggiamenti: «saccheggio tradizionale», «saccheggio meccanizzato», «militarizzazione» e «costruzioni o accampamenti»

Vittorio Bertello

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Nel corso della guerra civile in Siria, il conflitto iniziato nel 2011 e proseguito fino a due anni fa, quando cadde la città di Damasco e quindi il governo di Bashar al-Assad, vennero distrutte decine di siti archeologici. L’ultima analisi articolata di tali devastazioni venne pubblicata nel 2017, pertanto la reale entità dei danni subiti da importanti siti storici siriani (tra cui, a titolo di esempio, luoghi Patrimonio dell’Umanità Unesco come Palmira, o l’antica città romana di Apamea, nota per il suo Grande Colonnato) era in gran parte sconosciuta.

Ora un nuovo studio, pubblicato sulla rivista «Heritage» da ricercatori del Dartmouth College di Hanover nel New Hampshire, rivela che molti monumenti archeologici siriani non solo hanno subito danni a causa dei saccheggi, ma, nelle zone occupate dall’esercito turco, sono stati programmaticamente rasi al suolo con le ruspe. Ne dà conto un articolo del giornalista specializzato David Ruiz Marull, pubblicato sul sito del quotidiano spagnolo «La Vanguardia».

Grazie all’aiuto delle immagini satellitari di Google Earth e del programma Pleiades dell’Agenzia Spaziale Europea, gli esperti hanno classificato i danni in quattro categorie: «saccheggio tradizionale», in cui sono state praticate singole buche in un sito archeologico; «saccheggio meccanizzato», con l’uso di un escavatore; «militarizzazione», in cui sono stati realizzati rifugi sotterranei e altre strutture; e «costruzioni o accampamenti», compresi i rifugi temporanei per i profughi.

I dati rilevati indicano che, nel decennio compreso tra il 2016 e il 2025, il 59 per cento dei siti archeologici è stato saccheggiato, rispetto al 13 per cento registrato tra il 2011 e il 2016. «Il saccheggio meccanizzato in Siria e il suo legame con le attività militari è davvero preoccupante», afferma il professor Jesse Casana, autore principale dello studio. «L’esercito dovrebbe proteggere la popolazione, non distruggere i siti archeologici, il che costituisce un crimine di guerra», aggiunge lo studioso in un comunicato.

In Medio Oriente (lo si è visto nei mesi scorsi in Libano, con l’occupazione da parte dell’esercito israeliano del Beaufort Castle a Tiro) i militari scelgono spesso i siti archeologici per stabilire le proprie basi, poiché si tratta solitamente di alture in luoghi strategici. Nel saccheggio meccanizzato, le ruspe spianano l’intera superficie, la gente cerca reperti nel primo strato sotterraneo e poi si procede nuovamente alla spianatura. I razziatori di solito cercano l’oro, ciò che Casana definisce «saccheggio per aspirazione» da parte di persone con scarse risorse economiche. «La depredazione comporta un enorme lavoro e tanta distruzione, con ben poca ricompensa», conclude. Tra i siti culturali esaminati dai ricercatori figurava Ain Dara, sito celebre per il suo tempio dell’Età del Ferro e le sue grandi statue di leoni.

Secondo gli studiosi, nel 2014, in quel luogo non erano stati osservati danni legati alla guerra, ma alcune immagini ottenute nel 2016 dimostrano che era in corso la costruzione di un complesso militare. Nel febbraio 2019, il saccheggio meccanizzato era evidente, con segni lasciati dagli escavatori visibili in quattro aree del sito.

«Prima che gli archeologi procedano a scavi in una qualsiasi di queste aree, è necessario condurre un’indagine sistematica per esaminare ciascuno di questi siti, poiché è probabile che vi si trovino resti architettonici antichi, manufatti e ogni tipo di oggetto che abbia subito danni. Dobbiamo sapere dove concentrare gli sforzi e come questi dovrebbero essere portati avanti», conclude Casana.

Vittorio Bertello, 27 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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