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Valeria Sermonti
Leggi i suoi articoliA Casale Monferrato (Al), la Chiesa di Santa Caterina torna a mostrare uno dei suoi tesori. Con la conclusione dello smontaggio del ponteggio che ha accompagnato le ultime fasi del cantiere, dal 23 ottobre è nuovamente possibile ammirare il presbiterio restaurato, con le sue ricche superfici pittoriche e decorative. Un intervento che ha restituito luminosità ai colori, nitidezza alle figure e leggibilità a dettagli che il tempo aveva progressivamente offuscato.
La conclusione dei lavori rappresenta un passaggio importante per la conservazione di uno degli edifici più significativi del barocco piemontese. Il restauro ha interessato la grande volta, i catini absidale e laterali e i quattro pennacchi, recuperando gli equilibri cromatici e la ricchezza dell’apparato ornamentale. Un risultato che permette di apprezzare nuovamente l’unità del progetto decorativo e la complessità delle soluzioni artistiche. Hanno contribuito a finanziare i lavori, tra gli altri, la Fondazione Crt-Cassa di Risparmio di Torino, la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici dell’Alessandrino e la Fondazione Cra-Cassa di Risparmio dl Alessandria.
Tra le novità emerse durante il cantiere spicca un’iscrizione incisa individuata sopra la cornice dei matronei, attualmente oggetto di studio. La scoperta potrebbe offrire nuovi elementi per approfondire la conoscenza delle maestranze impegnate nella decorazione della chiesa e si aggiunge alle tracce della presenza di Vittore di Nicola, quadraturista ticinese legato alla realizzazione degli apparati ornamentali. Il restauro si conferma così non soltanto un’opera di recupero estetico, ma anche un’occasione per scoprire testimonianze utili alla ricostruzione della storia dell’edificio.
Ufficialmente intitolata a Santa Maria delle Grazie, la chiesa è conosciuta come Santa Caterina per il legame con il monastero delle monache domenicane di Santa Caterina da Siena, di cui faceva parte. L’edificio è composto da due ambienti: quello interno, già concluso nel 1715, era destinato alla preghiera delle religiose ed è noto come Coro delle Monache; quello esterno, affacciato su piazza Castello, fu consacrato il 24 agosto 1726. La tradizione attribuisce il progetto architettonico a Giovanni Battista Scapitta, mentre i dipinti murali sono stati ricondotti a Gian Carlo Aliberti e al Cavaliere Benaschi, attribuzioni che restano oggetto di approfondimento.
La chiesa, caratterizzata da una pianta centrale, da una cupola ellittica e da una ricca decorazione, passò ai Padri Somaschi dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi. L’ordine continuò a officiarla, con alterne vicende, fino al 1973.
La riapertura del presbiterio si inserisce nelle iniziative per il terzo centenario della consacrazione, avviate per valorizzare la storia e il patrimonio artistico del complesso e destinate a proseguire fino al 2027. Per cittadini e visitatori è l’occasione per riscoprire da vicino un luogo simbolo della città, dove il recupero della bellezza si accompagna alla tutela della memoria e alla possibilità di nuove scoperte.
Valeria Sermonti
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